1965-66: Il ritorno del Real

1965-66: Il ritorno del RealTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 13 dicembre 2010, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta

Il Double campionato-coppa dell’Inter impedisce all’Italia di avere due rappresentanti alla partenza della nuova stagione. I nerazzurri erano andati vicini addirittura al tris, perdendo in finale di Coppa Italia contro la Juventus, ma in campionato non c’era stata storia, nonostante la fiera resistenza del Milan. A tutto questo c’era da aggiungere il titolo di capocannoniere per Sandro Mazzola e, soprattutto, la Coppa Intercontinentale vinta già a settembre contro l’Independiente grazie ad una rete di Corso nei supplementari della “bella” giocata al Bernabeu.
All’inizio della nuova stagione, dunque, sono ancora gli uomini di Herrera i grandi favoriti, tanto più che concedono subito il bis in Intercontinentale, ancora contro gli argentini. A lanciar loro la sfida le solite due, Real Madrid e Benfica. Le grandi iberiche danno spettacolo nel preliminare, eliminando rispettivamente il Feyenoord e i lussemburghesi del Dudelange. Nel Real, contro gli olandesi, spara le sue ultime cartucce Puskas, che si ritirerà durante la stagione. Sempre nel preliminare si riaffaccia il Manchester United, che sta rinascendo dopo il disastro di Monaco. Nessun problema per i Red Devils contro l’HJK, con tanto di doppietta di una giovane ala nordirlandese, tale George Best.
Tutto semplice per le big anche agli ottavi, pur con qualche esitazione di troppo per Inter e Benfica. I campioni in carica si fanno rimontare il vantaggio di Peirò dalla Dinamo Bucarest all’andata, salvo sistemare tutto col 2-0 di San Siro. Eusebio salva i suoi a Sofia contro il Levski e deve impegnarsi anche al ritorno, perché i bulgari si rivelano avversario insidioso tanto da portarsi addirittura in vantaggio dopo pochi minuti.
Lo spettacolo arriva ai quarti di finale. L’Inter si risveglia rifilando quattro gol al Ferencvaros del capocannoniere Florian Albert, mentre il Partizan vince il confronto per la supremazia dell’Europa Orientale contro lo Sparta Praga. Il Real Madrid soffre, perdendo di misura in casa dell’Anderlecht, ma al ritorno Gento e la nuova stella Amancio Amaro suonano la carica. Alla fine è 4-2, segno che i belgi non hanno rinunciato a giocarsela. Il clou è però la sfida tra il Benfica ormai declinante e il giovane Manchester United. All’Old Trafford, il 2-3 sembra un risultato positivo per i portoghesi, che contano sul fattore campo e sulla loro esperienza per ribaltare la situazione. Invece, a Lisbona, va in scena il più classico degli “One man show”. Best si carica la squadra sulle spalle, va a segno due volte nel primo quarto d’ora e da il là al clamoroso 5-1 che segna il cambio di epoca.
Clamorosamente, però, gli inglesi si arrendono al Partizan, che dunque è la prima squadra dell’est ad arrivare in finale. Forse sottovalutando l’impegno, vengono sconfitti per 2-0 a Belgrado e in casa non riescono ad andare oltre l’1-0 firmato dal mediano Nobby Stiles. Lui e i suoi connazionali inglesi si rifaranno vincendo il mondiale in estate, ma per la Coppa dovranno aspettare ancora un po’. La grande sfida tra Inter e Real assume dunque i contorni della finale anticipata. I madridisti, profondamente rinnovati dopo i fasti del pokerissimo, vincono in casa per 1-0 con la rete in apertura del giovane Pirri che scombina i piani ultradifensivistici di Herrera. Il “Mago” sembra patire il confronto col Real e al ritorno ordina l’assalto all’arma bianca, venendo colpito in contropiede da Amancio al ventesimo. Facchetti può solo pareggiare nella ripresa e il passaggio di testimone appare completo.
Per le merengues c’è comunque ancora la finale da disputare, all’Heysel, contro un Partizan che già ha saputo sorprendere il Manchester United e che programma il bis. A parte il nome, poi, il Real non è certo la squadra del decennio prima. Spariti i grandi artisti, a Madrid si è deciso di dar spazio ai giovani del vivaio, guidati da una chioccia d’eccezione come l’intramontabile Gento, all’ottava finale. È cambiato anche lo stile di gioco: l’iniziativa viene lasciata costantemente agli jugoslavi, che tengono il pallino per tutto il primo tempo senza sbloccare il punteggio, salvo colpire ad inizio ripresa con Vasovic su schema da calcio d’angolo. A quel punto il Partizan pecca forse di presunzione, cercando il raddoppio e facendosi infilare da Amancio un quarto d’ora dopo, al termine di una splendida azione di contropiede. Altri sei minuti e Serena, un altro dei volti nuovi, completa il ribaltone con una conclusione da fuori che non lascia scampo al portiere avversario. Colpito e affondato, il Partizan non è in grado di reagire e al fischio finale gli spagnoli festeggiano il ritorno sul trono d’Europa. Per Gento è la sesta Coppa vinta, un record che difficilmente potrà essere battuto in futuro. Sembra l’inizio di una nuova epoca d’oro, vista la giovane età di molti protagonisti. Sarà invece il canto del cigno. Per tornare campioni i bianchi dovranno aspettare oltre 30 anni.