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© foto di Alberto Fornasari
05.05.2011 09:00 di Oreste Giannetta articolo letto 3837 volte

Ad animare l’estate del 2005 è il caso Liverpool. I Reds, campioni d’Europa, sono finiti quinti in campionato e hanno dunque bisogno di una deroga da parte dell’UEFA per partecipare a partire dal primo turno preliminare. L’avversario è una formazione gallese che non toglie certo il sonno, così come i lituani del Kaunas al secondo turno. Per tornare nella fase a gironi resta il CSKA Sofia, che nella storia della competizione ha fatto spesso vittime illustri. I bulgari cedono nettamente in casa, ma si prendono lo sfizio di andare a vincere ad Anfield mettendo paura a Benitez. Nel frattempo il Manchester United travolge gli ungheresi del Debrecen, mentre l’Everton, che aveva scippato il quarto posto agli odiati concittadini, deve cedere il passo al Villareal, emergente squadra spagnola che si affaccia per la prima volta in Champions. Un’altra esordiente arriva dall’Italia ed è l’Udinese, sorprendente quarto alle spalle delle tre big. I friulani, allenati da Cosmi dopo il passaggio di Spalletti alla Roma, superano con due vittorie il più esperto Sporting Lisbona. Tutto facile anche per l’Inter, contro lo Shakhtar, così come per altre “nobili” come Ajax e Rangers. La quarta spagnola, il Betis, riesce a far sua una sfida equilibrata col Monaco, ormai in crisi dopo i fasti del 2004.
Il primo turno vede un cammino brillante da parte delle squadre italiane. La Juventus fa suo il proprio girone davanti al Bayern Monaco, anche se da Bruges e Rapid Vienna arriva ben poca opposizione. Il Milan precede il PSV e lo Schalke 04, col Fenerbahçe mestamente ultimo. Primo posto anche per l’Inter, che approfitta della crisi del Porto, ultimo, e soffre ben poco contro i Rangers e gli slovacchi dell’Artmedia, ripescati in Coppa Uefa. Chi deve abbandonare la scena è solo l’Udinese, che comunque lotta fino all’ultimo contro il Werder Brema, in un girone dominato dal Barcellona di Rijkaard, tornato grande. Alla fine sarà terzo posto davanti al Panathinaikos. Negli altri gironi avanzano a braccetto Liverpool e Chelsea, così come Arsenal e Ajax. Il Lione comincia a dimostrarsi la bestia nera del Real Madrid relegandolo al secondo posto, ma la sorpresa maggiore arriva dal gruppo D. Lo vince il Villareal davanti al rinato Benfica, tornato campione nazionale con Trapattoni che però ha subito lasciato. Al terzo posto c’è il Lille che nega al fallimentare Manchester United anche il ripescaggio in Coppa Uefa.
Con la ripresa in primavera, negli ottavi di finale fioccano le sorprese. Vanno subito fuori i campioni in carica del Liverpool, che non riescono a venire a capo del Benfica, vittorioso di misura al Da Luz e capace di imporsi per 2-0 ad Anfield con a segno anche Miccoli. Va fuori anche il Real Madrid, sorpreso al Bernabeu dall’Arsenal che si impone con la rete di Henry e poi incapace di rimontare a Londra. Nelle due sfide tra outsiders si impongono il Lione, che travolge il PSV, e il Villareal, che stoppa la corsa dei Rangers dopo due pareggi. Tutte avanti le italiane. Il Milan desta la migliore impressione, rifilando un netto 4-1 al Bayern Monaco e mostrando grande voglia di rivincita. L’Inter approfitta di un Ajax ancora inesperto rimontando nella ripresa l’uno-due subito ad Amsterdam in apertura per poi imporsi in casa grazie a Stankovic. La Juventus soffre a Brema, passando nel finale dal 2-1 al 2-3. A Torino bisogna vincere, ma Micoud porta subito avanti i tedeschi. Trezeguet pareggia a mezzora dal termine e quando tutto sembra perduto ci pensa il portiere Wiese a regalare ad Emerson il pallone della qualificazione. Resta la sfida più attesa del turno, tra Chelsea e Barcellona, rivincita di dodici mesi prima quando passarono i Blues. Stavolta i catalani si impongono già a Stamford Bridge in rimonta, con due reti negli ultimi venti minuti, per poi andare avanti in casa con un gioiello di Ronaldinho, pareggiato solo al novantesimo da Lampard su rigore.
