1984-85: AllHeysel è solo tragedia
Due finali perse negli ultimi due anni sono difficili da digerire, ma almeno significano che il calcio italiano è tornato in prima fila dopo un decennio di appannamento. La Juventus si ripresenta in Coppa dei Campioni dopo aver preceduto la Roma, grande delusa della stagione, in campionato. I bianconeri possono contare su un Platini al picco massimo della sua carriera. Si è laureato per la seconda volta consecutiva capocannoniere della Serie A (e in questa stagione farà tris) e in estate ha vinto l’Europeo con la Francia da assoluto protagonista, realizzando il record di reti nella competizione. Ovviamente a dicembre farà suo il secondo Pallone d’Oro di seguito, al quale a fine 1985 seguirà il terzo. E al primo turno contro i finlandesi del Tampere non si smentisce, andando in rete per tre volte, tante quanto Paolo Rossi. A suon di gol avanzano anche i campioni in carica del Liverpool (gli unici che sembrano in grado di fermare i bianconeri), l’Austria Vienna e il Göteborg, che ne fa addirittura 17. Non mancano comunque le sorprese. L’Athletic Bilbao non riesce a rimontare al San Mamés il 2-3 subito all’andata dal Bordeaux, lo Stoccarda, all’esordio, cede al Levski Sofia dopo due pareggi, il Feyenoord conferma la crisi conclamata del calcio olandese cedendo al Panathinaikos nonostante il gol del vecchio Johnny Rep.
Per la Juventus è tutto facile anche nel turno successivo contro il Grasshopper, sconfitto sia all’andata che al ritorno. Fatica un po’ di più il Liverpool, ma d’altronde il Benfica è avversario di livello superiore. La tripletta di Rush ad Anfield sembrerebbe comunque chiudere i conti, ma le Aquile restano in corsa col gol della bandiera di Diamantino e al ritorno si portano subito in vantaggio per poi insidiare la porta avversaria fino al novantesimo. Nel frattempo prosegue la marcia delle outsiders Panathinaikos e Bordeaux, coi francesi che risolvono la gara con la Dinamo Bucarest a cinque minuti dal termine dei supplementari. Il pedigree delle altre squadre in corsa non è comunque di livello eccelso e c’è chi già pronostica una scontata finale tra bianconeri e Reds.
Pronostico che prende più corpo dopo i quarti di finale. La Juventus regola lo Sparta Praga già al Comunale con un 3-0 che rende indolore la sconfitta di misura al ritorno. La sfida a distanza stavolta la vince il Liverpool, che dopo aver pareggiato a Vienna con l’Austria vince ad Anfield per 4-1. A nulla servono, alle violette, le reti dell’ex romanista Prohaska e del futuro torinista Polster. C’è molto più equilibrio nelle altre due semifinali. Il Bordeaux e i sovietici del Dnipro arrivano ai calci di rigore che premiano i francesi, semifinalisti alla prima partecipazione, mentre il Panathinaikos, dopo aver vinto a Göteborg, si trova a dover rincorrere per due volte gli avversari sul proprio terreno, rischiando la beffa.
L’andata delle semifinali certifica ancora una volta la superiorità delle due grandi rivali. Il Liverpool ne fa quattro al Panathinaikos, mentre Boniek, Briaschi e Platini firmano il 3-0 sul Bordeaux. Al ritorno, però, mentre gli inglesi non perdono colpi imponendosi anche in Grecia, la Juventus rischia l’impensabile venendo sconfitta per 2-0 dalle reti del tedesco Dieter Müller e del campione d’Europa Battiston. Il raddoppio arriva solo all’ottantesimo e sono quindi solo dieci i minuti di paura, per gli uomini di Trapattoni.
Il 29 maggio, all’Heysel di Bruxelles, è dunque pronta ad andare in scena la finale che era annunciata fin dall’inizio del torneo. Nonostante sia la quarta volta che la Coppa sarà assegnata nello stadio belga i due club protestano per le condizioni ormai al limite del fatiscente. E come se il destino lo avesse pianificato, prima della gara si consuma la tragedia. Gruppi di hooligans (non solo del Liverpool, a significare come fosse un attacco premeditato) sfondano le reti divisorie e piombano nella zona neutra occupata però in maggioranza da tifosi juventini. La strage è inevitabile, perché senza vie di fuga gli italiani sono costretti a saltare dalle gradinate per mettersi in salvo, finché il muro non crolla trascinando con sé i superstiti. Alla fine i morti saranno 39. A scandalo si unisce scandalo perché la UEFA decide di far giocare lo stesso l’incontro. I giocatori scendono in campo a loro dire ignorando la reale portata dell’incidente e danno vita ad una sfida molto fisica e poco spettacolare. La gara si decide al decimo della ripresa quando Boniek, lanciato verso Grobbelaar, viene sgambettato da Gillespie poco fuori dall’area di rigore. L’arbitro svizzero Diana assegna invece un penalty che Platini trasforma. Al fischio finale i bianconeri esultano insieme al folto gruppo di tifosi che occupano il settore opposto rispetto a quello della tragedia. La gioia per aver finalmente sfatato il tabù della Coppa dei Campioni verrà però offuscata appena tutti saranno a conoscenza che la morte quella sera ha visitato l’Heysel. Per il calcio inglese è la fine traumatica di un ciclo che durava da quasi dieci anni. Le squadre d’oltremanica saranno squalificate dalle competizioni europee a tempo indeterminato (torneranno dopo il 1990). Una decisione drastica ed epocale che porterà alla rivoluzione della Premier League. Alla Juventus resta la Coppa tanto agognata, unita al dolore incancellabile. Bisognerà aspettare undici anni per una gioia autentica.
