1960-61: Finale a sorpresa
La stagione 1960-61 si apre con l’eterno dilemma. Ci sarà qualcuno in grado di scippare lo scettro al Real Madrid? I nomi delle grandi avversarie non sono cambiati. Su tutti c’è il Barcellona, che travolge i belgi del Lierse nel preliminare ed è pronto a riprovarci. Ci sono i francesi dello Stade Reims, che passeggiano sui lussemburghesi del Jeunesse. Ci sono gli austriaci del Rapid Vienna e i portoghesi del Benfica in secondo piano. E per l’Italia c’è nuovamente la Juventus, che ancora una volta dimostra la sua allergia alle sfide oltreconfine. La vittoria del campionato era stata nettissima, con 8 punti di vantaggio sulla Fiorentina (eterna seconda) e ben 92 gol fatti con Sivori e Charles a segno 51 volte in due. Tutto lascia dunque presagire un cammino europeo almeno più onorevole del precedente e il facile turno preliminare contro il CSKA Sofia capita a puntino. Nel 2-0 dell’andata segnano il carneade Lojodice e Sivori. Il ritorno sembra dunque una formalità e invece diventa un altro incubo. I bulgari sbloccano presto il risultato e nella ripresa vanno a segno tre volte in venti minuti. L’inutile il gol di Nicolé nel finale certifica solo l’eliminazione juventina prima ancora di entrare nel tabellone principale.
Al primo turno l’attenzione è tutta concentrata ovviamente sulla sfida fratricida tra Real e Barcellona. Uno scontro epico che per molti è la finale anticipata e che segna la fine del regno merengue. Un rigore di Suarez a due minuti dal termine, contestato dai padroni di casa, sancisce il 2-2 del Bernabeu, ma è al ritorno che il Real ha molto da recriminare. Nella bolgia del Camp Nou, davanti a 120000 spettatori, i blaugrana vanno sul doppio vantaggio con Vergés ed Evaristo, mentre Canario può solo accorciare le distanze anche perché l’arbitro annulla ai madrileni ben quattro gol. In tutto questo passano come prevedibile in secondo piano gli altri risultati. Il Benfica continua le sue passeggiate rifilando sette gol agli ungheresi dell’Ujpest Dosza, il Rapid Vienna ha bisogno dello spareggio per eliminare il Karl Marx Stadt, mentre si mette in luce l’Amburgo, che travolge gli svizzeri dello Young Boys. Lo Stade Reims cede invece agli inglesi del Burnley, campioni nazionali per l’unica volta nel dopoguerra.
Ai quarti dicono addio tutti gli outsiders. I danesi dell’Aarhus non hanno scampo contro il Benfica, così come il Malmö contro il Rapid Vienna e i cechi dello Hradec Kralové contro il Barcellona. La sfida più combattuta è dunque come prevedibile quella tra Burnley e Amburgo. All’andata, in Inghilterra, una doppietta della bandiera Pilkington e il sigillo di Jimmy Robson sembrano chiudere la pratica, ma alla fine risulterà decisiva a favore degli anseatici la rete firmata da Gert Dörfel, che cessata l’attività intraprenderà la carriera di clown. Al ritorno, infatti, sfruttando il fattore campo rimontano lo svantaggio con Stürmer, Dörfel e col grande bomber Uwe Seeler (43 gol in nazionale). La rete di Gordon Harris manderebbe tutti allo spareggio, ma ci pensa ancora Seeler a siglare il gol qualificazione ad un quarto d’ora dal termine.
Le semifinali sono il trionfo del calcio latino. Il Benfica sistema tutto all’andata contro il Rapid Vienna. Il 3-0 di Lisbona permette ai lusitani di controllare agevolmente l’1-1 del Prater. Molta più fatica la fa invece il Barcellona. Evaristo firma l’1-0 del Camp Nou, ma non è un risultato che può far dormire sogni tranquilli e infatti al ritorno Wulf e Seeler rischiano il colpaccio. Solo al novantesimo Kocsis salva i suoi dalla clamorosa capitolazione e nello spareggio di Bruxelles basta ancora Evaristo per approdare alla prima finale della storia del club.
Nonostante queste difficoltà, comunque, i favori del pronostico pendono ancora tutti dalla parte del Barcellona. Il Benfica è arrivato in finale a suon di gol, ma è anche vero che ha affrontato avversari di difficoltà risibile. Ed in effetti la prima mezzora della finalissima di Berna sembra confermare quanto messo in preventivo. Il Barcellona domina la partita col suo possesso palla, fino a passare in vantaggio al ventesimo col pezzo forte del repertorio di Sandor Kocsis, un colpo di testa su cross dalla destra. Sembra l’inizio di una goleada ed invece dieci minuti dopo cambia la marea. Su un cross basso dalla sinistra il portiere e capitano blaugrana Ramallets esce male lasciando porta libera a José Aguas, che ringrazia segnando l’undicesimo gol e mettendo al sicuro il titolo di capocannoniere. Due minuti e Ramallets completa la frittata quando, su un pallonetto da fuori area, viene accecato dal sole e fa finire in porta il pallone dopo che questi ha sbattuto col palo. Una girata al volo del leader delle Aquile di Lisbona, Coluna, chiude i conti ad inizio ripresa e Czibor può solo accorciare ad un quarto d’ora dal termine con una splendida conclusione da fuori. Il Benfica succede dunque a sorpresa al Real Madrid, mentre per il Barcellona si conferma il rapporto non idilliaco con la Coppa. Passerà ancora parecchio tempo perché i catalani possano fregiarsi del titolo di campioni d’Europa.
