Ecco come la Juve è tornata in auge per lo scudetto
In poco più di un mese è cambiato tutto. Una volta toccato il fondo a Reggio Emilia (28 ottobre), la Juventus si è rimessa a correre e ha infilato una serie di sei vittorie consecutive in campionato, condite da 14 gol segnati e solo 3 subiti (344’ di imbattibilità). Una rimonta che, all’indomani del successo sulla Fiorentina, propone la Vecchia Signora al quarto posto in classifica staccata di sole sei lunghezze dall’Inter capolista. Com’è riuscito Massimiliano Allegri a raddrizzare la barra?
A inizio stagione, avevamo segnalato come il tecnico bianconero stesse ancora familiarizzando con la rosa uscita fortemente rivoluzionata dal mercato estivo. Il costante cambio di uomini e moduli messi in campo nei primi due mesi ne era il riflesso inevitabile. Il 4-3-1-2 della passata stagione era tornato in ballottaggio con il vecchio 3-5-2 e un nuovo 4-3-3, ma anche con un 4-4-2 ibrido nel quale Barzagli si era trovato a muoversi per la prima volta in carriera da terzino destro. In ogni caso, però, mancava qualcosa. Hernanes non riusciva a dare la qualità necessaria nei panni che furono di Pirlo, ma nemmeno il dinamismo sufficiente per rimpiazzare Vidal tra le linee del rombo. Il tridente era stato pensato per esaltare le doti di Cuadrado mascherandone le pause difensive, sacrificando però le caratteristiche degli attaccanti, tutti poco inclini a giocare in quel sistema. Con il passaggio al 4-4-2 sono stati ritrovati gli equilibri difensivi, ma si è rischiato di perdere definitivamente Pogba, penalizzato dalla posizione di esterno sinistro. La risposta ai problemi è coincisa quindi con un ritorno al passato e due scelte dolorose: il gioco delle coppie sulle fasce di centrocampo (Lichtsteiner-Alex Sandro o Cuadrado-Evra) e la scelta di Mandzukic come terminale offensivo da affiancare alla stella crescente di Dybala. Non tutto è perfetto e non tutti sono pienamente coinvolti nel progetto. Ma la maggiore stabilità difensiva ha normalizzato la Juventus, riportandola in linea con il proprio potenziale e permettendole di superare otto squadre in classifica nel giro di 44 giorni. La base da cui ripartire nel 2016 è stata posta e l’evoluzione della Serie A 2015/16 fa pensare che non sia mai troppo tardi anche per sognare in grande.
La base della ritrovata Juventus è chiara. 3-5-2 vecchio stile e cambiamenti minimi: Evra e Cuadrado o Alex Sandro e Lichtsteiner sulle fasce.
Tatticamente uguale, concettualmente diversa
Se l’anno scorso era stato quello del progressivo riadattamento della Juventus dai canoni di gioco di Antonio Conte a quelli di Allegri, questo potrebbe divenire quello del definitivo cambio di interpretazione da parte della squadra bianconera. Il 3-5-2, infatti, è lo stesso del passato, ma la sua applicazione è totalmente diversa. Non solo per una minore intensità e una maggiore dipendenza dalle individualità di turno (elementi già espressi dalla prima Juventus di Allegri), quanto per gli schemi adottati. Il telaio è lo stesso, però ora c’è un motore nuovo. Tutto parte dalla cabina di regia, dove dall’addio di Pirlo le chiavi sono passate in mano a Marchisio. Una scelta strategica sulla quale Allegri non ha mai nutrito dubbi (Hernanes regista è stata un’invenzione temporanea per ovviare all’assenza del "Principino"), un’interpretazione del ruolo più in linea con i concetti di gioco del tecnico livornese. Ergo più schermo difensivo e meno dribbling, un minor numero di cambi di fronte e una maggiore attenzione al fraseggio stretto. Pirlo illuminava, Marchisio può anche accontentarsi di giocare partite nell’ombra come contro la Fiorentina (quando, zitto zitto, non ha sbagliato nemmeno un passaggio). Lo sviluppo della manovra, però, così cambia profondamente. Il passo della Juventus si è fatto più regolare, ma meno illuminante. E la squadra sembra ancora più vincolata dallo sviluppo sulle fasce, lì dove però emerge l’altra differenza fondamentale con il passato. Per alimentare al meglio Mandzukic, Allegri ha investito in modo massiccio sui cross dalle fasce. Se però con Conte gli esterni attaccavano contemporaneamente la profondità e andavano a comporre una prima linea a quattro con le due punte, ora la Juventus alterna la spinta. Anche per questo, ora, prevale il gioco delle coppie: Lichtsteiner-Alex Sandro o Cuadrado-Evra. Un esterno di spinta sempre associato a uno di maggior contenimento. Se ci fosse stato Conte, probabilmente avremmo assistito a una coppia Cuadrado-Alex Sandro.
