Napoli ha il suo 'Cavaliere Oscuro'

Napoli ha il suo 'Cavaliere Oscuro'
mercoledì 23 dicembre 2015, 13:53News
di Filippo Faraldi
fonte Goal.com

Nel Napoli di Higuain sono in tanti a sacrificarsi, ma se ce n'è uno ad incarnare più di chiunque altro lo spirito del gregario è senza dubbio Josè Callejon. Testa bassa e pedalare su quella fascia destra, battuta sistematicamente e senza sosta ogni 90 minuti nonostante un macigno sulle spalle: lo 0 alla casella dei goal segnati in questa Serie A.

Bottino magro per chi ci aveva abituato ad altre medie realizzative: 15 reti nel suo primo campionato italiano, 11 lo scorso anno. Due volte su due in doppia cifra senza mai far venire a mancare il suo apporto in fase difensiva. Ma è davvero abbastanza per parlare di un 'Problema Callejon?'. No. Semmai è superficiale.

Per gli attaccanti il goal è tutto o quasi, ma nel caso di Callejon c'è anche molto altro. Arrivato come esterno offensivo "da 20 reti a stagione" (previsione di Benitez puntualmente avveratasi nella prima annata al Napoli), agli occhi dei più attenti lo spagnolo è ancor prima una fenomenale arma tattica: il lavoro oscuro fatto calciatore.

Nessuno in Serie A è più utile di lui in fase passiva, nel suo ruolo. Bernardeschi gli si avvicina soltanto, Dybala, Insigne ed Eder sono già più staccati. Un trend che va avanti dal suo sbarco in Italia: Callejon è l'attaccante con il maggior numero di palloni recuperati nelle ultime tre stagioni nel nostro campionato.

Da terzino ad ala, sulla fascia destra riesce ad interpretare più ruoli nella stessa partita. Dopo l'espulsione di Jorginho contro l'Atalanta, a 20' dalla fine con un vantaggio da difendere, Sarri si è concesso di lasciare in campo Higuain, Mertens ed Hamsik. Gliel'ha permesso Callejon, uno e trino nel saper agire sia da esterno che da mezzala nel finale di Bergamo.

C'è una parola, su tutte, di cui abusano gli allenatori: equilibrio. Ed è il motivo per cui giocatori come Callejon non vengono mai messi in discussione nelle gerarchie. Troppo prezioso il lavoro in fase di non possesso, anche se poco vistoso. Non a caso è l'attaccante con il maggior minutaggio dal passaggio al 4-3-3. Escluso Higuain, naturalmente.

Da Benitez a Sarri non è cambiato molto nel modo in cui Callejon viene impiegato. Tant'è che i goal, in realtà, sono arrivati. E anche in abbondanza: sei centri in sette partite di coppa non sono pochi, pur tenuto conto dello spessore dei modesti avversari incontrati in Europa League e del dimesso Verona incrociato in Coppa Italia.

Rispetto alla passata stagione Callejon ha arretrato leggermente il suo raggio d'azione sulla fascia. La sua presenza negli ultimi 30 metri è calata dal 30% al 24%, differenza quasi irrisoria che non può spiegare in toto lo strano digiuno da goal in Serie A. Sterilità che nasce, in parte, dal calo di palloni giocabili in zona goal.

Lo scorso anno tirava in porta ogni 49', quest'anno ogni 78': in sostanza Callejon ha a disposizione un'occasione a partita. E di questo non può avere colpe. Al di là di un Higuain in stato di grazia, che inevitabilmente calamita palloni su palloni, dal passaggio al 4-3-3 il Napoli ha sviluppato una tendenza quasi naturale a macinare gioco sul lato sinistro.

E' molto più frequente vedere l'azione nascere e concludersi lungo la catena sinistra che su quella destra. Fino a questo momento Ghoulam, Hamsik e Insigne hanno mostrato di saper dialogare con maggior naturalezza rispetto ad Hysaj, Allan e Callejon, nonostante la qualità sul versante destro non manchi.

Da gregario a catena, torna il filo conduttore del ciclismo. E allora a Josè Callejon non resta che pedalare come sa fare, sempre a testa bassa, per sè e per gli altri. Qualche vittoria di tappa può far piacere, e magari arriverà. Ma l'importante resta correre per la squadra: è con gente così che si vincono i grandi Giri.