2000-01: Stavolta il Bayern non sbaglia
Confermato il format dell’anno precedente, sono Milan e Inter a disputare il turno preliminare sognando la finale in programma proprio a San Siro. Il Milan, nonostante Zaccheroni sia sempre più in rotta di collisione con la società, passa agevolmente l’ostacolo Dinamo Zagabria, ma non altrettanto fanno i cugini. Affidati a Lippi tra squilli di tromba, i nerazzurri avevano conquistato il quarto posto solo allo spareggio contro il Parma e grazie a Roberto Baggio, lasciato libero in estate. La vendetta del Codino si manifesta per interposta squadra e ha le fattezze dei modesti svedesi dell’Helsingborg, vittoriosi di misura in casa e poi capaci di resistere a Milano grazie anche al rigore sbagliato da Recoba. Altre big che lasciano subito sono Porto e Feyenoord, eliminate rispettivamente da Anderlecht e Sturm Graz, mentre avanzano il Valencia, l’Amburgo, il Lione, la Dinamo Kiev e il Panathinaikos.
Al primo turno l’Italia perde un altro pezzo. La Juventus di Ancelotti parte bene, ma si ammala di pareggite. Vince solo contro il Panathinaikos grazie al volto nuovo Trezeguet, giustiziere della nazionale all’Euro 2000, per poi perdere inopinatamente le ultime due, in casa con l’Amburgo e in Grecia. I bianconeri finiscono ultimi, mentre il girone lo vince il Deportivo La Coruña. Sembra lanciatissimo il Milan, che primeggia in un girone non semplice che comprendeva il Leeds, il Barcellona (costretto a retrocedere in Coppa Uefa) e i turchi del Beşiktaş, mentre è più agevole il compito della Lazio campione d’Italia dopo oltre vent’anni. Gli uomini di Eriksson non hanno problemi a precedere lo Sparta Praga e gli esordienti ucraini dello Shakhtar, cedendo il primato all’Arsenal solo per la classifica avulsa. Negli altri gironi è tutto facile per il Real Madrid, accompagnato dal solito implacabile Spartak Mosca autunnale, per il Bayern Monaco e per il Valencia, a loro volta in compagnia delle francesi Paris Saint-Germain e Lione. Fatica molto il Manchester United, battuto sia dall’Anderlecht, che arriva primo, che dal PSV e capace di precedere gli olandesi solo grazie alla vittoria dell’ultimo turno sulla Dinamo Kiev e alla contemporanea loro sconfitta casalinga contro i belgi. Il girone meno nobile, infine, viene vinto a sorpresa dallo Sturm Graz davanti al Galatasaray, con Rangers e Monaco costretti ad arrendersi.
Il declino del calcio italiano, dopo il dominio degli anni Novanta, esplode fragorosamente al secondo turno. La Lazio finisce ultima nel suo girone, dietro Real Madrid e Leeds, ma dietro anche all’Anderlecht, unica avversaria contro la quale i biancocelesti riescono a cogliere tre punti. Anche il Milan vince una sola gara, a La Coruña, ma il raggruppamento è comunque vinto dagli spagnoli, davanti al Galatasaray che continua ad essere la bestia nera dei rossoneri. A Zaccheroni non basta ovviamente il terzo posto davanti al Paris Saint-Germain per mantenere il suo, di posto, che viene preso da Cesare Maldini. Non steccano, invece, le altre favorite. Il Valencia continua a mostrare un ottimo calcio e riesce a sopravanzare il Manchester United, comunque facilmente secondo davanti a Sturm Graz e Panathinaikos. Il Bayern, invece, domina il suo raggruppamento, lasciando Arsenal e Lione a contendersi la seconda piazza, poi appannaggio degli inglesi, mentre lo Spartak Mosca di primavera si conferma il parente povero di quello autunnale.
Tre inglesi e tre spagnole ai quarti confermano la crescita di Premier e Liga a scapito della Serie A. I due doppi confronti finiscono con una vittoria per parte. Tra le outsiders il Leeds ha la meglio sul Deportivo grazie al 3-0 casalingo, che poi gli iberici riescono solo parzialmente a rimontare. Tra le emergenti si impone invece il Valencia, che dopo aver perso per 2-1 ad Highbury liquida l’Arsenal al Mestalla facendo bastare la rete del norvegese Carew. Tra le grandi storiche, infine, ha più fortuna il Real Madrid, opposto al Galatasaray. Le merengues perdono ad Istanbul dopo essere state avanti di due gol all’intervallo, ma al Bernabeu non lasciano scampo ai turchi, vendicando così la sconfitta subita ad agosto in Supercoppa. La sfida più attesa dei quarti si risolve nettamente a favore del Bayern Monaco, che espugna l’Old Trafford grazie all’ex romanista Paulo Sérgio, per poi bissare col 2-1 del ritorno. La vendetta è compiuta, ma per completarla bisogna arrivare fino a Milano.
