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© foto di Daniele Buffa/Image Sport
21.09.2012 00:05 di Tommaso Maschio articolo letto 616 volte

Si chiude con un bilancio positivo, ma non troppo, la tre giorni europea delle italiane: zero sconfitte, cinque pareggi – di diverso peso e fattura – e una sola vittoria fanno tirare un po' il fiato nel Ranking Uefa, ma ancora non bastano per tornare a scalare le posizioni e riavvicinarsi al trio formato da Germania, Spagna e Inghilterra.

Dalla Champions arrivano due pari dal peso specifico nettamente diverso. Se quello della Juventus al Stamford Bridge contro i campioni in carica del Chelsea è quasi una vittoria e certifica la grande condizione, anche in campo europeo della squadra di Conte/Carrera, quello raccolto a San Siro dal Milan contro il modesto Anderlecht è più di un campanello d'allarme per i rossoneri che sembrano in perenne ricerca di un'identità dopo la diaspora estiva di campioni. L'assenza della vittoria fra le mura amiche pesa e tanto nella testa e nelle gambe dei rossoneri che rischiano di veder presto cambiare anche la guida tecnica.

La 'Maledizione di San Siro' non colpisce però solo il Milan. Anche l'Inter sembra esserne vittima, se ancora fra campionato e coppa il segno uno manca nella schedina di Stramaccioni. Il pari con il Rubin infatti lascia l'amaro in bocca alla truppa nerazzurra che rischia addirittura uno scivolone clamoroso a causa degli errori difensivi di Jonathan e Ranocchi e si salva solo per il carattere e la voglia di alcuni suoi uomini – Zanetti su tutti – che fan si che il bicchiere sia mezzo pieno anziché completamente vuoto.

Pareggi importanti e di ben altro spessore invece per Lazio e Udinese. I biancocelesti pareggiano soffrendo contro il Tottenham fuori casa: Petkovic schiera i titolari, dimostrando di puntare anche alla competizione europea, dimostrando di poter giocare alla pari con un avversario più avanti nella preparazione e con alcune individualità di assoluto valore. In un girone che vede in corsa anche Maribor e Panathinaikos un punto a Londra non è affatto da buttare. Buono anche il pari interno dell'Udinese contro un Anzhi molto più avanti nella preparazione, ma che alla fine dei conti si dimostra poca cosa nonostante giocatori come Eto'o o Lassana Diarra che valgono quanto tutta la rosa friulana. A risolvere le cose ci è voluto però un guizzo del capitano Di Natale, colui a cui l'Udinese si aggrappa nei momenti di difficoltà. Proprio questo è il limite maggiore della squadra di Guidolin: non avere riserve all'altezza di certi titolari, col rischio di premere troppo alcuni uomini e andare poi in difficoltà nel corso della stagione in Italia e in Europa.

Problema che non ha il Napoli. Mazzarri schiera una squadra B, infarcita di riserve, che per una volta si dimostrano all'altezza dei titolare. Vargas, oggetto misterioso fino a ieri, dimostra tutte le qualità mostrare in Cile e diventa mattatore nella serata del San Paolo con una tripletta e una prestazione maiuscola. Al suo fianco gira una squadra che non fa rimpiangere quella titolare, dove anche i nuovi – Mesto, Gamberini ed El Kaddouri – sembrano trovarsi a meraviglia come facessero parte della squadra da tempo immemore. Forse proprio questa forza e consapevolezza di avere una rosa ampia e di grande valore potrebbe essere l'arma in più di Mazzarri per competere su due fronti con buone possibilità di vittoria. L'Aik era forse l'avversario più debole del lotto, ma il 4-0 degli uomini di Mazzarri non lascia spazio a dubbi: il Napoli anche in Europa può recitare una parte da protagonista.


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