1983-84: Il tradimento del Re

1983-84: Il tradimento del ReTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 14 febbraio 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Partenza sul velluto per i campioni in carica dell’Amburgo, che non devono nemmeno scendere in campo, complice il ritiro degli albanesi del Vilaznia. A contendere loro il titolo alcune grandi tradizionali, ma non mancano le novità. C’è sempre il Liverpool, alla nona partecipazione consecutiva. I Reds hanno cambiato guida tecnica, passata al vice di Paisley, Fagan, e presentano alcune novità in formazione, ma non sembrano subire contraccolpi. Contro i danesi dell’Odense ci pensa Dalglish, con tre gol tra andata e ritorno, a chiudere i conti. Tutto facile anche per Benfica, Partizan e Standard Liegi, mentre esce a sorpresa l’Ajax, eliminato dall’Olympiakos. Le due maggiori novità di questa edizione arrivano però da Spagna e Italia, le due scuole che hanno dominato i primi anni della competizione. Nella Liga hanno trionfato i baschi dell’Athletic Bilbao, dopo quasi 30 anni di attesa e al termine di un bel testa a testa col Real Madrid. Il loro esordio è traumatico, visto che vengono sconfitti per 2-0 in Polonia dal Lech Poznan, ma il 4-0 del San Mamés fa capire a tutti che non sarà semplice sbarazzarsi di loro. Per l’Italia c’è invece la prima volta della Roma, tornata campione d’Italia dopo quasi 40 anni sotto la guida di Nils Liedholm e con la lucida regia in campo dell’”ottavo re di Roma”, il brasiliano Falcão. I giallorossi partono con un secco 3-0 all’IFK Göteborg, per poi perdere di misura in Svezia, ma a qualificazione ormai assicurata.
Agli ottavi proprio Falcão firma la vittoria in casa dell’insidioso CSKA Sofia, che in passato ha fatto vittime illustri, bissata al ritorno dalla rete di Ciccio Graziani. Non steccano nemmeno il Benfica, contro l’Olympiakos, e il Liverpool, che si conferma la squadra da battere andando a vincere a Bilbao dopo lo 0-0 di Anfield con una rete di Rush nella ripresa. Squadra da battere anche perché i campioni in carica dell’Amburgo escono di scena, travolti a Bucarest dalla Dinamo per 3-0 e poi vittoriosi in casa solo per 3-2. Oltre ai tedeschi escono anche il Partizan, eliminato dalla Dinamo Berlino, e lo Standard Liegi, che cede fragorosamente in casa degli scozzesi del Dundee. Avanza invece a suon di gol la Dinamo Minsk. Dei nove che rifila agli ungheresi del Raba ETO cinque portano la firma di Viktor Sokol, che a fine torneo si laureerà capocannoniere.
I quarti di finale confermano che la leadership è saldamente in mano al Liverpool. Il Benfica resiste ad Anfield, perdendo solo per la rete del solito Rush, ma viene travolto al Da Luz con un eloquente 4-1. Desta buona impressione anche la Roma, con un facile 3-0 alla Dinamo Berlino in un Olimpico che comincia a pregustare il sogno di vedere i propri beniamini protagonisti della finale, in programma proprio nello stadio della capitale. Le altre due semifinaliste, che proveranno a fermare le due favorite, sono la Dinamo Bucarest e il Dundee. I romeni beffano la Dinamo Minsk pareggiando in Bielorussia nel finale, con la rete del giovane Rednic (resterà in attività fino al 2000, alle soglie dei 40 anni) e poi si impongono di misura in casa. Gli scozzesi, che sono anch’essi esordienti dopo aver vinto il primo (e finora unico) titolo nazionale della loro storia, subiscono la sconfitta in rimonta a Vienna dal Rapid, firmata da Zlatko Kranjcar, il padre di Niko, attuale centrocampista del Tottenham. La rete di Dodds nel primo tempo della gara di ritorno, però, è sufficiente per passare il turno.
