1997-98: Resurrezione Real

1997-98: Resurrezione RealTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 4 aprile 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Il 1997 segna un’altra svolta epocale nella storia della competizione. La UEFA decide di aprire anche alle seconde classificate dei campionati principali e di riammettere tutti i campioni nazionali, anche quelli dei Paesi meno importanti. Il tutto porta ovviamente ad ingrossare il numero di partecipanti e rendere necessari due turni preliminari. In Italia, la prima a beneficiare della novità è il Parma di Ancelotti, finito alle spalle della Juventus in campionato. I gialloblu entrano in corsa al secondo turno e superano agilmente l’ostacolo, in verità non troppo alto, dei polacchi del Widzew Lodz. Protagonista principe Enrico Chiesa, con una tripletta in trasferta all’andata. Le vittime più illustri di questo turno sono i Rangers e lo Spartak Mosca, mentre Barcellona, Bayer Leverkusen, Paris Saint-Germanin, Newcastle, Feyenoord e Sporting Lisbona non hanno alcuna esitazione.
La fase a gironi ne prevede adesso sei e non più quattro, con i posti per i quarti ridotti soltanto alle vincitrici più le due migliori seconde. Il Parma parte bene, battendo al Tardini con Crespo i campioni in carica del Borussia Dortmund, allenati dall’amato ex Nevio Scala, ma la sconfitta al ritorno (nonostante Buffon pari due rigori) e i successivi pareggi con Sparta Praga e Galatasaray le impediscono di rientrare tra le migliori seconde. Fatica anche la Juventus, che perde a Manchester dallo United e poi, sorprendentemente, in casa del Feyenoord dello scatenato Julio Cruz. Per sua fortuna gli olandesi perdono entrambe le gare contro i Red Devils e a quel punto basta battere a Torino gli inglesi, già qualificati, per rientrare in corsa. Ci pensa Inzaghi, una delle novità stagionali. Il girone più sorprendente è il terzo. La Dinamo Kiev lo fa suo travolgendo il Barcellona con sette gol tra andata e ritorno e consacrando definitivamente Shevchenko, dopo la tripletta al Camp Nou. Alle spalle degli ucraini, tutte eliminate, finiscono il PSV, il Newcastle e i catalani, ultimi con un solo successo. Sorride il Real Madrid, che vince il suo facile girone davanti a Rosenborg, Olympiakos e Porto. I greci involontariamente fanno il gioco della Juventus, costringendo al pareggio all’ultimo turno il Rosenborg e impedendogli di entrare tra le migliori seconde. Equilibrato il girone del Bayern, che si impone sul Paris Saint-Germain solo per gli scontri diretti, mentre Beşiktaş e IFK Göteborg chiudono in anonimato. Per finire Monaco e Bayer Leverkusen, che si qualificano a braccetto approfittando della poca opposizione data da Sporting Lisbona e dai belgi del Lierse.
I quarti di finale regalano alla Juventus l’abbordabile impegno contro la Dinamo Kiev reduce dalla pausa invernale. I bianconeri, rafforzati dall’innesto di Davids a gennaio, al Delle Alpi si infrangono contro il muro ucraino rischiando pure la beffa e salvandosi grazie a Inzaghi. Il pareggio è insidioso, ma a Kiev la tripletta di SuperPippo e il sigillo di Del Piero mettono in atto la legge del più forte. Pochi problemi anche per il Real Madrid, che evita la sconfitta a Leverkusen grazie a Karembeu per poi imporsi con tre reti al ritorno. Le altre due tedesche rimaste in corsa, Bayern e Borussia Dortmund, si affrontano tra di loro e ne escono due gare tiratissime, decise a dieci minuti dai calci di rigore da Chapuisat, che porta avanti i campioni. Chiusura con la grande sorpresa del Monaco. I francesi, dopo lo 0-0 nel principato, passano in vantaggio all’Old Trafford col giovane attaccante Trezeguet. Il norvegese Solskjær pareggia ad inizio ripresa, ma non succede altro e la squadra di Ferguson deve nuovamente arrendersi alla maledizione europea.
