Tanti auguri a Luis Figo, il mago dal

Tanti auguri a Luis Figo, il mago dal "Paso doble"

© foto di Balti Touati/PhotoViews
 di Federico Mariani articolo letto 80 volte

L’eleganza nel calcio si è espressa in tanti modi e forme. Ci sono diverse soluzioni per manifestare questa peculiarità. Forse, il sistema più affascinante è il dribbling, il giocherellare abilmente con la palla, accarezzandola e sfiorandola, accompagnandola ed indirizzandola ora dolcemente, ora in maniera più vigorosa. Luis Figo era elegante in questo senso. Era ammaliante. La sfera sembrava non dovesse mai staccarsi dai suoi piedi. E poco importa che fosse destro o sinistro. Il risultato non cambiava.

Questo lusitano classe 1972, che oggi compie 44 anni, è stato un simbolo del calcio portoghese ed internazionale. Ha giocato nello Sporting Lisbona, nel Barcellona, nel Real Madrid e nell’Inter. Ha scritto pagine indelebili della sua nazionale. Probabilmente, il suo unico indelebile rimpianto resterà quella maledetta finale dell’Europeo 2004, giocata in casa e persa in maniera beffarda dalla Grecia dei miracoli. Ma è anche l’unica macchia di una carriera costellata di trionfi e soddisfazioni. Ha vinto la Champions da giocatore con il Real Madrid e da dirigente con l’Inter.

Tuttavia, il suo momento migliore nella massima competizione europea risale alla stagione 1999/00, quando ancora vestiva la maglia blaugrana del Barcellona, prima del trasferimento ai Blancos, diventando per sempre il Giuda Iscariota per i catalani. Si giocano i quarti di finale contro il Chelsea di Gianluca Vialli. I Blues hanno vinto la gara d’andata per 3-1. Il gol del Barça? Ovviamente di Figo. Ma, nella sera del 18 aprile 2000, ai blaugrana serve un’impresa per qualificarsi al turno successivo. E, in effetti, la punizione beffarda di Rivaldo accende subito la speranza nei supporters di casa. Figo è diventato immediatamente immarcabile, rapido ed ingestibile per i difensori. La rete della qualificazione è figlia proprio della caparbia azione del lusitano: due uomini saltati accentrandosi dalla sinistra, scarico su Kluivert, palo dell’olandese, stop e tiro a giro sul secondo legno di da parte del portoghese. Tutto finito? Nemmeno per sogno: Hesp, portiere olandese del Barcellona, diventa protagonista in negativo regalando palla al Chelsea. Per il norvegese Flo è fin troppo semplice andare in gol. A 30 minuti dalla fine, i catalani sono virtualmente eliminati. Minuto 83’: punizione sulla fascia destra del Barça, spiovente perfetto di Figo per la testa di Dani Garcia. 3-1, tutto da rifare. Il Chelsea ammutolisce.

Si va ai supplementari. Inizia lo show di Luis Figo. Fa quello che gli riesce meglio: andarsene via palla al piede. Semina tutti gli avversari, uno dopo l’altro. Li salta con facilità, come se fosse semplice, come se non avesse di fronte a sé giocatori straordinari. Sembra leggerissimo, quasi impercettibile nella sua cavalcata straordinaria. A fermare l’azione del numero 7 è Celestine Babayaro, difensore dei Blues, con un’entrata da tergo fallosa. Figo si guarda intorno: è caduto in area, l’arbitro fischia il rigore ed espelle il giocatore della squadra inglese. Cede la palla a Rivaldo. Il brasiliano trasforma il penalty, superando il portiere De Goey. Il Camp Nou è in delirio. La remuntada è completata. Il Chelsea, in inferiorità numerica, accusa il colpo. È un pugile frastornato dal montante preparato dal portoghese e finalizzato dal carioca ed incassa anche il quinto gol, ad opera di Kluivert. Al triplice fischio i catalani festeggiano in maniera sfrenata. Missione compiuta. Tutti gli occhi sono rivolti su di lui, Luis Figo. Ancora non lo sa, ma quella gara gli spianerà al strada verso il Pallone d’Oro ed una carriera di trionfi.