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© foto di Alberto Fornasari
12.05.2011 09:00 di Oreste Giannetta articolo letto 4635 volte

Col Milan campione e Inter e Roma già ai gironi, resta alla sorprendente Lazio di Delio Rossi il compito di mantenere intatto il contingente italiano. I biancocelesti sono opposti alla Dinamo Bucareşt, che regolano in rimonta a domicilio, dopo l’insidioso 1-1 dell’Olimpico all’andata. L’unica sorpresa dei preliminari è la mancata qualificazione dell’Ajax, sconfitto dallo Slavia Praga, anche se gli olandesi da tempo non possono essere considerati una big. Non hanno problemi, invece, Arsenal, Liverpool, Valencia, Siviglia, Benfica, Rangers e Werder Brema.
La musica non cambia con i gironi, che si rivelano ancora una volta ben poveri di sorprese. Esce la Lazio, che nulla può contro il Real Madrid e contro un ottimo Olympiakos, che insidia fino all’ultimo il primato dei merengues. Per i capitolini nemmeno la soddisfazione del terzo posto, andato al Werder Brema. Avanzano invece senza problemi il Milan, con ben poca opposizione da Celtic, Benfica e Shakhtar, e l’Inter, che precede il Fenerbahçe, capace di staccare nettamente squadre insidiose come PSV e CSKA Mosca. Termina al secondo posto la Roma, dietro il Manchester United. I giallorossi, dopo l’1-7 della stagione precedente, patiscono ancora i Red Devils, ma riescono comunque a tenere a bada lo Sporting Lisbona, mentre la Dinamo Kiev certifica il suo declino chiudendo senza punti. Negli altri gironi il Porto precede il Liverpool, che parte male ma chiude con sedici gol in tre partite, otto dei quali tutti in una volta al malcapitato Beşiktaş, ultimo dietro al Marsiglia. Il Chelsea apre con un pareggio casalingo, col Rosenborg che costa la panchina a Mourinho, ma poi non ha problemi ad arrivare primo davanti allo Schalke 04, che precede in volata i norvegesi e il Valencia. Il Barcellona passeggia davanti al Lione, che perde le prime due per poi rimontare e anticipare Rangers e Stoccarda. Siviglia e Arsenal, infine, passano a braccetto demolendo le scarse difese di Slavia Praga e Steaua Bucareşt.
Agli ottavi il calcio italiano fa i conti con una dura realtà. Le squadre inglesi paiono troppo forti per le nostre formazioni. Milan e Inter cedono infatti ad Arsenal e Liverpool senza riuscire a segnare nemmeno un gol e dimostrando una netta inferiorità. A salvare l’onore resta dunque la Roma, che col Real Madrid va subito sotto per la rete del solito Raúl, ma riesce a rimontare chiudendo però con un insidioso 2-1 all’Olimpico. Serve l’impresa, che puntualmente arriva. Taddei gela il Bernabéu, ancora Raúl riaccende subito le speranze, ma in pieno recupero Vučinić firma un’altra storica vittoria per gli uomini di Spalletti. L’Inghilterra si conferma leader anche con le altre due squadre in corsa. Il Chelsea ha un avversario agevole nell’Olympiakos, mentre il Manchester United ha il compito di frenare ancora una volta le ambizioni del Lione, che comunque fa di tutto per impensierire Ferguson. Oltre all’Italia, anche la Spagna marca il passo, perdendo per strada il Siviglia che molti vedevano come possibile outsider. Gli andalusi inciampano a sorpresa sul Fenerbahçe, che riesce ad imporsi ai rigori dopo due gare ricche di gol. Resta il Barcellona, trascinato da un Messi finalmente decisivo anche in Europa. I blaugrana rifilano infatti un doppio KO al Celtic. Ai rigori arriva anche la qualificazione dello Schalke 04, mai così in alto, ai danni del favorito Porto.
I tedeschi sono poi gli avversari del Barcellona ai quarti, ma devono arrendersi ad un doppio 1-0 confezionato dal giovane Bojan e da Yaya Touré. I catalani restano l’unica eccezione al dominio inglese, visto che Roma e Fenerbahçe devono arrendersi a Manchester United e Chelsea. I giallorossi temono di rivivere l’incubo di dodici mesi prima e dopo lo 0-2 subito all’Olimpico capiscono che non c’è più nulla da fare, limitando al gol di Tévez il passivo dell’Old Trafford. Faticano di più i Blues, costretti a cedere in rimonta a Istanbul, ma poi capaci di chiudere il discorso a Stamford Bridge con un gol in apertura di Ballack e uno in chiusura di Lampard. Resta il derby tra Arsenal e Liverpool. Dopo il pareggio di Londra, ad Anfield si assiste ad un autentico spettacolo. I Reds rimontano l’iniziale vantaggio dei Gunners, ma a sei minuti dal termine Adebayor firma il 2-2 che li condannerebbe. Subito dopo, però, arriva il rigore che Gerrard trasforma, prima del gol della sicurezza di Babel.
