1989-90: Bis rossonero con fatica

1989-90: Bis rossonero con faticaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 7 marzo 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Il Milan, impegnato nella corsa al trionfo europeo, lascia strada in campionato, ma probabilmente nulla avrebbe potuto contro la straordinaria cavalcata dell’Inter di Trapattoni. I nerazzurri, nel primo anno del ritorno del torneo a 18 squadre, battono record su record e tornano in Coppa dei Campioni decisi a bissare il passaggio di testimone dei primi anni Sessanta. Il primo ostacolo sono gli svedesi del Malmö, allenato da Roy Hodgson, per molti una passeggiata. In Svezia Trapattoni decide che non è il caso di sprecare energie, puntando sul ritorno a San Siro ed evitando di attaccare anche dopo la rete di Lindman a venti minuti dal termine. A Milano, però, il pressing degli scandinavi mette in seria difficoltà i campioni d’Italia, che pure passano in vantaggio con Serena, ma vengono presto raggiunti da Engqvist per la clamorosa beffa. Avanzano invece compatte le altre favorite. Dal Milan, che supera agevolmente l’HJK Helsinki, al Real Madrid, dal Benfica al Bayern Monaco, che travolge a domicilio i Rangers. Tutto facile anche per Steaua Bucareşt e PSV, mentre si mettono in luce due forze emergenti, l’Olympique Marsiglia e i belgi del Malines, che nel 1988 avevano vinto la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea.
Gli ottavi di finale ripropongono subito la grande sfida dell’edizione precedente tra Milan e Real Madrid, con i merengues che sognano la rivincita. E invece a Milano, privi di Butragueño, vengono subito messi sotto dai rossoneri, a loro volta senza Gullit. Van Basten prima serve a Rijkaard la palla del vantaggio e poco dopo subisce un fallo appena fuori area che l’arbitro trasforma in calcio di rigore. Il “cigno di Utrecht” trasforma e chiude i conti già al quarto d’ora. Al Bernabeu il Real si butta a testa bassa per cercare la rimonta, ma incappa in una prova maiuscola della difesa milanista. Alla fine saranno 24 i fuorigioco fischiati agli spagnoli, a segno con Butragueño nell’unica occasione nella quale riescono ad evitare la trappola messa su da Sacchi. L’altra grande sfida del turno è quella tra PSV e Steaua, due delle trionfatrici delle ultime edizioni. I rumeni vincono in casa con la rete del solito Lăcătuş, ma vengono travolti per 5-1 al ritorno, con un Romário superstar. Ancora tutto facile, invece, per Bayern, Benfica, Marsiglia e Malines, che spiega come si fa all’Inter travolgendo il Malmö con quattro reti.
Ai quarti è proprio il Malines l’avversario del Milan. All’andata i rossoneri sono costretti a giocare con Rijkaard in difesa per le assenze e faticano molto a reggere il ritmo altissimo dei belgi. Giovanni Galli riesce comunque a mantenere inviolata la propria porta, ponendo le basi per un ritorno più agevole. A Milano, però, a ergersi come muro invalicabile stavolta è il portiere belga Preud’Homme, che salva il risultato almeno in quattro occasioni, portando tutti ai supplementari. All’inizio del secondo extratime Tassotti riesce finalmente a trovare la combinazione della cassaforte belga servendo a Van Basten l’assist per l’1-0, prima che il giovane Marco Simone trovi il confortante raddoppio. Molto più semplice la qualificazione delle altre tre semifinaliste, tutte con doppia vittoria. Il Bayern ha l’avversario più difficile, il PSV, ma dopo aver conquistato il successo casalingo solo a cinque minuti dal termine, al ritorno respinge tutti gli assalti olandesi fino a passare allo scadere per un autogol di Gerets. Il Marsiglia si impone di misura già a Sofia col CSKA, per poi bissare con un comodo 3-1 al Vélodrome. Infine il Benfica, che contro i sovietici dello Dnipro fatica più in casa che in trasferta, ma comunque le vince entrambe mantenendo la propria porta inviolata.
Molto equilibrio nelle due sfide che decidono le protagoniste della finalissima. Il Benfica passa subito a Marsiglia, ma viene rimontato dal futuro napoletano Sauzée e da Papin. Al ritorno, decide la rete dell’angolano Vata a otto minuti dal termine, che riporta le Aquile in finale dopo due anni. Non mancano però le polemiche, per un controllo di braccio dell’autore del gol. Ancora tanta sofferenza per il Milan, contro il Bayern Monaco. A San Siro, complice un terreno di gioco disastroso al quale si aggiungono le assenze di Gullit, Ancelotti e Donadoni, i rossoneri faticano tantissimo, trovando il successo solo per un altro rigore generoso concesso per una lieve spinta a Borgonovo. Trasforma Van Basten ed è un buon viatico per il ritorno, tanto più che all’Olympiastadion è il Milan a fare la partita, impensierendo più volte il portiere tedesco Aumann. Al quarto d’ora della ripresa è invece Strunz (si, proprio lui) a sorprendere Galli al termine di una sorprendente azione personale. Si va nuovamente ai supplementari e Borgonovo, al decimo, scatta sul filo del fuorigioco per segnare il gol qualificazione. Ci sarà da sudare fino al termine però, perché all’inizio del secondo tempo lo scozzese McInally riporta avanti i bavaresi riaprendo i giochi.
Il 23 maggio a Vienna, dunque, va in scena la riedizione della finale del 1963 tra Milan e Benfica. È la prima volta che si replica un atto conclusivo, ma la situazione rispetto ad allora è opposta. Venticinque anni prima i portoghesi arrivavano da due successi consecutivi e i rossoneri erano la forza emergente, mentre stavolta solo loro i campioni in carica, con la squadra allenata da Eriksson che prova a riprendersi quel titolo che le manca proprio da allora. Le Aquile di Lisbona poggiano in difesa sui brasiliani Ricardo Gomes e Aldair, che in estate passerà alla Roma, e in attacco sugli svedesi Magnusson e Thern, anch’egli poi visto in giallorosso, dopo un passaggio al Napoli. Il Milan, che ritrova Gullit, si presenta praticamente invariato rispetto alla precedente finale, con l’unica eccezione di Donadoni, rimpiazzato da Evani, a dicembre autore della punizione vincente nella finale di Coppa Intercontinentale contro il Nacional Medellin. La gara risulta poco spettacolare, col Benfica a cercare di addormentare il gioco con una fitta ragnatela di passaggi a centrocampo e il Milan che si adegua per quasi un’ora. Finché, improvvisa come una folgore che squarcia il buio, la verticalizzazione di Van Basten che mette Rijkaard solo davanti al portiere. L’olandese meno reclamizzato non controlla benissimo, ma riesce comunque ad anticipare il portiere Silvino, oggi fidato assistente di Mourinho, con un tocco di esterno destro. La firma sul secondo successo consecutivo è dunque ancora orange, il Milan eguaglia il Liverpool con quattro titoli europei, secondo solo al Real Madrid. Ed eguaglia l’Inter, finora unica italiana in grado di vincerne due consecutivi. Ma è tutto il calcio italiano a dimostrarsi superiore, in quella stagione, perché oltre al trionfo rossonero arrivano anche quelli della Sampdoria in Coppa delle Coppe e della Juventus, contro la Fiorentina, in Coppa Uefa.