1996-97: La vendetta degli ex

1996-97: La vendetta degli exTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
giovedì 31 marzo 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

La vittoriosa campagna europea ha tolto forze alla Juventus, che in campionato cede il passo all’ultimo Milan di Capello. Per i rossoneri è l’ultimo acuto di un ciclo ricchissimo di successi, arriverà un difficile ricambio generazionale. Ancora più lungo e difficile è comunque il cammino che attende Massimo Moratti, che alla sua prima stagione da presidente dell’Inter vede la sua squadra naufragare precocemente e terminare ultima tra le “sette sorelle” che ormai comandano il calcio italiano. Tornando al Milan, che si affida all’uruguayano Oscar Tabárez, il rientro in Coppa è traumatico, con la sconfitta casalinga contro il Porto dello scatenato Mario Jardel. Nonostante un altro K.O. contro l’IFK Göteborg i rossoneri restano in corsa fino all’ultima giornata, grazie al prezioso pareggio in Portogallo. Basterà pareggiare in casa contro il Rosenborg per accompagnare i portoghesi ai quarti. Alla vigilia del match, però, arriva l’esonero di Tabárez e il sorprendente ritorno in panchina di Arrigo Sacchi. Si rivelerà la classica minestra riscaldata, per la gioia dei norvegesi che espugnano San Siro grazie alla rete di Heggem, facilitato da un’incomprensione tra Baresi, all’ultima recita europea, e Maldini. Tutto semplice invece per la Juventus, che da campione in carica tiene fede al suo ruolo e impone la propria legge a Fenerbahçe e Rapid Vienna (ultimo ma unico in grado di strapparle almeno un punto), ma soprattutto al redivivo Manchester United. I bianconeri si impongono all’Old Trafford, prima squadra italiana, grazie ad un rigore di Del Piero. Negli altri due gironi, l’Ajax deve cedere il primo posto al sorprendente Auxerre, ma tiene a bada Grasshopper e Rangers, mentre Atlético Madrid e Borussia Dortmund hanno vita facilissima contro Widzew Łódź e Steaua Bucareşt.
Il sorteggio dei quarti è generoso con la Juventus, che a dicembre ha fatto sua la Coppa Intercontinentale contro il River Plate. La Vecchia Signora è abbinata al Rosenborg, avversario più che abbordabile dopo la lunga pausa invernale. All’andata, nel gelo di Trondheim, gli uomini di Lippi si accontentano del pareggio, raggiunto in rimonta con Christian Vieri, l’erede di Vialli. Al Delle Alpi ci pensa Zidane, la nuova stella bianconera, a sbloccare presto il punteggio prima che Amoruso su rigore metta al sicuro il risultato nel finale. Nomi nuovi, ma i risultati non cambiano, un marchio di fabbrica della Juventus lippiana. L’avversario in semifinale sarà ancora una volta l’Ajax, che contro l’Atlético Madrid soffre in casa, rimontando con Kluivert il vantaggio di Esnáider, per poi imporsi in Spagna ai supplementari, con le reti del portoghese Dani e di Babangida. Dall’altra parte del tabellone il Manchester United sembra aver metabolizzato gli schiaffi presi dalla Juventus e travolge il Porto con una prova maiuscola dei suoi uomini migliori, Cantona e Giggs, oltre al giovane Beckham. Infine il Borussia Dortmund, che si impone sia in casa che fuori contro l’Auxerre.
La prova di forza i tedeschi la forniscono in semifinale. Dopo essersi imposti di misura in casa, con rete di Tretschok, vanno all’Old Trafford senza paura e spengono la grinta degli inglesi dopo nemmeno dieci minuti con la rete del bimbo prodigio Lars Ricken. Ancora più sensazione la desta però la Juventus, che fa a pezzi le speranze di rivincita dell’Ajax. Gli olandesi non sono più quelli di due anni prima, hanno perso uomini importanti, ma sono sempre insidiosi. Ad Amsterdam, però, la giovane coppia-gol formata da Vieri e Amoruso chiude la pratica già nel primo tempo. Litmanen accorcia nel finale, ma il 4-1 di Torino è più che eloquente. La Juventus piomba in finale decisa a tenersi stretta la Coppa.
L’atto conclusivo è in programma a Monaco di Baviera, un punto a vantaggio dell’esordiente Borussia Dortmund, ma i tedeschi non sembrano in grado di poter impensierire la squadra di Lippi, loro bestia nera delle ultime stagioni. Nessuno ha però fatto i conti con la voglia di rivincita dei tanti ex “italiani” a disposizione del tecnico Hitzfeld. Su tutti spicca il portoghese Paulo Sousa, appena epurato proprio dalla Juventus dopo essere stato l’anima delle due precedenti stagioni vittoriose. Oltre a lui sono ex bianconeri anche i difensori Reuter e Kohler, e Andreas Möller, talento mai del tutto espresso. A loro si aggiungono il bomber Karl-Heinz Riedle, tre anni alla Lazio per lui, e Matthias Sammer, fresco di Pallone d’Oro dopo essere stato una delle tante meteore all’Inter. Sono passati dodici mesi dalla notte di Roma eppure la Juventus sembra un’altra squadra. Dei titolari di allora sono rimasti solo Peruzzi, Ferrara e Deschamps. Manca Del Piero, non al meglio, mentre in avanti Zidane svaria alle spalle di Vieri e Bokšić, croato tanto talentuoso quanto sprecone. La gara segue l’andamento previsto. I bianconeri attaccano, reclamano un rigore su Jugović e sfiorano la rete con Vieri, ma a cavallo della mezzora il mondo si capovolge. Dopo un calcio d’angolo respinto dalla difesa, Lambert rimette in mezzo per Riedle, che sfrutta un’indecisione di Porrini e batte senza problemi Peruzzi. Sulle ali dell’entusiasmo i tedeschi attaccano ancora e passano nuovamente con Riedle dopo cinque minuti, con una straordinaria incornata su corner battuto da Möller. È un uno-due che stenderebbe anche un toro, ma la Juventus riesce a tenere botta e si riporta in partita al ventesimo della ripresa. Splendida azione iniziata e rifinita da Bokšić dopo un dai e vai con Zidane. Il cross basso dalla sinistra del croato è per Del Piero, entrato subito dopo l’intervallo per Porrini, che inventa un delizioso colpo di tacco imparabile per il portiere avversario Klos. L’incantesimo sembra rotto, i campioni sembrano aver ritrovato sé stessi, ma passano solo quattro minuti ed arriva la definitiva doccia gelata. Hitzfeld decide di mandare in campo Ricken e il giovane talento tedesco lo ripaga dopo nemmeno venti secondi. Assist in profondità di Möller e pallonetto beffardo a scavalcare Peruzzi. Non c’è più nulla da fare, il Borussia Dortmund riporta in Germania la Coppa, 14 anni dopo quell’Amburgo che aveva beffato in finale proprio la favorita Juventus. I tedeschi iscrivono per la prima volta il loro nome nell’albo d’oro e a tutt’oggi sono ancora l’ultima novità entrata nell’Olimpo dei campioni d’Europa. Per la Juventus tanta delusione per la mancata doppietta, ma la decisione immediata di riprovarci subito dall’anno seguente.