Tanti auguri a Ivan Nielsen, iceman del PSV d'Europa

Tanti auguri a Ivan Nielsen, iceman del PSV d'Europa

© foto di Lorenzo Di Benedetto
 di Federico Mariani articolo letto 110 volte

Per un attimo, in quel 25 maggio 1988, Ivan Nielsen è un uomo solo. Dinnanzi a sé ha la sagoma di Silvino, portiere del Benfica. I lusitani sono gli avversari del PSV, la squadra di questo ragazzo danese, classe 1956. In palio c’è la Coppa dei Campioni. Il teatro di questo atto conclusivo è il Neckarstadion di Stoccarda. La partita si è da poco conclusa a reti inviolate. Netta la superiorità delle difese. Eusebio, storico campione del Benfica ed in quel momento viceallenatore, vorrebbe scendere in campo per aiutare i suoi. Ed invece sono i calci di rigore a determinare l’esito dell’intera manifestazione. Quando tocca a Nielsen presentarsi dal dischetto, le due formazioni hanno già siglato due gol a testa.

Dopo una gara impeccabile in fase difensiva, Ivan si ritrova con una responsabilità pesantissima. Un macigno da portare da solo. Nei 90 minuti si possono sempre condividere la fatica, la pressione ed i momenti di difficoltà con i compagni di reparto. Stavolta no. Il rigore è un uno contro uno con il portiere ed una prova di forza al cospetto degli spettatori. Il danese, alto, con i capelli a caschetto ed i baffoni castani, con il numero 3 sulle spalle, ha sangue freddo. Sa come non lasciarsi condizionare. Non prende una rincorsa lunga, ma si avvicina al pallone posizionato sul dischetto senza paura. Guarda il portiere, aspetta una sua mossa. Silvino accenna un tuffo alla sua sinistra. Nielsen è impeccabile: spiazza l’estremo difensore e garantisce il proseguo della sfida, in momento particolarmente delicato.

Il duello dagli undici metri prosegue estenuante fino al dodicesimo rigore. Van Breukelen para il tiro di Veloso: il PSV Eindhoven è campione. Guus Hiddink è l’uomo che ha regalato la prima coppa dalle grandi orecchie al popolo biancorosso. Una vittoria storica, merito anche di Nielsen, emblema di forza di volontà e spirito di sacrificio, capace di adattarsi ad ogni situazione. E, all’occorrenza, anche di sfidare la tradizione ed il blasone di una corazzata, con lo sguardo fiero di un vichingo.