1966-67: La Coppa va al nord

1966-67: La Coppa va al nordTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
giovedì 16 dicembre 2010, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Si sono già giocate undici edizioni della Coppa dei Campioni e finora il trofeo non si è mai spostato dall’asse composto da penisola iberica e Italia. Gli exploit di Manchester United e Partizan nell’edizione precedente fanno però ben sperare il resto d’Europa. Il golpe è possibile. Intanto il successo della competizione è ormai totale. Le partecipanti salgono a 33 e si rende necessario un ulteriore turno preliminare che premia il Vorwarts Berlino e il CSKA Sofia. Per molti saranno solo comparse, ma i bulgari sapranno sorprendere.
Al primo turno, in attesa dei campioni in carica, scendono in campo tutte le avversarie più agguerrite. A cominciare proprio dall’Atletico Madrid, che in campionato ha beffato i bianchi per un punto e adesso conta di ripetersi. Nessun problema per i colchoneros contro il Malmö, così come per il debuttante Celtic contro lo Zurigo e per l’ambizioso Dukla Praga contro i danesi dell’Esbjerg. Fa decisamente più fatica l’Inter, che ha appena vinto lo scudetto della stella al termine di un campionato condotto sempre in testa, con la sola opposizione delle sorprese Napoli e Bologna. I nerazzurri battono la Torpedo Mosca, prima sovietica a presentarsi sul palcoscenico europeo, solo grazie ad un autogol a San Siro, resistendo poi sullo 0-0 al ritorno. Fa ancora più fatica il Liverpool, che contro i romeni del Petrolul è costretto allo spareggio, vinto per 2-0. La sorpresa maggiore, in negativo, arriva dallo Sporting Lisbona che certifica il crollo della scuola portoghese perdendo per un complessivo 7-0 contro gli ungheresi del Vasas.
Agli ottavi di finale entra in scena il Real Madrid e lo fa partendo col piede sbagliato, sconfitto in Germania dal Monaco 1860. Al ritorno rimedia tutto con un 3-1, ma chi vedeva i merengue come favoriti numero uno comincia a ricredersi. Anche perché nel frattempo si risveglia l’Inter, riportando sulla terra il Vasas Budapest con una doppia vittoria e con un Mazzola formato gigante. Continua a suon di gol, invece, il cammino di Dukla Praga e Celtic, mentre cadono due delle formazioni più accreditate. L’Atletico Madrid cede allo spareggio al Vojvodina dopo aver rimontato in casa l’1-3 dell’andata, ma la sensazione maggiore arriva da Amsterdam. Il giovane Ajax travolge il Liverpool per 5-1 per poi sfiorare la vittoria anche ad Anfield grazie alla doppietta di un ragazzino magro e appena maggiorenne, ma che sa trattare il pallone come pochi al mondo. Si chiama Johann Cruijff e di lui si sentirà ancora parlare.
Arrivando ai quarti di finale è evidente che questa non sia un’edizione nel segno della tradizione. Il Celtic centra le semifinali ribaltando lo 0-1 subito dal Vojvodina all’andata grazie alla rete di McNeill al 90°. L’Ajax, che tanta impressione aveva destato al turno precedente, paga la sua inesperienza al cospetto del Dukla Praga, mentre nella sfida tra outsiders il CSKA Sofia ha la meglio sui nordirlandesi del Linfield e arriva dunque tra le prime quattro dopo essere partita dal preliminare. Stando al palmares, dunque, la grande sfida tra Real Madrid e Inter ha il sapore della finale anticipata. Alla prova dei fatti, però, l’Inter si dimostra troppo forte, vincendo sia all’andata che al ritorno grazie alle reti di Renato Cappellini, uno dei volti nuovi promossi titolari da Herrera. Con l’uscita di scena del Real, dunque, nessuna squadra iberica è presente in semifinale. Un evento epocale, visto che fino ad ora almeno una squadra spagnola o portoghese era sempre stata protagonista in finale.
Il calcio dell’est, che porta due rappresentanti al penultimo atto, si ferma ancora una volta sul più bello. Il Dukla Praga cede 3-1 a Glasgow e poi non riesce a sbloccare il punteggio in patria, mentre il sorprendente CSKA Sofia fa sudare le proverbiali sette camicie all’Inter. Facchetti, in versione attaccante aggiunto, segna sia all’andata che al ritorno, ma in entrambi i casi i bulgari riescono a pareggiare. Ci deve dunque pensare ancora Cappellini, nello spareggio di Bologna, a firmare la rete del successo e portare i suoi di nuovo all’atto conclusivo.
Nella finale di Lisbona i favori del pronostico sono tutti per la Grande Inter, decisa a tornare padrona d’Europa dopo 24 mesi. Il Celtic autarchico, composto da undici giocatori nati tutti nelle vicinanze di Glasgow, sembra dover essere già appagato dal fatto di essere la prima squadra britannica ad arrivare all’atto conclusivo, con grande scorno degli inglesi. Il rigore conquistato da Castellini e trasformato da Mazzola già all’ottavo minuto sembra confermare questa tesi. L’Inter è padrona del campo ma a sorpresa crolla nella ripresa per colpa del gran caldo di Lisbona che avrebbe in teoria dovuto facilitarla. Il pareggio arriva al quarto d’ora e lo confezionano i due terzini, a riprova della grande spinta offensiva degli scozzesi. Craig scende a destra e serve al limite dell’area per Gemmell che con un bolide all’incrocio non da scampo a Sarti. A sei minuti dal termine, dopo aver tenuto strenuamente, il fortino interista crolla definitivamente sulla deviazione sottomisura del centravanti Chalmers che consegna ai “Leoni di Lisbona” la prima storica Coppa dei Campioni britannica. Per l’Inter è la fine di un ciclo, ma nessuno immagina che per tornare su quel palcoscenico si dovrà aspettare un allenatore che in quel momento ha poco più di quattro anni.