Il momento della verità

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© foto di Alberto Fornasari
sabato 28 maggio 2011, 02:22Champions Insights
di Fabrizio Romano

Basta guardarli negli occhi per capire che è il momento della verità. E' il 28 maggio, Wembley apre i battenti, Manchester United contro Barcellona, la fermezza inglese contro la joya spagnola, il maestro leggendario Alex Ferguson contro il fanciullo prodigio Pep Guardiola, il Diavolo da consacrare Wayne Rooney contro il marziano Lionel Messi. La finale di Champions sarà questo e tantissimo altro ancora, una sfida di quelle imperdibili, già di per sé straordinariamente affascinante, ma clamorosamente imperdibile anche per l'effetto vendetta che riporta immediatamente a Roma 2009. Sul campo dell'Olimpico, quando Cristiano Ronaldo era la stella dei Red Devils, Ferguson fu sconfitto dai blaugrana trascinati da un certo Samuel Eto'o, l'uomo che le finali non le gioca ma le vince, un mostro creato per esserci nelle grandi occasioni e che assisterà alla sfida proprio... da Roma, dove sarà però in ritiro con l'Inter. Non ci sono più i due titani, la storia è cambiata eppure è affascinante quanto prima se non di più.

La vendetta è il grande desiderio del Manchester United e di Alex Ferguson, il volpone scozzese che è solidale più che mai verso l'amico Guardiola - uno che voleva portarsi a Old Trafford quando poi svanì tutto e il buon Pep sbarcò a Brescia -, ma che all'idea di lasciargli ancora afferrare le grandi orecchie inizia già ad innervosirsi. Il suo United è una macchina di lavoratori, testa bassa, calcio frizzante e movimento inesauribile, il tipico calcio moderno all'inglese dal quale il Sir non si distacca. E' questo il suo segreto per non stancarsi mai, un impianto solido da rinfrescare ogni anno con nuovi talenti da lanciare, e finché tutto continua ad andare così bene la signora Ferguson, ormai stufa di avere un marito che a 70 anni suonati si diverte ancora come un bambino a pilotare quegli undici ragazzini in campo. Lui risponde che "il calcio è la sua vita", e allora lunga vita al nostro Fergie, perché di personaggi così se ne vedranno pochi.

Di fronte, con gli occhi allegri ma pieni di onestà tipicamente iberici, ci sarà il Barcellona di Josep Guardiola, per tutti Pep, uno che non ama le prime pagine o la gloria personale. Pep è un amico di tutti, anche dei suoi giocatori, la parola polemica non fa parte del suo vocabolario. Lui ha già sconfitto il titano Ferguson in quella notte di Roma, eppure la ciclicità del suo Barça meravigliosamente eterno - perché il mito di questa squadra che possiamo gustarci ogni settimana sarà raccontata tra cent'anni come una leggenda - sta proprio nel non volersi fermare mai, nel trovare in un gioco cristallino e divertente per gli stessi interpreti uno stimolo in più verso un fiume di vittorie che non si placa. A ringraziare sono i paganti, ma il merito è anche di Guardiola: lui non lo ammetterà mai, è un ragazzo umile, sì, ma ha il dono di quell'umiltà che è solo dei grandi. Ha 30 anni in meno di Ferguson e può permettersi di portare a casa la sua seconda Champions, di certo il suo Barça non sarà svogliato. Anzi.

Saranno novanta minuti magici, lampi di buon calcio misti a momenti di tensione, due scuole di calcio perfette si fronteggiano sullo stesso campo, undici contro undici. Si passerà dai dribbling di Rooney e Messi alle chiusure di Vidic e Piqué, dalle geometrie di Xavi all'immensità dell'immortale Giggs, dalle fughe di Villa agli inserimenti del Chicharito, dalle cavalcate di Daniel Alves fino all'eterno Edwin Van der Sar, un altro mito che questa sera darà il suo addio al calcio giocato. Un ingrediente in più per rendere ancor più speciale una partita con la P maiuscola che si disputerà nel teatro più speciale, quello di Wembley. E' proprio vero, questa finale ha tutto per garantire un vero e proprio champagne. Non ci resta che attendere e... stapparlo.