1992-93: Marsiglia, trionfo e crollo

1992-93: Marsiglia, trionfo e crolloTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
giovedì 17 marzo 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

I primi anni Novanta sono anni di cambiamenti epocali, soprattutto politici, ma il calcio non vuole essere da meno e l’UEFA decide di dare una spolverata al vecchio format della Coppa dei Campioni per renderlo più appetibile alle emittenti televisive, ormai le vere padrone dall’alto dei loro investimenti faraonici. Il cambiamento di formula risale all’anno precedente e viene confermato anche in questa edizione, con le finaliste decise da due gironi all’italiana. Quello che cambia all’alba della nuova stagione è il nome della competizione, dall’anonimo European Cup (Coppa dei Campioni in Italia) al maggiormente evocativo ed ecumenico Champions League, valido in tutti i Paesi e per tutte le lingue. Da “Cup” a “League” il passo sembra breve, ma in realtà nasconde l’intenzione, viva ancora oggi, di trasformarla in futuro in un supercampionato europeo tra le migliori formazioni del continente.
La dissoluzione dell’URSS e della Jugoslavia porta all’aumento del numero delle partecipanti e al ritorno al turno preliminare, ma è come sempre dai sedicesimi che scendono in campo le big. Il Barcellona inizia a difendere il suo titolo contro i norvegesi del Viking e dimostra di non aver ancora digerito i festeggiamenti salvandosi solo con un gol nel finale di Amor nell’andata al Camp Nou. Avanzano invece a suon di gol Porto, PSV, Olympique Marsiglia, Rangers e il Milan, che metabolizzato l’addio di Sacchi si è affidato a Fabio Capello tornando campione d’Italia con un campionato perfetto, concluso da imbattuto. L’impegno dei rossoneri è agevole, contro gli esordienti sloveni dell’Olimpija Ljubjana, e viene superato con sette gol totali di sei marcatori diversi. La sfida più interessante del primo turno è di sicuro quella tra lo Stoccarda e il Leeds di Cantona, tornato campione d’Inghilterra a 18 anni di distanza dall’ultima volta. I tedeschi dominano l’andata vincendo per 3-0 e pur perdendo malamente al ritorno si qualificherebbero con l’1-4. Malauguratamente per loro schierano quattro stranieri, andando oltre il limite di tre allora in vigore, e la UEFA decide di far disputare uno spareggio a Barcellona vinto per 2-1 dagli inglesi.
I Peacocks non fanno comunque molta strada, eliminati agli ottavi dai Rangers. Come loro, lascia la competizione a sorpresa il Barcellona. Di fronte ai blaugrana c’è il CSKA Mosca, ultimo campione sovietico e quindi rappresentante per la Russia. L’1-1 di Mosca sembra premiare i catalani, ma al Camp Nou, nonostante il doppio vantaggio firmato da Nadal e Beguiristain, i padroni di casa si suicidano nella ripresa subendo ben tre reti. Fa un po’ di fatica anche il PSV, sconfitto di misura ad Atene dall’AEK per poi dominare il ritorno con una tripletta dello scatenato Romário, che poi sarà il capocannoniere del torneo. Nessun problema, invece, per Porto, Marsiglia e Milan, che pure contro lo Slovan Bratislava vince entrambe le gare, non subisce gol, e va a segno con cinque marcatori diversi. Con l’uscita di scena del Barcellona, la palma di grande favorita spetta proprio alla squadra rossonera.
Nel girone il Milan non tradisce le attese, chiudendo a punteggio pieno e subendo una sola rete, da Romário nella trasferta in casa del PSV. Nulla da fare dunque per gli olandesi, per il Porto e per il sorprendente IFK Göteborg che chiude al secondo posto, ma viene travolto a San Siro dallo straordinario poker del redivivo Van Basten. Decisamente più combattuto l’altro raggruppamento, destinato a promuovere quello che può puntare al massimo ad essere lo sparring partner dei rossoneri. Il CSKA Mosca si chiama subito fuori, penalizzato dalla sosta invernale del suo campionato. Resta il Bruges, che però viene sconfitto sia a Marsiglia che a Glasgow dai Rangers e si deve accontentare del terzo posto. All’ultimo turno, dopo l’1-1 al Vélodrome, gli scozzesi sperano nel sorpasso in extremis giocando in casa coi russi mentre i francesi vanno in Belgio. E invece, mentre loro non riescono a sbloccare il risultato, il croato Alen Bokšić spezza subito l’equilibrio sull’altro campo regalando all’OM la seconda finale della sua storia.
Con un ruolino di marcia di 10 vittorie su 10, 23 gol fatti e uno solo subito, appare difficile credere che al Milan possa sfuggire la Coppa e all’Italia un nuovo tris dopo le vittorie in Uefa della Juventus e in Coppa delle Coppe del Parma. Scontata la squalifica di un anno subita proprio per “colpa” del Marsiglia, il patron Berlusconi ha deciso di creare uno squadrone, con una rosa di oltre venti giocatori tutti possibili titolari. A quelli già presenti si sono dunque aggiunti campioni come l’ex Papin, Savicevic, Boban, i nazionali Eranio e De Napoli e l’enfant prodige Lentini, acquistato con un’operazione non molto trasparente dal Torino. Alla lunga, però, i malumori per il turnover operato da Capello cominciano a farsi sentire. Inizia Rijkaard, dichiarando che lascerà il club a fine stagione, prosegue Papin, costretto a partire dalla panchina, e finisce Gullit, che sbotta a ridosso del match quando viene informato che non sarà nemmeno riserva. Anche lui se ne andrà in estate alla Sampdoria. Quanto a nomi il Marsiglia, guidato dal santone belga Goethals non è da meno. Il presidente Bernard Tapie, sorta di Berlusconi d’oltralpe, ha costruito negli anni la squadra che punta decisa a portare finalmente a casa la Coppa dei Campioni, ideata proprio in Francia. Sono molti i nomi di spicco, dal portiere Barthez ai difensori Boli e Desailly, dal regista e capitano Deschamps al fantasista ghanese Abedi Pelé, per chiudere con i due attaccanti, l’emergente croato Bokšić e il vecchio leone Rudi Völler. La gara è controllata senza problemi dal Milan che si conferma superiore, ma Massaro, schierato al posto di Gullit, spreca due ottime opportunità. Lentamente, però, i francesi capiscono che non è impossibile far loro la partita e diventano più coraggiosi. Poco prima dell’intervallo Abedi Pelé batte un corner che viene indirizzato a rete con una precisa incornata da Boli. C’è tutta la ripresa per recuperare, ma oltre ad una girata del subentrato Papin il Milan non crea altro e al fischio finale la Francia può celebrare la sua prima vittoria. Una vittoria pagata a caro prezzo, perché pochi mesi dopo verrà alla luce un caso di corruzione in una gara di campionato che priverà i marsigliesi del titolo nazionale e li costringerà alla retrocessione a tavolino e alla squalifica internazionale. Sarà il Milan a disputare, senza successo, le finali di Supercoppa e Coppa Intercontinentale, maturando l’idea di una maledizione su Capello, sfatata fragorosamente dodici mesi dopo.