1976-77: King Kevin porta Liverpool sul trono

1976-77: King Kevin porta Liverpool sul tronoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
giovedì 20 gennaio 2011, 10:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Alla partenza della nuova edizione le squadre tedesche sembrano essere ancora quelle da battere. Da una parte il Bayern Monaco dominatore in campo europeo e dall’altra il Borussia Mönchengladbach che continua a batterlo in patria. Entrambe partono a razzo, anche se il Borussia ha bisogno della gara casalinga per ribaltare lo 0-1 subito a Vienna dall’Austria. Tra le altre favorite si difendono il St.Etienne, di misura sul CSKA Sofia, e il Real Madrid, doppio successo con i polacchi dello Stal Mielec, mentre Liverpool e Dinamo Kiev avanzano travolgendo gli avversari. Escono subito, invece, Rangers e Benfica. Gli scozzesi cedono allo Zurigo, che non sarà una comparsa, mentre i portoghesi ormai tramontati da tempo non hanno scampo contro i tedeschi dell’est della Dinamo Dresda. L’Italia festeggia l’esordio del Torino, tornato campione d’Italia a quasi 30 anni dalla tragedia di Superga. I granata fanno loro il tricolore dopo un’appassionante volata con la grande rivale cittadina, la Juventus. Decisiva la coppia d’attacco formata da Paolo Pulici e da Ciccio Graziani, che arrivano primo e secondo in classifica marcatori. Il debutto è contro gli svedesi del Malmö che l’anno prima avevano fatto sudare il Bayern. Al Comunale Graziani firma la vittoria al 90°, ma il 2-1 non lascia tranquilli. In Svezia Sala sblocca subito il punteggio, ma il pareggio su rigore ad inizio ripresa rende l’ultima mezzora di gara incandescente. Per fortuna la difesa messa su da Gigi Radice regge e si può festeggiare il passaggio agli ottavi.
Proprio agli ottavi il destino ci mette lo zampino ponendo sulla strada del Torino la bestia nera delle italiane di quegli anni. Il Borussia Mönchengladbach sistema le cose già in Piemonte, vincendo per 2-1, per poi accontentarsi del pareggio a reti inviolate sul proprio terreno. Avanzano compatte anche le altre tedesche. Il Bayern travolge i cecoslovacchi del Banik Ostrava dopo aver perso l’andata, e altrettanto fa la Dinamo Dresda col Ferencvaros. Nel frattempo il St.Etienne continua con la politica dei piccoli passi. Ancora una volta ai francesi basta un solo gol per passare il turno a spese del PSV, mentre invece non si risparmia la Dinamo Kiev, che ne fa sei al PAOK, e nemmeno il Liverpool, con un secco 3-0 ai danni del Trabzonspor sul campo di Anfield. La sorpresa del turno è dunque l’eliminazione del Real Madrid a favore dei belgi del Bruges. Dopo lo 0-0 del Bernabeu le merengues crollano al ritorno sotto i colpi del danese Le Fevre (ex Mönchengladbach).
Il contingente tedesco, che minacciava di monopolizzare il torneo, esce ridimensionato dai quarti di finale. Il Borussia ottiene la qualificazione a Bruges, dopo il 2-2 casalingo, grazie alla rete nel finale del libero Wilfried Hannes, giocatore al quale si ispirava l’allora giovanissimo Lothar Matthäus. Cade invece la Dinamo Dresda, beffata dal sorprendente Zurigo, ma soprattutto cade il Bayern Monaco, che termina dunque il suo ciclo al cospetto della Dinamo Kiev e del “calcio del 2000” teorizzato dal suo tecnico Valery Lobanovsky. I sovietici, sconfitti a Monaco da una rete del carneade Künkel, ribaltano tutto negli ultimi sette minuti della gara di ritorno, prima con un rigore trasformato dalla bandiera Buryak e poi con la rete di Slobodyan. La quarta semifinalista è il Liverpool, che esce vittorioso da una battaglia epica contro il St.Etienne. I verdi vincono l’andata in casa col solito 1-0, firmato da Bathenay. Visto che la loro difesa è ancora imbattuta per gli inglesi si fa dura, ma ad Anfield va in scena una delle gare rimaste nella storia del club. Kevin Keegan ci mette due minuti a far capire che su quel campo non si esce imbattuti, ma i francesi non mollano e trovano il pareggio ancora con Bathenay ad inizio ripresa. L’assalto che ne segue è leggendario. Ray Kennedy riporta avanti i rossi, ma a sei minuti dal termine è il ventenne subentrato David Fairclough a firmare il gol qualificazione dopo un’irresistibile azione personale.
