1980-81: Il record di Paisley
Così come il Liverpool due anni prima, anche il Nottingham Forest perde il proprio trono al primo turno. Niente derby stavolta, a disarcionare la squadra di Clough è il sorprendente CSKA Sofia, che si impone per 1-0 sia in casa che al City Ground. A tenere alto l’onore del calcio inglese è ancora una volta il Liverpool, che in patria non conosce ancora rivali. I Reds, dopo aver pareggiato in Finlandia, si divertono contro l’OPS, andando a segno dieci volte, quattro con McDermott e tre con Souness, che a fine torneo saranno capocannonieri insieme a Rummenigge. Si, perché è tornato il Bayern Monaco, dopo qualche anno di troppo di assenza. I bavaresi partono bene, travolgendo l’Olympiakos in un primo turno che regala feste del gol anche per Real Madrid, Spartak Mosca e Stella Rossa. Non faticano molto nemmeno l’Ajax e la ritrovata Honved che fu di Puskas, mentre abbandonano il campo lo Sporting Lisbona, l’Austria Vienna e il Bruges, ormai lontano parente di quello finalista nel 1978. Avanza invece l’Inter, tornata campione d’Italia dopo 9 anni, sotto la guida di Bersellini, nel campionato del Totonero che porterà alla retrocessione di Milan e Lazio. Alla riapertura delle frontiere i nerazzurri si sono rinforzati con l’austriaco Prohaska, dopo essersi fatti sfuggire Platini, ma puntano soprattutto sul loro centravanti, “Spillo” Altobelli, che dopo aver chiuso al secondo posto in classifica marcatori parte col piede giusto, segnando la doppietta decisiva per eliminare l’Universitatea Craiova.
Agli ottavi Spillo si ripete, con un gol per gara al Nantes, tagliato fuori già dopo la sconfitta per 2-1 subita a domicilio. Pochi problemi anche per Liverpool e Real Madrid, mentre lo Spartak Mosca rischia la rimonta in Danimarca dopo il 3-0 dell’andata all’Esbjerg e viceversa la Stella Rossa sfrutta il fattore campo per ribaltare lo 0-1 subito a Basilea. Ma la sfida più attesa del turno è certamente quella tra Bayern e Ajax, una sorta di rivincita tra le grandi protagoniste del decennio precedente. I tedeschi dimostrano di essersi conservati meglio imponendosi per 5-1 all’Olympiastadion, con doppiette di Rummenigge e Hoeness, per poi controllare al ritorno perdendo di misura. Tra gli olandesi va a segno un diciottenne che farà parlare di sé in seguito. Si chiama Frank Rijkaard.
Poco pathos ai quarti di finale. Solo l’Inter soffre, dopo l’1-1 di San Siro. Al Maracanà di Belgrado la Stella Rossa è convinta di conquistarsi agevolmente la sua prima semifinale, ma Muraro colpisce in contropiede al quarto d’ora e poi ci pensa la difesa a fare muro davanti a Bordon. Il Real Madrid esce illeso dalla trasferta moscovita per poi far valere la legge del Bernabeu ed eliminare lo Spartak con doppietta del mediano Isidoro. Tutto facile, invece, nella parte alta del tabellone per Liverpool e Bayern. I Reds travolgono il CSKA Sofia già ad Anfield con cinque reti, tripletta di Souness, mentre il Bayern, dopo il 2-0 casalingo, rifila un secco 4-2 al Banik Ostrava sul suo terreno. Tutto è pronto, dunque, per due grandi semifinali tra quattro squadre che hanno in bacheca tredici delle venticinque coppe assegnate fino a quel momento.
I tedeschi partono col piede giusto, bloccando sullo 0-0 il Liverpool a domicilio, nonostante i continui assalti e il tifo della Kop. A fine partita Breitner e Rummenigge si dicono sicuri del passaggio del turno, delusi, a loro dire, dal gioco privo di fantasia degli avversari. Invece a Monaco gli uomini di Paisley rendono loro la pariglia, difendendosi con ordine nonostante qualche assenza di troppo e colpendo in contropiede con Kennedy a sette minuti dal termine. Rummenigge riesce solo a pareggiare in extremis, ma in finale ci va il Liverpool. Per la rivincita il calcio tedesco dovrà aspettare l’estate e il successo nell’Europeo giocato in Italia. Non meno affascinante l’altra sfida di semifinale, tra l’Inter e il Real Madrid allenato da un tecnico giramondo che però in Italia è ancora semisconosciuto: Vujadin Boskov. Al Bernabeu, privo del suo uomo più talentuoso, Beccalossi, il tecnico interista imposta una gara di puro contenimento, forse eccessivo visto che il Real non è certo quello di qualche anno prima. I madrileni rischiano in contropiede ma passano con Santillana grazie ad un errore di Bordon e poi raddoppiano ad inizio ripresa con Juanito. Passaggio del turno compromesso, anche se Bini firma il gol della speranza al ritorno, mentre il giovanissimo Bergomi blocca splendidamente Juanito. Purtroppo, però, un gol non è sufficiente se non per aumentare i rimpianti e in finale ci va, dopo 15 anni, il Real Madrid.
Al Parco dei Principi di Parigi va dunque in scena un confronto che è un po’ il sunto del calcio europeo. Da una parte il calcio nordico e fisico del Liverpool, dall’altra quello latino affidato alla sua miglior rappresentante, il Real. La gara conferma i pronostici della vigilia, coi madrileni a fare la partita grazie alla loro maggiore tecnica e subito vicini al gol con un pallonetto del futuro C.T. spagnolo Camacho (uno dei due in campo, insieme a Del Bosque) che però termina poco a lato. Nella ripresa ancora Camacho, difensore sui generis, spaventa Ray Clemence con un altro pallonetto che termina di poco a lato, ma lentamente e inesorabilmente i merengues vanno in riserva. Esce dunque fuori la maggior tenuta atletica degli inglesi, che a otto minuti dal termine trovano il gol partita. Lo firma Alan Kennedy, terzino sinistro e numero 3 come Camacho, al termine di una imperiosa percussione facilitata da una difesa avversaria quantomeno distratta e conclusa con un diagonale imprendibile per il portiere Agustín. La veemente reazione iberica non spaventa più di tanto i Reds, che al fischio finale possono dunque esultare e festeggiare alcuni primati. Sono la prima squadra inglese a vincere tre coppe, così come il loro tecnico Bob Paisley, il primo, e finora l’unico, ad aver fatto tris. Ma esulta anche l’Inghilterra, che eguaglia il primato di cinque successi consecutivi detenuto dalla Spagna col Grande Real. L’obiettivo adesso è quello di superarlo.
