Euro 2016: le urne hanno deciso 4 confronti speciali
Il sorteggione di Parigi ha deciso. Venerdì sono stati composti i gruppi dell'Europeo di Francia 2016 e l'urna ha già scritto le prime storie da raccontare, figlie di quattro "derby" per i quali è già scoccato il conto alla rovescia.
Nel gruppo A, Albania-Svizzera: il derby del cuore
Meglio, il derby delle scelte dettate dal cuore, o delle opportunità. Certamente l'aspetto calcistico è quello che ha tratto maggior guadagno: dove l'Albania ha fornito talenti alla Svizzera, la Svizzera ha dato l'opportunità a tanti giocatori albanesi di crescere, facendo la fortuna della nazionale delle aquile, per chi ha deciso di giocare per la madre patria. Una partita in cui la nazionale rossocrociata sembrerà un'estensione di quella albanese. La doppia nazionalità sarà quella a prevalere tra i 22 in campo: perché per quanti giocatori hanno scelto la nazionalità dello stato alpino, ce ne sono tanti - cresciuti a Losanna, Zurigo, Basilea - che sono tornati alle origini. In qualsiasi caso la si guarda, si tratta degli albanesi di confine, quelli maggiormente tormentati dalle guerre che hanno dato luogo alle migrazioni da quella Grande Albania del drone nel famigerato derby con la Serbia, nati o solamente originari di Kosovo e della Macedonia occidentale. I "macedoni" sono Xherdan Shaqiri, l'ex Palermo Pajtim Kasami ma anche l'attaccante del Bayer Leverkusen, Admir Mehmedi. Questi tre hanno scelto la Svizzera. L'ex Inter è nato Gnjilane (città macedone al confine albanese) e ha dichiarato di non aver mai ricevuto - nei tempi utili - la convocazione della sua nazionale di origine. Per Kasami e Mehmedi, è direttamente macedone l'altra parte del passaporto, ma l'etnia è albanese. La storia dei fratelli Xhaka di Basilea: il classe '92 Granit, centrocampista del Borussia Mönchengladbach, ha scelto la Svizzera; il maggiore Taulant, difensore, ha optato per l'Albania: i due si sono già stretti la mano in un derby ancor più emozionante di quello dei fratelli Boateng (ricordate Germania-Ghana ai Mondiali?). In questo caso, infatti, non si parla nemmeno di famiglia allargata. Passando agli effettivi di De Biasi, invece, tutti vantano presenze nelle nazionali giovanili elvetiche. C'è anche chi, come il centrocampista del Friburgo (nato nel Canton Turgovia) Amir Abrashi, ha giocato anche alle ultime Olimpiadi di Londra 2012 con la maglia rossocrociata, ma poi ha scelto la patria d'origine. Storia simile per il difensore dello Zurigo Berat Djimsiti. Così come Arlind Ajeti (difensore del Frosinone), Ermir Lenjani (terzino sinistro del Nantes), Naser Aliji e Shkelzen Gashi (laterali mancini del Basilea), Frédéric Veseli (terzino destro del Lugano), Migjen Basha (mediano del Basilea ex Torino) e Armando Sadiku (punta dello Zurigo). Comunque vada, Svizzera-Albania sarà il match di Euro 2016 dal più alto impatto emozionale.
Nel gruppo B, Inghilterra-Galles, batticuore a Cardiff
Da sempre considerati dagli inglesi, britannici di Serie B, in maniera un po' snob, ora i Dragoni hanno la possibilità di rivendicare il proprio orgoglio attraverso il calcio. Non con il rugby, sport nazionale. Facile pensare come per i gallesi si sia avverato un sogno: grazie a Gareth Bale e compagni, hanno ora la possibilità di un confronto inedito contro la grande vicina di casa, in cui la quasi totalità di giocatori emigra per intraprendere la strada del professionismo. L'altra stella a disposizione di Chris Coleman, oltre a Bale, è Aaron Ramsey dell'Arsenal ma, sempre a centrocampo, c'è spazio anche per Andy King (Leicester) e Joe Allen (Liverpool). Il resto della squadra popola la Premier di seconda fascia e la Championship. Il capitano? E' un inglese, quasi "puro", il difensore Ashley Williams di Tamworth, nei Dragoni grazie alle origini del nonno e dal 2008 - anche qui con la fascia al braccio - allo Swansea. Una squadra che per darsi un prestigio, ha scelto storicamente di giocare in Inghilterra come altri 5 club gallesi: Cardiff City, Wrexham, Colwyn Bay, Merthyr Tydfil (avversario anni '80 in Coppa delle Coppe) e Newport County.
Nel gruppo C, Ucraina-Polonia "sorelle" nell'ultimo, malinconico Europeo
Insieme nell'organizzazione di Euro 2012, Polonia e Ucraina ricordano con tanta malinconia la rassegna di tre anni e mezzo fa. Doveva proiettare e consacrare l'est europeo nel grande calcio continentale. Specie per la Polonia, buona più che altro per esportare talenti che per i successi delle squadre di club. D'altro canto, l'Ucraina, si difendeva piuttosto bene grazie a Dinamo Kiev e, soprattutto, Shakhtar Donetsk. Ebbene, la Polonia (impegnata anche nell'altro "derby" con la Germania) ha proseguito nel suo anonimato, per l'Ucraina, invece, da quel torneo non c'è stata più pace. La guerra civile si è riverberata anche nel calcio: gli arancioneri di Lucescu si sono rifugiati nell'estremo ovest di Leopoli dopo gli attacchi alla Donbass Arena, ex stadio "gioiellino" dello Shakhtar.
Nel gruppo D, Austria-Ungheria, il derby dell'impero
L'Ungheria è tornata grande. Col portiere 40enne in pigiama Gábor Király e una nazionale esperta e ricca di entusiasmo. Anche qui, l'urna parigina ha previsto uno scontro dagli articolati risvolti sociali, quello con l'Austria. Un pezzo d'Italia guarderà a questa partita con un occhio di riguardo: Trieste, porto fondamentale dell'Impero austroungarico, durato dal 1862 al 1919. In campo il match verrà particolarmente sentito da una vecchia conoscenza del calcio italiano, György Garics, terzino destro ex Napoli, Atalanta e Bologna e ora in Germania, al Darmstadt. Nato e cresciuto calcisticamente a Szombathely (all'Haladas, stessa città e club di Király), si è trasferito ben presto a Vienna, tra i biancoverdi del Rapid. Dell'Austria ottenne la seconda nazionalità e la maglia della selezione ora allenata da Marcel Koller. Il tedesco (anche se di Germania), però, si parla anche nella selezione magiara: dal ct Bernd Storck alle "spie" Zoltán Stieber e Ádám Szalai, rispettivamente ala sinistra e punta di Amburgo e Hoffenheim. Porta cognome tedesco anche il match-winner dello spareggio d'andata in Norvegia László Kleinheisler, che però non si è mai mosso dall'Ungheria. Lo ha fatto la storia al posto suo...
