1956-57: Bis bianco sui viola
Rotto il ghiaccio con un grande successo di pubblico, la Coppa dei Campioni è ormai una realtà e il numero di partecipanti aumenta fino a 22. Si rende dunque necessario un turno preliminare che vede scendere in campo anche formazioni che in futuro avrebbero fatto loro il trofeo, come il Porto, eliminato dall’Athletic Bilbao sorprendente campione di Spagna, il Borussia Dortmund e il Manchester United di Matt Busby e di una nidiata di campioni che sarà però vittima della sfortuna. Il favorito resta comunque sempre il Real Madrid campione in carica, che al già ricco roster in suo possesso pensa bene di aggiungere proprio quel Raymond Kopa che aveva saltato la finale di pochi mesi prima. Santiago Bernabeu ci ha preso gusto e vuole continuare a sedere sul trono d’Europa.
A tentare di contrastarlo, per l’Italia si presenta la Fiorentina che sotto la guida di Fulvio Bernardini ha appena conquistato il primo scudetto della sua storia. I viola stanno entrando nel loro decennio d’oro, che li vedrà costantemente tra le prime della Serie A e capaci di vincere la prima Coppa delle Coppe nel 1961. Dietro al capocannoniere Virgili agiscono il brasiliano Julinho e l’italo-argentino Montuori, mentre alle loro spalle ci pensano Gratton, Chiappella e il futuro juventino Cervato a blindare la porta difesa da Giuliano Sarti.
Al primo turno gli svedesi del Norrkoping impongono l’1-1 a Firenze, ma al ritorno Virgili segna il gol qualificazione. Un risultato che non può certo ingenerare grandi entusiasmi, anche se pure le altre favorite non brillano. Il Manchester United fatica a battere in casa il Borussia Dortmund, reggendo sullo 0-0 al ritorno. La Honved cede al Bilbao, ma soprattutto sparisce dalle scene dopo la rivoluzione d’Ungheria e l’invasione sovietica. Molti giocatori, tra i quali Puskas, si rifiutano di tornare in patria dopo la gara di andata persa in Spagna e viene così deciso di disputarla a Bruxelles. Il 3-3 finale condanna una squadra già morta e segna la fine di una storia gloriosa. Fatica a sorpresa anche il Real Madrid, costretto allo spareggio dal Rapid Vienna per la tripletta di Ernst Happel, futuro padre del calcio totale olandese e vincitore della coppa da allenatore in due edizioni, con Feyenoord e Amburgo. A salvare i bianchi è il solito Di Stefano, ma lo spareggio giocato a Madrid la dice lunga sull’influenza del club in seno alla UEFA.
Il discorso cambia ai quarti di finale. Il Nizza oppone scarsa resistenza e due gol a testa di Joselito, Mateo e Di Stefano archiviano la pratica. Ingrana anche la Fiorentina, che doma il Grasshopper all’andata, per poi pareggiare senza rischi a Zurigo. Più fatica la fa il Manchester Utd, che è opposto però all’avversario più insidioso, quell’Athletic Bilbao che in patria è riuscito a superare il Real. I baschi vincono 5-3 l’andata al San Mamés, ma al ritorno Viollet (futuro capocannoniere del torneo) apre il 3-0 che vuol dire semifinale. La quarta squadra a sedersi al banchetto è la Stella Rossa, che ha eliminato il CSKA Sofia dopo due autentiche battaglie.
Ed è proprio la Stella Rossa l’avversario della Fiorentina. Le due gare sono tiratissime, ma i viola ormai puntano seriamente alla competizione e mandano in campo la miglior formazione. Eppure, a Belgrado, decide la rete della riserva Maurilio Prini, a tre minuti dal termine. È la rete che vale la finale, perché a Firenze il risultato non si schioda dallo 0-0. La Fiorentina è dunque la prima squadra italiana a disputare la finale della Coppa dei Campioni. Si troverà di fronte il Real Madrid, che doma il Manchester Utd per 3-1 al Bernabeu e sfiora il colpaccio anche all’Old Trafford, andando sul 2-0 per poi essere raggiunto nel finale.
Il 30 maggio si disputa dunque la finale e, se non bastasse la superiorità tecnica del Real, ci si mette pure il fattore campo, visto che il teatro della sfida è proprio il Bernabeu. La Fiorentina in finale è un piccolo squarcio di luce nel buio del calcio italiano di quel decennio. La nazionale si avvia alla prima eliminazione dai mondiali e le nostre squadre, nonostante la presenza di tanti campioni stranieri, non sembrano proprio in grado di competere con le migliori formazioni del continente. Eppure i viola, sotto la sapiente guida del “Professore”, sono ancora imbattuti. Grazie soprattutto ad una grande difesa che anche all’atto conclusivo conferma le sue qualità. Gli assalti dei bianchi si infrangono per più di un’ora contro un muro che pur privo di Chiappella non sembra avere cedimenti. A venti minuti dal termine, però, Gento viene atterrato al limite dell’area e l’arbitro pensa bene di vedere il contatto all’interno e di fischiare il calcio di rigore. Di Stefano trasforma con una botta che Sarti riesce solo a sfiorare e il sogno svanisce, tanto più che cinque minuti dopo ancora Gento colpisce in contropiede per il 2-0 finale. Per la seconda volta le speranze italiane si infrangono contro quel muro bianco che pare invalicabile. Succederà ancora, prima che tocchi a noi sorridere.