Il risultato delle semifinali appare dunque segnato in partenza, ed in effetti il Liverpool lascia ben poco spazio ai sogni della Dinamo Bucarest, imponendosi in casa con Sammy Lee e chiudendo il discorso con Rush già al decimo della gara di ritorno. Molta più fatica la fa invece la Roma, che prende sotto gamba l’impegno e al Tannadice Park di Dundee subisce una brutta sconfitta per 2-0, senza mai riuscire ad impensierire gli avversari. Serve l’impresa in casa, davanti ad uno stadio tutto giallorosso. Uno scatenato Pruzzo mette in crisi la difesa scozzese pareggiando i conti con una doppietta già nel primo tempo. Nella ripresa, poi, ci pensa il capitano Di Bartolomei a firmare la storica rete della qualificazione su calcio di rigore.
Per la seconda volta nella storia della competizione la finalissima è in programma allo stadio Olimpico di Roma, e per la seconda volta è presente il Liverpool che proprio qui, nel 1977, aveva iniziato la sua epoca d’oro contro il Borussia Mönchengladbach. Ma stavolta è diverso perché di fronte ai Reds ci sono i padroni di casa, quella Roma che sembra giunta al culmine del bellissimo sogno iniziato ormai quasi due anni prima con la splendida cavalcata tricolore all’indomani del mondiale di Spagna 82. Eppure, all’ingresso in campo, le facce più tese sono proprio quelle dei giallorossi, che probabilmente pagano troppo la tensione di essere favoriti dal fattore campo in quella che per molti di loro è la partita più importante della loro carriera. Gli inglesi, che pur presentando molti volti nuovi sono ben più esperti a livello internazionale, si limitano a controllare lo sterile predominio degli avversari per colpire scientificamente alla prima occasione. Cross da destra e palla che sfugge alla presa di Tancredi, forse ostacolato fallosamente da Johnston. Il rinvio di Bonetti finisce proprio sulla testa del portiere e poi tra i piedi del terzino Neal che insacca e torna a segnare in una finale proprio dopo quella del 1977. Tancredi si fa perdonare impedendo il raddoppio a Rush, lanciato in contropiede, e allo scadere del primo tempo Pruzzo fa esplodere lo stadio pareggiando di testa su cross di Conti dalla sinistra. “O Rey di Crocefieschi” sembra poter essere l’arma decisiva per scardinare la difesa inglese, ma al quarto d’ora della ripresa si infortuna e deve essere sostituito da Chierico, che è un’ala e che di conseguenza toglie incisività alle offensive degli uomini di Liedholm. Il destino della gara è segnato. Non succede nulla fino al novantesimo e nemmeno nei due tempi supplementari, rendendo così necessario per la prima volta andare ai calci di rigore. Pronti via e Nicol, entrato nel secondo tempo al posto di Johnston, spara alle stelle il suo penalty. La favola prosegue con la trasformazione di Di Bartolomei e nemmeno il centro dello specialista Neal sembra scalfire l’ottimismo del pubblico romano. Quando tocca a Bruno Conti nessuno immagina che proprio il più talentuoso dei giocatori di casa possa sbagliare e invece la tensione gioca un brutto scherzo al numero 7 che manda alto sopra la traversa. Souness, Righetti e Rush trasformano tutti il loro rigore e tocca a Graziani. Al cospetto del generoso attaccante campione del mondo il portiere avversario Grobbelaar comincia a fare uno strano balletto per distrarlo. Il curioso trucchetto funziona e il tiro scheggia la traversa finendo sul fondo. Il tiro decisivo è dunque sui piedi di Alan Kennedy, che dopo aver deciso la finale del 1981 si ripete spiazzando Tancredi. La beffa è atroce e ancora oggi pesa nel cuore dei tifosi romanisti che quella sera erano allo stadio o davanti al televisore. Beffa acuita quando si seppe che il leader della squadra, Fãlcao, si era rifiutato di battere uno dei rigori. Dopo la Juventus, dunque, anche la Roma cade all’ultimo ostacolo. La “notte di sogni di coppe dei campioni”, come cantava Venditti, si è trasformata in una notte di incubi.