Sono dunque i bavaresi e il Leeds le squadre chiamate ad evitare la replica della finale tutta spagnola della stagione prima. Gli inglesi però non possono nulla contro il Valencia, che dopo il pareggio a reti bianche di Elland Road li sbatte fuori con la doppietta di Sánchez e il sigillo di Mendieta sul proprio terreno. Ad evitare il dejà vu è dunque il Bayern, deciso finalmente a riprendersi la Coppa dopo le tre finali perse e soprattutto dopo la beffa terribile del 1999. I tedeschi espugnano il Bernabeu con la rete di Élber a inizio ripresa, complice una dormita di Casillas, mentre in casa soffrono solo per un quarto d’ora, dopo che Figo ha pareggiato il vantaggio iniziale ancora messo a segno dal brasiliano. Ci pensa però Jeremies a spegnere i sogni dei madridisti.
Tra titolari e panchinari sono otto (più l’indisponibile Jeremies) i giocatori del Bayern reduci dalla finale persa in modo incredibile contro il Manchester United due anni prima. Le novità principali sono il brasiliano Élber in attacco, già decisivo in semifinale, l’anglo canadese Hargreaves a centrocampo e i terzini francesi Sagnol e Lizarazu, quest’ultimo campione del mondo e d’Europa in carica e ora deciso a ripetersi anche col suo club. Parecchi i volti nuovi anche nelle fila del Valencia, che dal canto suo deve dimenticare la brutta sconfitta subita dal Real nell’ultima finale. Cúper può contare adessosu una squadra più esperta, che rispetto a dodici mesi prima recupera il terzino italiano Carboni e che annovera altri due argentini, l’ex milanista Ayala in difesa e Aimar a centrocampo. Rivoluzionato l’attacco, con Carew e Juan Sánchez sostituti di Angulo e di Claudio López, passato alla Lazio. La partenza della gara è sorprendente. Dopo soli due minuti l’arbitro olandese Jol concede al Valencia un calcio di rigore inesistente, al termine di una mischia con Mendieta circondato da difensori avversari. È lo stesso capitano valenciano a trasformare, ma cinque minuti dopo il Bayern ha subito l’opportunità di pareggiare i conti quando Angloma interviene in ritardo su Effenberg. Scholl calcia però debole e centrale, facendosi respingere il tiro da Cañizares. Il tedesco è il primo rigorista a non trasformare il suo tiro in una finale di Coppa dal 1959, quando fu il madridista Mateos a sbagliare contro lo Stade Reims. Nonostante queste scariche di adrenalina iniziali, però, la gara non decolla. Il Valencia si chiude sempre più a riccio e Cúper non fa nulla per evitarlo, inserendo anzi un mediano, Albelda, al posto di Aimar. Il Bayern è costretto a fare la partita, ma non riesce a sfondare finché Jol non ne combina un’altra delle sue, assegnando un altro rigore ai bavaresi per fallo di mano di Carboni, che però viene nettamente spintonato da Jancker. Non succede altro, soprattutto nei supplementari dominati dalla paura del golden gol, e sono dunque ancora i rigori a dover decidere la nuova squadra campione d’Europa, per la quarta finale “italiana” consecutiva dopo quelle del 1984, del 1990 e del 1996. L’errore di Paulo Sérgio manda subito avanti il Valencia, che non sbaglia con Mendieta e Carew. Salihamidić e Zickler tengono in corsa la loro squadra e quando lo sloveno Zahovič si fa parare il tiro da Kahn, autore di uno splendido intervento, tutto torna in parità. Ancora portieri protagonisti nei successivi due rigori. Cañizares para su Patrick Andersson, mentre Kahn si ripete su Carboni, aiutato dalla traversa. Non sbagliano Effenberg e Baraja, e nemmeno Lizarazu e Kily González nei primi rigori ad oltranza. Restano solo i difensori, e mentre Linke fa il suo dovere, l’argentino Mauricio Pellegrino si fa ipnotizzare da Kahn che blocca e diventa quindi l’eroe della serata. Barcellona è dimenticata e il Bayern torna sul trono d’Europa un quarto di secolo dopo la fine dell’epopea di Beckenbauer. Festeggia il tecnico Ottmar Hitzfeld, che si unisce al club di coloro capaci di guidare al trionfo due squadre diverse, dopo esserci riuscito col Borussia Dortmund. Per Cúper, invece, la terza finale consecutiva persa e una fama di perdente di successo che lo accompagnerà ancora per molti anni.
