1991-92: Finalmente il Barcellona

1991-92: Finalmente il BarcellonaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 14 marzo 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Come si era scritto già la scorsa volta, Italia 90 ha prodotto una mini-rivoluzione nel calcio italiano. Il Milan è alle prese con il precoce tramonto dell’era Sacchi, il Napoli con un Maradona ormai inafferrabile solo fuori dal campo di gioco, mentre Inter e Juventus faticano ancora a ritrovare la giusta alchimia. I bianconeri si affidano alla scommessa Maifredi e finiscono addirittura fuori dalle coppe europee. È dunque la stagione delle sorprese, con Genoa, Torino e l’esordiente Parma qualificate in Coppa Uefa, ma soprattutto col primo storico successo della Sampdoria. I blucerchiati, guidati in panchina dal giramondo Vujadin Boškov e in campo dalla coppia Vialli-Mancini, esordiscono in Coppa dei Campioni con un pirotecnico 5-0 al Rosenborg e si propongono subito come possibile outsider. Tra le grandi spiccano le goleade dei campioni in carica della Stella Rossa, dell’Olympique Marsiglia e del Benfica, mentre il Barcellona torna dopo sei anni di assenza e lo fa eliminando l’Hansa Rostock, l’ultima squadra campione dell’ormai defunta DDR. Faticano il Panathinaikos, due pareggi contro gli islandesi del Frem, e il PSV, che trova il gol qualificazione contro il Besiktas solo ad un quarto d’ora dal termine. Salutano tutti invece i Rangers, eliminati ai supplementari dallo Sparta Praga. Un capitolo a parte lo merita l’Arsenal, prima squadra inglese a tornare sul massimo palcoscenico europeo dopo il termine della squalifica post-Heysel. I Gunners, opposti all’Austria Vienna, festeggiano con un 6-1 che dice tutto. Protagonista Alan Smith, che due anni dopo deciderà la finale di Coppa delle Coppe col Parma, autore di un poker di reti.
Il cammino dell’Arsenal si ferma però agli ottavi contro il Benfica, che dopo un doppio 1-1 e capace di imporsi ai supplementari ad Highbury. Sorprende anche la vittoria del redivivo Anderlecht sul PSV e l’eliminazione del Marsiglia ad opera dello Sparta Praga ammazza grandi. Il Barcellona sembra sistemare tutto all’andata, col 2-0 al’esordiente Kaiserslautern, ma in Germania al novantesimo si trova sotto 3-0 e solo la rete sul filo di lana di Bakero evita la clamorosa beffa. Soffre anche la Sampdoria, opposta alla Honved. A Budapest il gol di Cerezo rende la sconfitta per 2-1 meno preoccupante e a Marassi Lombardo e due volte Vialli sembrano sistemare la pratica. L’autogol di Fausto Pari a mezzora dal termine, però, rimette tutto in discussione. La Samp supera comunque l’ostacolo ed entra tra le prime otto, protagoniste dei primi gironi della storia della competizione. Si, perché la nuova formula pensata per aumentare lo spettacolo ma soprattutto la visibilità televisiva prevede due gironi da quattro squadre che promuoveranno in finale le prime due. È l’alba di una rivoluzione che l’anno dopo porterà anche al cambio di nome. Da Coppa dei Campioni a Champions League.
