Montella, era davvero infermabile questo Shakhtar?
Essere preso con il battipanni dalla mamma, andare dagli amici, e giustificare i lividi dicendo di aver combattuto contro un temibile leone. Così Vincenzo Montella, nel dopogara di Shakhtar-Roma: i giallorossi beccano tre pappine nella fredda Ucraina per mano di una squadra che altro non è se non un team di media fascia, dotato di buone individualità, e bravo a fare presa sul gruppo. E non assolutamente quella compagine "estremamente tecnica", manco fosse il Barça di Iniesta e Messi, per cui prima Ranieri, e ora Montella, l'hanno fatta passare.
La Roma, ricordiamolo, ha perso, anzi, si è distrutta, sgretolata, sbriciolata, annichilita, sotto i colpi di uno Shakhtar Donetsk che, alla vigilia del doppio impegno, già veniva dato, e si considerava dato, per spacciato. I giallorossi sono crollati sia all'andata che al ritorno, senza mostrare un briciolo di piglio, di mordente. Rimediando una figuraccia in casa, e giocando solo per dieci minuti, quelli iniziali, nella fredda notte di Donetsk, afflosciandosi, poi, manco fosse una vela che soffre un'inspiegabile e controproducente assenza di vento, dopo il gol, evitabilissimo, del vantaggio ucraino.
Ciò che però lascia interdetti, oltre all'incredibile flop, sono le dichiarazioni del dopogara. Che risultano essere più inutili e paradossali giustificazioni che reali motivazioni dettate da un'analisi attenta e approfondita. "Al di là del risultato, e al di là degli episodi, la squadra si è mossa bene". "Mi sono piaciuti i movimenti difensivi". "Abbiamo creato cinque o sei palle da gol". Montella dixit. Beh: se la squadra si è "mossa bene" in una gara in cui dire di aver collezionato una clamorosa figura barbina risuona come un rincuorante eufemismo; se sono piaciuti i movimenti difensivi di un reparto che ha preso "solo" tre reti dai temibilissimi attaccanti dello Shakhtar; e se le "cinque o sei palle da gol" create dai giallorossi possono essere la dimostrazione di un'ispirazione e di una creazione di gioco da prima della classe, vuol dire che, senza mezzi termini, ci si è dimenticati del proprio blasone, della propria importanza.
Una caduta di stile. Bella e buona. La Roma non deve ricorrere a questi mezzucci; non sono i giallorossi che avrebbero dovuto esaltare gli avversari, stasera. Ma così è accaduto, invece. Ragion per cui, questa Roma ha bisogno di recuperare la personalità, la grinta, la determinazione. La sua identità. Deve saper individuare nuovamente l'importante capacità di sentirsi grande, una consapevolezza che le consentirebbe di scendere in campo semopre a testa alta, e che le permetterebbe di difendere i propri colori sul terreno di gioco, con la grinta, e non fuori campo, con futili, e grossolane, scuse.
