PERCHE' ITALIA NO?

PERCHE' ITALIA NO?

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
 di Nicola Galloro articolo letto 563 volte

Italia-Svezia 1-0 assomiglia tanto ad Italia-Australia 1-0 del 2006. Una gara abulica, apatica, non ben giocata da parte dei nostri eppure maledettamente e cinicamente vinta. Con orgoglio, con forza di volontà, con giocate da campioni. Di Grosso allora (rigore conquistato), di Eder oggi. Con gli abbellimenti di Totti dieci anni or sono (gol dagli 11 metri), di Zaza ieri (assist fantastico). Conte al pari del mentore-maestro Lippi. Questi vincente a livello assoluto, si direbbe mondiale; l’odierno commissario tecnico sulla stessa scia, convincente anche come selezionatore oltre che nei panni dell’allenatore. Che poi, senza adeguata miscela tra le due figure, messe non sempre se ne cantano. Ed invece le funzioni per noi si intonano, pur con pochi soldi, leggi con ridotte eccellenze tecniche.
La qualificazione agli ottavi con un turno di anticipo è indelebilmente griffata Conte. Che ha replicato con i brillanti risultati alle nefaste penosità annunciate in vigilia. Risulta francamente inconcepibile la voglia matta degli analisti di casa nostra di porre in critica quanto sin qui compiuto. Non è sostenibile una censura ad una Nazionale a punteggio pieno, senza gol subiti, senza tiri in porta concessi in ben due partite. Emblematiche le prestazioni di Buffon, praticamente spettatore all’interno della porta: se si eccettua una respinta in angolo col Belgio, il nostro capitano si è solamente premurato di svolgere le ordinarie amministrazioni. 
Conte ha scelto, ben prima dello sbarco transalpino, il profilo caratterizzante del gruppo azzurro. L’arma migliore è la indissolubilità arretata, costi pure un deficit di estetica; quella segreta si identifica con i calciatori in panchina. Zaza è sempre più l’Altafini dell’Italia: stavolta non ha segnato ma ha fatto segnare. L’assist dello juventino è stato sfruttato a meraviglia da Eder, che al termine di una discesa libera di venti metri ha fulminato l’estremo svedese. Eppure non gradivamo gli oriundi, le naturalizzazioni, i non italiani purosangue. Lo stesso scetticismo, meglio discriminazione di nazionalità, palesato nei confronti di Camoranesi nel pre Germania 2006. 
Il nostro commissario tecnico è profondamente maturato nel corso dell’ultimo biennio, raggiungendo una lungimirante capacità di lettura della partita, anche nelle minuzie, che ne vale lo status di allenatore tra i migliori in circolo. Al mondo, s’intende.
E smettiamola con questa latente insoddisfazione per le…soddisfazioni azzurre. È sgradevolissimo. Conte l’ha purtroppo compreso e, nella conferenza stampa post-Svezia, ha ben colto quando ha dichiarato come gli spalti occupati dai tifosi tricolori siano senza macchia. Esplicitando, le altre tifoserie impregnano di sé, dei propri colori, delle proprie magliette, della propria storia, delle proprie peripezie belliche gli stadi francesi: noi no. E per un Paese autoreferenziale come l’Italia è una mazzata tremenda. Cromaticamente non ci siamo, acriticamente critichiamo. Ancora ci professiamo tifosi?
Basta con le invocazioni di altre soluzioni tecniche e tattiche. L’Italia vince perché ha una ben marcata fisionomia; un ego che si sviscera in imperforabilità arretrata ed al contempo massima concretezza d’attacco. Tiriamo poco ma quando giungiamo alla conclusione o cogliamo legni, o si immola il portiere avversario, altrimenti la realizzazione è garantita. 
Storicamente, specie negli ultimi anni, l’Italia ha vinto non giocando scenicamente ma puntando al sodo ed alla sostanza. Piaceva l’Italia lippiana del 2006 o quella prandelliana del 2012? Certamente no, ma il calcio è anche intelligenza, strategia, sofferenza, abnegazione, freddezza d’interpretazione. E l’Italia odierna, sorniona e pragmatica, pienamente assolve alle esigenze del calcio moderno. Un calcio che pare mondialmente in via di gradata trasformazione. Con privilegio accordato nuovamente alla robustezza della difesa, come 40 anni addietro. Anche il Real di Zidane in Europa è ripartito da lì: prima non prenderle, poi Cristiano Ronaldo.
Il resto è… noia. Ora terminiamo anche noi con le enunciazioni teoriche e ritorniamo a degnamente celebrare l’Italia, che è già agli ottavi di finale. Tra qualche ora potrebbe altresì essere matematicamente prima nel girone, se l’Eire non dovesse superare il Belgio.
Esultiamo e sorridiamo perché siamo più che vivi e più che competitivi. E tra le nazionali più accreditate, la nostra è quella che convince di più. E soprattutto vince, meritatamente ed ostinatamente. 
Il venturo cammino italiano sembra tracciato: Croazia agli ottavi, Germania nei quarti ed eventualmente Francia in semifinale. Un percorso avvincente emozionante e…qualificante. Ne vedremo delle belle. Forza Italia!