Il calcio che verrà: Germania

Il calcio che verrà: Germania

 di Antonio della Volpe articolo letto 473 volte

I campioni del Mondo della Germania, hanno capito da anni che puntare sui settori giovanili, significa assicurarsi il futuro calcistico come nazione e per la Nazionale. Non a caso agli ultimi Mondiali dove hanno prevalso in finale sull' Argentina per 1-0 a decidere è stato l'appena 22enne Mario Götze.

Tra le leve della nuova generazione non sembrano esserci grandi profili nel ruolo di portiere, ma con Neuer, Trap e Ter Stegen pensiamo che per i prossimi 10 anni non avranno problemi; anche se nella Secunda Divisione spagnola a difendere i pali del Maiorca c'è Timon Wellenreuther (95) che non sta affatto sfigurando.

In difesa ci sono due promesse che in parte già sono certezze, ovvero Jonathan Glao Tah (96) difensore centrale del Bayer Leverkusen che vanta già più di 25 presenze e Niklas Süle (95) dell'Hoffeneim anch'egli difensore centrale titolare col club.

Il centrocampo è il reparto dove i panzer sembrano aver maggior talento e aspettative, infatti Leon Goretzka (95) centrocampista centrale dello Schalke 04, Max Meyer (95) trequartista dello Schalke 04, Mahmoud Dahoud (95) centrocampista centrale dello Borussia Mönchengladbach, Julian Weigl (95) mediano del Borussia Dortmund e Marc Stendera (95) centrocampista centrale Eintracht Francoforte sembrano essere promettentissimi prospetti intorno ai quali costruire il futuro della nazionale, tanto pù se contiamo che ad oggi già sono titolari decisivi nei rispettivi club. Senza dimenticare i vari Draxsler (93) e Arnold (94) già realtà nel giro della nazionale maggiore.

In attacco sembra al momento profilarsi un tridente niente male, con alla destra Leroy Sané (96) dello Schalke 04 (ad oggi già con una quotazione di mercato molto vicina ai 20 mln di euro), ala sinistra Julian Brandt (96) Bayer Leverkusen e come punta centrale Timo Werner (96) dello Stoccarda.

Cosa importantissima da ribadire, è che tutti questi talenti, ad oggi sono troppo giovani per definirli diversamente, sono titolari inamovibili o quasi dei loro rispettivi club, che quindi beneficiano immediatamente del vantaggio di costruirsi in casa i campioni, concetto ancora troppo lontano dal modo di pensare del nostro amato calcio italiano.