1967-68: Football's coming home

1967-68: Football's coming homeTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 20 dicembre 2010, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Due le novità alla partenza della nuova edizione. Per cominciare arriva anche in Coppa dei Campioni, dopo Coppa delle Coppe e Coppa delle Fiere, la regola del gol in trasferta. L’UEFA decide di sperimentarla solo al primo turno però. La seconda novità è che la squadra detentrice è chiamata a scendere in campo fin dal primo turno, visto che le partecipanti sono precisamente 32. Il Celtic si ritrova dunque subito opposto alla Dinamo Kiev ed arriva la prima sorpresa del torneo. I sovietici, che nel decennio successivo daranno vita al cosiddetto “Calcio del 2000”, si impongono a Glasgow per 2-1 e poi si accontentano dell’1-1 casalingo per passare agli ottavi. Fuori i campioni, dunque, il trono resta vacante e a disposizione delle numerose pretendenti. C’è il solito Real Madrid, col vecchio Gento che ancora riesce a tenere a bada il giovane Ajax. C’è il Benfica di Eusebio, che sfrutta subito la regola del gol in trasferta per eliminare i nordirlandesi del Glentoran dopo due pareggi. Torna a farsi vivo il Manchester United, nel decennale della Tragedia di Monaco. I Red Devils sono ormai rinati dalle loro ceneri e non hanno alcun problema contro i maltesi dell’Hibernians. Per l’Italia, infine, c’è la Juventus operaia di Heriberto Herrera, solo omonimo del “Mago” interista. I bianconeri avevano vinto lo scudetto in rimonta contro la “Grande Inter” ormai morente. Dopo un campionato costantemente in vetta, infatti, i nerazzurri avevano prima perso la finale di Coppa dei Campioni col Celtic, poi lo scudetto all’ultima giornata per colpa della sconfitta col Mantova e infine la semifinale di Coppa Italia contro il Padova. La fine esplosiva di un ciclo difficilmente ripetibile. Tornando alla Juventus, l’esordio in Coppa contro l’Olympiakos risulta abbastanza agevole. Dopo lo 0-0 di Atene, al ritorno ci pensano Zigoni e l’ex romanista Menichelli a chiudere i conti.
Agli ottavi esce di scena la Dinamo Kiev, eliminata a sorpresa dai polacchi del Gornik Zabrze. È l’unico vero risultato inatteso del turno, anche se le grandi faticano. La Juventus ringrazia lo “svedese di coppa” Magnusson, impossibilitato a giocare in campionato per il blocco agli stranieri deciso dopo il mondiale del 1966, ma decisivo contro il Rapid Bucarest. Il Benfica rischia la rimonta al ritorno contro il St.Etienne, dopo il 2-0 di Lisbona, mentre il Manchester Utd soffre fino all’ultimo contro gli jugoslavi del Sarajevo. A destare maggior impressione è dunque il Real Madrid, che rifila un 4-1 ai comunque modesti danesi del Hvidovre.
Tutti da seguire i quarti di finale, dove il fattore campo la fa da padrone. Il compito più semplice tocca al Benfica contro il Vasas Budapest, stoppato sullo 0-0 in trasferta e poi battuto 3-0 al ritorno. Con lo stesso risultato il Real Madrid sembra chiudere i conti contro lo Sparta Praga, ma i cecoslovacchi sul proprio campo chiudono il primo tempo sul 2-0. Serve la rete di Gento ad inizio ripresa per scacciare i fantasmi. Soffre un po’ anche il Manchester Utd contro il Gornik Zabrze, battuto 2-0 all’Old Trafford, ma capace di imporsi per 1-0 in casa e tenere il risultato in bilico fino all’ultimo. Chi ha più difficoltà è però la Juventus opposta ai tedeschi dell’Eintracht Braunschweig, campioni nazionali per la prima e finora unica volta. Sconfitti in Germania per 3-2, i bianconeri si salvano al ritorno grazie ad un rigore trasformato dal giovane Bercellino a due minuti dal termine. Non essendo valida in questo turno la regola dei gol in trasferta si impone la ripetizione, a Berna, decisa dal gol di Magnusson ad inizio ripresa.
La Juventus è dunque per la prima volta tra le prime quattro d’Europa, ma la sua corsa non va oltre. Troppo forte il Benfica in semifinale. I lusitani si impongono sia all’andata che al ritorno, con Eusebio due volte a segno e ormai sicuro del titolo di capocannoniere. Dall’altra parte, invece, la sfida tra il “vecchio” e il “nuovo” si conclude a favore di quest’ultimo. All’Old Trafford Best piega la resistenza del Real Madrid, che però progetta il ribaltone contando sul Bernabeu. Sembra andare tutto come previsto, visto che all’intervallo i bianchi conducono per 3-1, ma nella ripresa gli inglesi prima accorciano con Sadler e poi pareggiano col difensore Foulkes, evitando anche la ripetizione. Il Real può solo protestare per la mancata espulsione di Nobby Stiles nel primo tempo, reo di aver colpito Amancio con un pugno, ma deve abbandonare le speranze di rinverdire i fasti di inizio decennio contro il Benfica.
Nella finale di Wembley va dunque in scena l’eterno duello tra il calcio latino, rappresentato dai portoghesi dell’intramontabile Eusebio, contro quello britannico del Manchester Utd, comunque non privo di tecnica soprattutto nei suoi uomini simbolo, Bobby Charlton e George Best. La gara non lesina lo spettacolo, concentrandolo però nella ripresa. I Red Devils, spinti da una nazione intera, vogliono vincere per onorare le vittime della Tragedia di Monaco di 10 anni prima e trovano il gol del vantaggio all’ottavo del secondo tempo grazie ad un colpo di testa proprio di Bobby Charlton, uno dei sopravvissuti. Il Benfica ha una buona reazione e raggiunge il pareggio ad un quarto d’ora dal termine con Graça, rischiando poi di ribaltare il risultato nei minuti finali. Si va ai supplementari e a sorpresa la musica cambia. Il Benfica paga la fatica e Best, già dopo due minuti, si invola saltando anche il portiere e depositando nella porta sguarnita. Un minuto e tocca poi al 19enne Brian Kidd, mettere a segno il colpo del K.O. ribadendo in rete un suo primo colpo di testa respinto dal portiere. I portoghesi sono ormai al tappeto e il poker firmato ancora da Bobby Charlton serve solo ad esaltare ulteriormente il pubblico di Wembley. Per la prima volta una squadra inglese è campione d’Europa, due anni dopo il titolo mondiale. Il calcio è tornato a casa.