In semifinale, agli uomini di Benitez tocca ancora un’inglese, il Chelsea, per quello che ormai è un appuntamento fisso. Dopo due KO stavolta sono i Blues a festeggiare. Decisivo l’autogol di Riise in pieno recupero ad Anfield, che vale l’1-1. A Londra Torres risponde a Drogba. Si va ai supplementari dove ancora l’ivoriano e Lampard allungano definitivamente, nonostante Babel in extremis provi a riaprire tutto. Il Chelsea riesce finalmente ad approdare alla finale, proprio nell’anno dell’addio di Mourinho. Dall’altra parte il Barcellona sogna di ripetere l’exploit del Milan, capace nell’ultima edizione di avere la meglio su tre inglesi. Gli uomini di Rijkaard, però, sbattono sulla muraglia tattica messa su da Ferguson, che li blocca sullo 0-0 al Camp Nou. Al ritorno Scholes sblocca il punteggio al quarto d’ora con quello che alla fine risulterà il gol decisivo per la terza finale nella storia dei Red Devils.
Teatro del primo derby inglese in una finalissima è un’altra novità, la città di Mosca col suo stadio Luzhniki. Per il Chelsea di Abramovich è un po’ come giocare in casa. Mai come in questa occasione il magnate russo è stato vicino a coronare il suo sogno di portare la propria squadra in cima all’Europa. I londinesi in pochi anni sono diventati una delle potenze del Continente e possono contare su una formazione temibile. Su tutti il portiere Čech, i difensori Cole, Terry e Carvalho, già campione col Porto, Lampard a centrocampo e il carismatico Drogba in attacco. A guidarli un tecnico diametralmente opposto a Mourinho, il tranquillo israeliano Avram Grant. Di contro Ferguson punta tutto sul suo attacco micidiale, sostenuto dal resto della squadra che punta più a contenere che ad altro. La stella è senza dubbio Cristiano Ronaldo, giunto all’apice di una carriera che l’ha visto protagonista già da giovanissimo. Il portoghese, che si avvia a far sua la classifica marcatori e a fine anno conquisterà il Pallone d’Oro, è affiancato dallo sgusciante Tévez e dal torello Rooney, utilissimo anche quando c’è da coprire.
Tocca proprio a Cristiano Ronaldo sbloccare il punteggio poco prima della mezzora, con un perfetto colpo di testa su cross dalla destra di Wes Brown. Subito il gol il Chelsea non patisce il colpo, riuscendo a ribattere alle offensive avversarie fino a trovare il pareggio poco prima dell’intervallo, quando Lampard si fa trovare pronto a ribadire in rete una palla respinta malamente da Ferdinand. Il pareggio in extremis carica i Blues, che nella ripresa sono molto più pericolosi degli avversari. Il punteggio non cambia più, però, nemmeno nei supplementari, animati da una traversa di Lampard e da una conclusione del subentrato Giggs salvata sulla linea. Ma animati soprattutto da una rissa che porta all’espulsione di Drogba quando mancano quattro minuti ai calci di rigore.
Si decide tutto dal dischetto dunque, per la quarta volta nelle ultime otto edizioni. I tiratori sono quasi tutti impeccabili, con un’unica eccezione. Proprio l’uomo più atteso, Cristiano Ronaldo, si fa ipnotizzare da Čech nonostante le finte. Alla quinta serie, dunque, dopo la trasformazione di Nani, la palla del trionfo è sui piedi del capitano Terry. E qui il destino decide di metterci lo zampino. Terry scivola al momento del tiro sul campo inzuppato dalla pioggia, che cade fin dal primo minuto, e pur spiazzando Van der Sar manda il pallone fuori. Tocca ripartire da zero, ma adesso l’inerzia dal punto di vista del morale è tutta a favore dello United. Anderson, Kalou e poi Giggs non sbagliano, ma lo fa invece Anelka, il cui tiro viene respinto da Van der Sar e da il via alla festa dei Red Devils, per la terza volta campioni d’Europa e ancora una volta in maniera rocambolesca. Per il Chelsea, e per Londra, un’altra beffa e il tabù che non vuole dissolversi.
 


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