Dopo le fatiche contro il St.Etienne il Liverpool si rilassa in semifinale contro lo Zurigo. Il confronto è senza storia e si decide già in Svizzera con un secco 3-1, al quale segue il 3-0 del ritorno, ottimo viatico per arrivare alla prima finale della storia del club con il morale alle stelle. Ben diverso l’andamento dell’altra semifinale, un’autentica battaglia. La Dinamo Kiev vince il primo round con la rete di Onyschenko, ma il Borussia Mönchengladbach è deciso a conquistare la finale e a prendersi lo scettro del Bayern anche in campo continentale dopo averlo fatto nella Bundesliga. A Düsseldorf, dove i tedeschi giocano da anni per l’impraticabilità del proprio campo, la bandiera Bonhof pareggia i conti alla mezzora, ma solo a otto minuti dal termine Wittkamp firma la rete che evita i supplementari.
All’atto conclusivo, che si disputa per la prima volta all’Olimpico di Roma, arrivano dunque le due scuole leader di quegli anni, rappresentate però da due esordienti. Il Borussia vuole confermare il dominio tedesco, mentre il Liverpool cerca la seconda affermazione inglese dopo quella del Manchester United del 1968. Forse per la prima volta non c’è una squadra favorita tra le due contendenti, anche se quattro anni prima il Liverpool aveva avuto la meglio nella finale di Coppa Uefa. I rossi puntano tutto sul loro fuoriclasse Keegan, che già da tempo è promesso all’Amburgo, e sulla loro difesa, mentre i tedeschi hanno i loro punti di forza nella coppia di centrocampo formata da Bonhof e Stielike e nel danese Allan Simonsen, che a fine anno conquisterà il Pallone d’Oro. Probabilmente proprio il fatto di non avere una squadra chiamata a fare la partita rende la gara aperta fin dalle prime battute. Alla mezzora i Reds passano a condurre con McDermott, liberato a centro area da un assist dell’irlandese Heighway, ma ad inizio ripresa Simonsen sfrutta un errato disimpegno degli avversari e fredda Clemence con un sinistro da incorniciare. È un gol storico, perché Simonsen diventa l’unico giocatore ad aver segnato nelle finali delle tre diverse competizioni europee. Ma è un gol che si rivelerà inutile, perché dopo un miracolo di Clemence su Stielike la coppa prende la strada di Liverpool. Su calcio d’angolo dalla destra lo stopper Tommy Smith incorna perfettamente e festeggia nel migliore dei modi la sua seicentesima gara nel club. A dieci minuti dal termine, poi, Kevin Keegan decide di lasciare l’ultimo regalo ai suoi. Prende palla sulla trequarti e parte in progressione venendo atterrato in area da Vogts. La realizzazione tocca poi al terzino Phil Neal che non sbaglia. Il cielo di Roma si tinge dunque di rosso, e non sarà l’ultima volta. Inizia il dominio inglese sull’Europa, che durerà fino al nuovo decennio e che avrà nel Liverpool la rappresentante migliore. Nonostante l’addio del suo piccolo grande re.
 

Wikipedia: Poi (film), a 2006 Tamil film »