Stella Rossa-Milan, quando la nebbia cambiò la storia del calcio

Stella Rossa-Milan, quando la nebbia cambiò la storia del calcio

© foto di Marco Conterio
 di Gaetano Mocciaro articolo letto 61526 volte


9 novembre 1988, stadio Marakana di Belgrado, in scena va il secondo turno di Coppa dei Campioni fra lo Stella Rossa e il Milan di Arrigo Sacchi, ritornato nel grande palcoscenico europeo dopo nove anni. I rossoneri hanno superato agevolmente il primo ostacolo, i bulgari del Vitosha Sofia (oggi Levski), con un Marco van Basten autore nella partita di ritorno di una impressionante quaterna. Il sorteggio è stato tutt’altro che benevolo con il Diavolo, perché i campioni di Jugoslavia hanno un potenziale notevole, sicuramente la miglior squadra dell’Est Europa e lo dimostrerà un paio d’anni dopo andando a vincere la Coppa dei Campioni. Quello Stella Rossa può schierare assi del calibro di Dejan Savicevic, Robert Prosinecki e Dragan Stojkovic. Quest’ultimo è il leader della squadra e si era già fatto conoscere al pubblico italiano segnando la rete dell’illusorio 0-1 all’andata a San Siro. Il Milan ebbe la forza e la bravura di reagire immediatamente, pareggiando un minuto dopo con Pietro Paolo Virdis. L’1-1 finale rimise la qualificazione in gioco due settimane più tardi in Jugoslavia, con lo Stella Rossa leggermente favorito, a maggior ragione perché nel Milan è assente Ruud Gullit, che ha comunque voluto viaggiare verso Belgrado con la squadra. Il clima per i rossoneri è ostile, la squadra sembra intimorita e appare in affanno rispetto agli slavi che, al contrario, sono tonici e tengono le redini del gioco. Il primo tempo si chiude sullo 0-0, un risultato che fa comodo ai padroni di casa. Il Milan ha ancora 45’ per cambiare l’inerzia della partita, invece le cose precipitano: passano pochi minuti e Dejan Savicevic dalla distanza supera Giovanni Galli: Stella Rossa in vantaggio. Nel frattempo su Belgrado è sceso un nebbione biblico, tanto che la rete del montenegrino si fatica a vedere e solo grazie allo zoom delle telecamere si riesce a intuire qualcosa. Una nebbia mai vista prima d’ora, immediata e fitta, fittissima, tanto da annullare totalmente la visibilità. Di quel che resta della partita si intuisce solo qualcosa attraverso le urla dei giocatori. Il Milan, per giunta, è pure in inferiorità numerica per espulsione di Virdis per un fallo che non vede nessuno se non un guardalinee, che segnala all’arbitro una spinta dell’attaccante sardo a un difensore jugoslavo. Al 12’ del secondo tempo anche l’arbitro, il tedesco Pauli, si arrende: impossibile continuare e partita sospesa. Si rigioca il giorno successivo, da capo, da 0-0.

COSA E’ SUCCESSO - Il Milan, salvato dalla nebbia si ripresenta a Belgrado in condizioni psicologiche migliori dello Stella Rosssa, che stava pregustando l’accesso ai quarti di finale. Ruud Gullit, sfrutta il rinvio della partita riuscendo incredibilmente a recuperare dall’infortunio, potendo così scendere in campo. Al contrario, niente da fare per Virdis. Per la Uefa l’espulsione, sebbene in una gara sospesa, va confermata. Scatta, pertanto, la squalifica e non potrà giocare. Idem per Carlo Ancelotti, diffidato e ammonito durante la partita in Jugoslavia. La partita è subito accesa, il Milan si vede incredibilmente scippato per una svirgolata di Vasilijevic entrata in rete ma non vista dall’arbitro. I rossoneri trovano la forza di passare in vantaggio con van Basten, poi vengono raggiunti da Stojkovic. Il risultato rimarrà tale fino ai rigori. Giovanni Galli para quelli di Savicevic e Mrkela. Il Milan è infallibile e passa il turno. Da lì in avanti elimerà Werder Brema, Real Madrid e in finale travolgerà nella finale di Barcellona lo Steaua Bucarest per 4-0, tornando sul tetto d’Europa 20 anni dopo.

COSA SAREBBE SUCCESSO SE – Se la nebbia non fosse scesa difficilmente il Milan avrebbe potuto raddrizzare una situazione così difficile. A 33’ dal termine, con un uomo in meno e in svantaggio di un gol il Milan si apprestava a salutare la Coppa dei Campioni, verso la quale aveva deciso di puntare a inizio stagione. Il risultato finale sarebbe stato un mesto uscire di scena al secondo turno, facendo morire sul nascere la leggenda del grande Milan di Sacchi, che si limiterà solo allo scudetto 1987/88. Senza quella nebbia il Milan non avrebbe rigiocato e vinto la partita, non avrebbe mai sollevato la coppa dei Campioni e nemmeno conquistato il diritto di risputarla e vincerla di nuovo l’anno dopo. Di conseguenza nel palmares non ci sarebbero state nemmeno le due coppe Intercontinentali vinte contro Nacional Medellin e Olimpia Asunción. Il concetto di calcio offensivo lanciato da Sacchi sarebbe morto così sul nascere e il suo calcio innovativo, non avendo portato i frutti sperati, avrebbe favorito il continuo uso del catenaccio, della marcatura a uomo e del libero che quasi tutte le squadre italiane usavano. Il 5-0 col quale il Milan avrebbe umiliato il Real Madrid non sarebbe mai esistito e Leo Beenhakker, tecnico delle merengues in quella stagione, non avrebbe perso il posto a fine stagione. Al contrario lo Stella Rossa avrebbe potuto vincere con due anni d’anticipo la sua prima Coppa dei Campioni, arrivando a una storica finale tutta est europea contro lo Steaua Bucarest. Talenti come Stojkovic e Savicevic si sarebbero imposti prima nel panorama europeo e sarebbero stati acquistati dai top team e magari, il “Genio”, avrebbe preso un’altra strada rispetto a quella che l’ha portato, nel 1992 a Milano.