Serie A: addio a bandiere e simboli; calcio italiano in calo

Serie A: addio a bandiere e simboli; calcio italiano in caloTUTTOmercatoWEB.com
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lunedì 16 maggio 2016, 16:00Champions League
di Federico Mariani

La Serie A chiude i battenti ed è tempo di bilanci nelle società. C’è chi sorride, come la Juventus, pur rammaricandosi per l’euro occasione cestinata malamente; c’è chi progetta in grande per il futuro, come il Napoli; c’è chi conta per strada i punti smarriti che gli hanno impedito di salutare un tricolore o una qualificazione sicura alla Champions, come la Roma. Non mancano le grandi deluse, come le milanesi e la Lazio o le sorprese a metà (vedasi la Fiorentina).

Tuttavia questo campionato è stato un congedo per molte stelle. Lasciano il calcio giocato il centravanti dell’Hellas Verona e campione del mondo 2006 Luca Toni ed il portiere del Milan e vincitore della Champions League 2003 Christian Abbiati, mentre Miroslav Klose e Antonio Di Natale, simboli rispettivamente di Lazio ed Udinese, si interrogano sul futuro. Senza dimenticare il tira e molla tra Francesco Totti e la Roma sul rinnovo. È la fine di un ciclo e l’inizio di un ricambio generazionale. L’ultima volta che si era verificato uno scenario simile era stato nel 2009, quando Luis Figo, Pavel Nedved e Paolo Maldini salutarono il calcio giocato. Per molti aspetti fu uno shock generazionale, perché Inter, Juventus e Milan, le tre squadre più vincenti e blasonate in Italia, perdevano i propri pezzi pregiati. Era un’altra Serie A, dal tasso qualitativo decisamente superiore ed estremamente competitiva, nonostante il dominio nerazzurro di quegli anni immediatamente successivi a Calciopoli. Le due milanesi rappresentano benissimo il crollo del campionato italiano: Milan ed Inter erano protagoniste in Europa ed incutevano timore, mentre in questo momento arrancano alle spalle dell’imprendibile Juventus e di altre realtà come Napoli e Roma. In questo momento la Serie A è povera di grandi campioni: chi viene in Italia lo fa solo come tappa intermedia di un cammino che dovrebbe portare ad un top club estero. Il nostro campionato non è più la meta più ambita ma solo un passaggio graduale.

Anche per questo è emotivamente forte assistere all’addio di tanti campioni: c’è la sensazione di essere di fronte alla fine di qualcosa di irripetibile, alla scomparsa di una Serie A che non esiste più. Le prospettive future non sono rassicuranti: il campionato si sta livellando verso il basso, emulando Bundesliga e Ligue1 (con la differenza che i tedeschi vanno bene pure in Europa). Anche in Italia c’è una squadra che spicca sulle altre e sembra in procinto di cannibalizzare le altre, non solo con i risultati in campo, ma anche con il mercato: l’acquisto di Pjanic ricorda molto da vicino gli arrivi a Monaco di Goetze e Lewandowski. Da una parte, la Juventus avrebbe la chance di rinforzarsi per ambire al sogno Champions, ma dall’altra c’è l’impoverimento di un movimento che sta scivolando sempre di più verso l’anonimato.