Nei gironi di semifinale il Barcellona comanda il suo raggruppamento fin da subito. La sconfitta al penultimo turno contro lo Sparta Praga complica le cose e rende necessaria la vittoria, poi arrivata, al Camp Nou contro il Benfica. Chiude la classifica la Dinamo Kiev e così, dopo la DDR, sparisce anche l’URSS. La Sampdoria parte bene, battendo la Stella Rossa al Ferraris, ma il successivo 0-0, sotto la neve, in Grecia col Panathinaikos riporta in gioco i campioni in carica. Che poi passano a condurre quando nonostante la doppietta di Vialli arriva la sconfitta a marzo in casa dell’Anderlecht. Il successo contro i belgi al ritorno tiene aperta la porta, ma bisogna vincere nuovamente contro la Stella Rossa per il sorpasso. La gara viene giocata in Bulgaria, perché anche la Jugoslavia è scossa da violenti scontri che sfoceranno poi nella guerra civile e nella sua dissoluzione. La gara parte male, con l’infortunio a Cerezo e la rete del futuro doriano Mihajlovic su punizione, ma già a fine primo tempo il risultato è ribaltato e spetta poi a Mancini, in grande serata, mettere il sigillo ad un quarto d’ora dal termine. A questo punto basta vincere a Marassi col Panathinaikos per centrale la finale, ma l’harakiri degli jugoslavi con l’Anderlecht rende più che sufficiente anche il pareggio. La Sampdoria è la sesta squadra italiana a raggiungere la finale di Coppa dei Campioni. Aver trascurato il campionato per concentrarsi sull’obiettivo europeo sembra essere stata una scelta vincente.
È il mitico Wembley il teatro della sfida che aggiungerà un nome nuovo all’albo d’oro della competizione, nell’ultimo anno con la vecchia denominazione. A differenza della Samp, assoluta esordiente, il Barcellona è alla terza finale dopo quelle perse contro Benfica e Steaua ed appare deciso a sfatare il tabù. La guida tecnica di Cruijff è una garanzia, ma ancor di più lo sono i due fuoriclasse dell’attacco l’ex juventino Laudrup e Stoichkov, oltre al leader della difesa Ronald Koeman che sogna il bis dopo il successo col PSV. Il resto della rosa è composto da prodotti del vivaio blaugrana, una tradizione che dura ancora oggi. Su tutti spicca il fresco ventunenne Josep Guardiola, regista della squadra e capitano della Spagna olimpica che in estate vincerà l’oro proprio nella città catalana. A questi nomi la Sampdoria del vecchio leone, ed ex Real Madrid, Vujadin Boškov, si oppone con una formazione costruita oculatamente negli anni dal presidente Paolo Mantovani ed arrivata al top con giocatori esperti come Cerezo e Vierchowod, emergenti come Pagliuca e Lombardo e soprattutto grazie ai due gemelli del gol lì davanti, usciti dal loro deludente mondiale del 1990 con tantissima voglia di rivalsa. La gara, una riedizione della finale di Coppa delle Coppe del 1989 vinta per 2-0 dal Barça, si svolge come previsto con i blaugrana a tenere il pallino del gioco e la Samp pronta a colpire in contropiede. L’occasione più ghiotta capita a Lombardo, che però trova l’ottimo riflesso di Zubizarreta, imitato poco dopo da Pagliuca su colpo di testa di Stoichkov. Il risultato non si sblocca e, dopo il secondo 0-0 consecutivo in una finale, si va ai supplementari. La storia non cambia e nonostante molta meno lucidità il Barcellona continua a spingere fino a trovare, al sesto minuto del secondo extratime, un calcio di punizione dal limite dopo un contrasto tra l’esterno destro Eusebio e Invernizzi. Le proteste dei doriani non servono a nulla e sul pallone si presenta lo specialista Koeman. La sua botta terrificante, dopo i tocchi di Stoichkov e Bakero, filtra attraverso la barriera avversaria e si infila nell’angolino, imparabile per Pagliuca. Esplode la gioia dei catalani perché i pochi minuti che restano non sono sufficienti, alla Sampdoria, per tentare di recuperare. I blucerchiati pagano la serata no di Vialli, pure sostituito nei supplementari, nella sua ultima partita col club genovese prima di trasferirsi alla Juventus. Ronald Koeman vince invece da protagonista la sua seconda Coppa con due squadre diverse eguagliando, a dodici mesi di distanza, Belodedici. Il Barcellona, infine, sfata il suo decennale tabù e si aggiunge alla Juventus tra le squadre che hanno vinto tutte le tre principali competizioni europee.