Italia-Spagna: quando i cambi raddrizzano una gara

Italia-Spagna: quando i cambi raddrizzano una gara

 di Marco Di Nardo articolo letto 205 volte

Italia-Spagna, il catenaccio contro il possesso palla eppure, rispetto agli ottavi di finale di Euro2016, la Nazionale azzurra stava rischiando di uscire dallo Juventus Stadium distrutta, sia dal punto di vista tattico, sia dal punto di vista del palleggio che come punti raccolti nel big match del girone di qualificazione a Russia2018.

Ancora una volta l'Italia di Ventura arranca: baricentro troppo basso, timida nel pressing e con poche idee in fase di costruzione. Quelle che sono rimaste, sono del suo predecessore e non bastano più per andare avanti. Nei primi 65', la partita l'ha fatta praticamente la Spagna con il suo solito possesso palla prolungato e la costante ricerca dell'ampiezza e della profondità. 

A questo, vanno aggiunte anche scelte sbagliate da parte del selezionatore italiano che, per l'ennesima volta punta su un Montolivo troppo timido, statico e che porta quindi a render poco fluida ed efficace la manovra dell'Italia. Non che Bonaventura abbia fatto meglio dal 30' in poi, ma almeno l'ex Atalanta ha pagato lo scotto dell'emozione della grande partita ed in futuro potrà fare sicuramente meglio. 

Italia che si è svegliata dopo la papera di Buffon che ha consentito agli spagnoli di passare in vantaggio, ma soprattutto dopo l'entrata in campo di Immobile al 59' al posto di un Pellè svogliato e poco incisivo dagli undici metri. E proprio sugli attaccanti serve fare una riflessione importante: Ventura ha iniziato il match con Pellè ed Eder come punte cioè, con uno che gioca in Cina ed una riserva dell'Inter, lasciando in panchina giocatori come Immobile e Belotti che, con i rispettivi club, stanno facendo la differenza. 

Lo stato psicofisico di queste ultime due punte, è al momento ottimale e sicuramente migliore delle prime due. Dato che questi incontri servono anche a sperimentare, perché non puntare subito sulle punte di Lazio e Torino, invece del pugliese e dell'italo brasiliano? Per fare gli allenatore, soprattutto di una Nazionale, ci vuole soprattutto il coraggio di agire e di prendere delle decisioni che magari, inizialmente potranno sembrare impopolari ma alla fine si viene premiati. 

A questo punto, a Ventura non resta che sfruttare i prossimi quattro giorni per pensare proprio a ciò, sperando che in futuro, sin dai primi minuti di gioco, scendano in campo calciatori atleticamente e mentalmente pronti e non storiche figurine.