Da Mou a Leo, l'Inter perde in tre fattori

Da Mou a Leo, l'Inter perde in tre fattoriTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
giovedì 24 febbraio 2011, 00:20Champions Insights
di Fabrizio Romano
Stanchezza, sfortuna e mentalità: Inter, che peccato!

Tre su tre, e l'Italia non s'è desta per niente. Dopo le disfatte di Milan e Roma, anche l'Inter precipita in casa nella massima competizione europea, e si arrende nel finale ad un Bayern Monaco che ha la rivincita negli occhi. Il match è equilibrato, forse leggermente meglio i tedeschi, di certo i nerazzurri sono quelli che se la sono cavata meglio delle tre italiane, fin quando al 90' non è arrivata la beffa firmata da Gomez che rompe il silenzio di uno 0-0 quasi prezioso. Eppure, rispetto all'era Mourinho è stato tutto un altro discorso. Adesso in panchina c'è Leonardo e non più lo Special One, ma in tre fattori si può capire come siano cambiate le cose per una squadra che un anno fa conquistava l'Europa con un'aria di superiorità che adesso è svanita. Perché? Molto semplice. Il primo fattore fondamentale riguarda la stanchezza. La squadra di Leonardo è arrivata a questo impegno sulle gambe, priva di un Diego Milito che è fulcro basilare per la manovra offensiva (Eto'o tende ancora ad allargarsi fin troppo), ma la colpa non è assolutamente del tecnico brasiliano. Leo è stato chiamato ad imbastire una rimonta in campionato, finora con buoni risultati, spremendo i suoi uomini al massimo, ragionamento che invece José Mourinho non ha dovuto fare, beneficiando di un vantaggio netto sulle rivali tra febbraio e marzo ed allentando la presa in campionato - quando la Roma iniziò a recuperare - favorendo così la freschezza in Champions, risultata decisiva. Freschezza, una parola utopica contro il Bayern, tra un Thiago Motta costretto a giocare da fermo, un Cambiasso assente e uno Sneijder stremato, tanto per fare tre nomi.

Fondamentale anche l'aspetto di quel pizzico di fortuna, che Mourinho nascondeva dietro ai famosi 'dettagli decisivi', mancato terribilmente all'Inter di Leonardo. E' vero che i bavaresi hanno centrato due legni, ma i nerazzurri hanno trovato almeno due volte un Kraft mostruoso sulla strada verso il gol, trovando la beffa nel finale e vedendosi anche respingere conclusioni come quella di Eto'o da pochi passi sempre in senso contrario, e mai con quell'aiutino della Dea Bendata che serve specialmente in Europa, aiutini di cui l'anno scorso l'armata di Mourinho potè beneficiare più volte. Anche qui, Leonardo poteva fare poco: d'altronde, il brasiliano è stato costretto a schierare l'Inter che abbiamo visto stasera, vista l'assenza completa di alternative eccezion fatta per un Pandev che ultimamente è meglio tenere fuori. Forse però si poteva migliorare la gestione dei cambi, con Kharja entrato solo al posto dell'infortunato Ranocchia a un quarto d'ora dalla fine mentre in tanti chiedevano quasi con pietà la sostituzione. Eppure, "stavamo attaccando ed ho scelto di proseguire così", Leo dixit. La scelta non ha pagato

Quello dove qualcosina poteva essere fatto in più era però l'aspetto della mentalità. L'Inter ha 'rispettato' fin troppo il Bayern di Van Gaal, mostrando solo a tratti quella grinta che fu prerogativa base dell'era José Mourinho. Insomma, poco pressing e ancor meno cattiveria soprattutto all'inizio dei due tempi, quando l'Inter ha veramente sofferto. Lì, quando bisognava azzannare l'avversario, la squadra è calata ed è mancata. Insomma, morale della favola: qualche segnale positivo c'è, non si poteva fare molto di più, soprattutto quando sembra proprio non essere la serata giusta. Però si può anche migliorare, pensando alla trasferta che verrà in un'Allianz Arena infuocata. E chissà che proprio una telefonata di Mourinho - una delle tante - non possa fare la differenza...