In semifinale, mentre le altre due grandi favorite si scontrano tra loro, la Juventus si gode l’ennesimo colpo di fortuna per l’abbinamento col Monaco. Il 4-1 del Delle Alpi con tripletta di Del Piero, capocannoniere del torneo con 10 reti, la dice lunga sulla differenza di forze in campo. A Montecarlo i bianconeri non hanno che da controllare, perdendo solo per un gol nei minuti finali del croato Špehar. Sull’altro campo il Real Madrid sfrutta il rinato “miedo escenico” del Bernabeu per sistemare il discorso qualificazione già all’andata. Morientes e Karembeu, con un gol per tempo, mettono al sicuro i merengues, che al ritorno controllano senza patemi lo 0-0.
Difficile trovare una sfida più prestigiosa di quella che va in scena nella nuova Amsterdam ArenA, costruita per l’Euro 2000. La Juventus è alla terza finale consecutiva, quarta europea se si considera quella di Coppa Uefa persa col Parma nel 1995. Le novità maggiori rispetto alla stagione precedente, come detto, sono Inzaghi e Davids, che cerca il bis dopo il successo con l’Ajax. Il primo è arrivato da capocannoniere della Serie A e ha subito mostrato un ottimo feeling con la Coppa, mentre l’olandese, scaricato come una pezza vecchia dal Milan, si è rivelato l’uomo in grado di cambiare la squadra a stagione in corso col suo dinamismo. I madrileni, che tornano in finale dopo 17 anni, sono guidati dal tecnico tedesco Heynckes, finora vincente solo in patria col Bayern Monaco nel decennio precedente. Ora può però contare su una rosa di prim’ordine. In difesa Panucci, che una coppa l’ha vinta col Milan, e Roberto Carlos, straordinario dopo la brutta parentesi interista. A centrocampo Redondo detta il ritmo con Karembeu e Seedorf, altro ex campione con l’Ajax, a supportarlo. In attacco, infine, la fanno da padroni gli idoli di casa Raúl e Morientes, oltre al talentuoso ma incostante montenegrino Mijatovic. Un tris d’assi, che addirittura costringe in panchina il croato Šuker, futuro capocannoniere a Francia 98. La voglia di rivincita dopo la beffa di dodici mesi prima, unita alla tensione degli spagnoli per un traguardo che non tagliano da oltre 30 anni, fa si che la prima mezzora sia di marca bianconera. Oltre ad una punizione di Zidane, però, Illgner non corre rischi e lentamente il Real esce dal guscio. Gli ultimi fuochi juventini arrivano ad inizio ripresa, con due buone opportunità non sfruttate da Inzaghi, e al ventesimo la storia segue il suo corso. Roberto Carlos prova il diagonale al volo su palla respinta dalla difesa, ma sarebbe innocuo se non fosse per una deviazione che fa finire la sfera sui piedi di Mijatovic. A quel punto è facile mettere fuori causa Peruzzi con una finta e depositare in rete di sinistro. Gli juventini protestano per la posizione più che dubbia dell’attaccante avversario, ma nel tempo restante non riescono a tornare in parità. Il Real Madrid torna dunque sul tetto d’Europa dopo 32 anni. Il capitano Manuel Sanchís emula il padre che aveva alzato la Coppa proprio nella vittoriosa finale contro il Partizan, mentre Panucci festeggia come primo italiano a vincere due volte con due squadre diverse. La Juventus fa ancora i conti con la sua maledizione, che nemmeno la notte di Roma è riuscita a cancellare. Sul banco degli imputati Zidane, sparito ancora una volta sul più bello, e Del Piero, che però ha la scusante di una condizione fisica precaria. Il francese si rifarà ai mondiali di casa, mentre per il numero 10 bianconero inizieranno anni difficili, superati solo nel nuovo millennio.