Ai quarti di finale si riduce notevolmente il contingente italiano. Mentre il Barcellona dispone agevolmente del Benfica dopo il pari a reti bianche di Lisbona, Inter e Juventus si arrendono a Villareal e Arsenal. I nerazzurri vincono in casa dopo l’immediata rete di Forlán, ma in Spagna si arrendono al gol di Arruabarrena ad inizio ripresa. La Juventus cede nettamente a Londra sotto i colpi di Fàbregas e dell’ex Henry, mentre a Torino, così come dodici mesi prima col Liverpool, non riesce a sbloccare il punteggio. Nessuno lo sa, ma quando i bianconeri torneranno in Champions League il loro mondo sarà cambiato. Resta solo il Milan, dunque, che dopo aver controllato a Lione rischia grosso a San Siro, facendosi pareggiare il primo gol di Inzaghi. Ancora Super Pippo, a due minuti dal termine, scaccia i fantasmi, prima che Shevchenko allunghi nel recupero.
La semifinale vede il Milan opposto al Barcellona, che frena subito il sogno rossonero di riprendersi la Coppa sfuggita l’anno prima. Giuly, al decimo della ripresa, firma la rete che permette ai blaugrana di espugnare Milano, per poi controllare lo 0-0 in casa che vale loro il ritorno in finale dopo dodici anni dalla batosta subita proprio per mano del Milan. Sull’altro campo si gioca una sfida con meno titoli in campo, ma non meno sentita. Villareal e Arsenal sono a un passo da un traguardo che per entrambe sarebbe storico. I Gunners si impongono ad Highbury, nell’ultima partita internazionale disputata in questo glorioso stadio, destinato alla demolizione. Il gol partita lo firma l’ivoriano Kolo Touré a fine primo tempo. Anche in questo caso la gara di ritorno si chiude senza reti, con gli spagnoli che sprecano l’occasione della vita quando Riquelme si fa respingere da Lehmann a un minuto dal termine il rigore che avrebbe portato tutti ai supplementari.
È dunque l’Arsenal la prima formazione londinese ad accedere alla finale del massimo torneo europeo, in programma per la seconda volta allo Stade de France. Giusto riconoscimento per il lavoro del tecnico francese Wenger, che negli anni ha trasformato quella che era la squadra più noiosa della Premier League, in un undici capace di regalare sempre ottimo calcio. Gli uomini di punta sono il capitano Henry, arrivato dalla Juventus come un pacco e diventato negli anni leader e miglior cannoniere del club, e il giovane regista Fàbregas, che a meno di 20 anni ha raccolto la pesante eredità di Vieira. Oltre a loro una difesa solida, con gli esperti Campbell e Ashley Cole, e un centrocampo capace di trattare la palla coi guanti, formato dal francese Pirès, dal bielorusso Hleb e dallo svedese Ljungberg. Di fronte c’è il Barcellona, allenato da Rijkaard che di Coppe se ne intende. I catalani dopo anni di anonimato hanno deciso di puntare sulla Cantera, ma in attesa di raccogliere i frutti si affidano soprattutto al genio di Ronaldinho e alla concretezza sotto porta di Eto’o. I due sono supportati dal francese Giuly e da Deco, entrambi protagonisti della finale del 2004 con opposti risultati. A guidare la difesa c’è invece il capitano Puyol, l’anima guerriera della squadra. Passano meno di venti minuti per assistere alla prima svolta, ma non è un gol, bensì l’espulsione di Lehmann, primo giocatore nella storia delle finali a ricevere un cartellino rosso. La rinuncia a Pirès, per il dodicesimo Almunia, costringe l’Arsenal a subire il possesso del Barcellona, che però non riesce a trovare varchi. A dieci minuti dall’intervallo, poi, a sorpresa passa l’Arsenal. Punizione di Henry dalla destra e stacco imperioso di Sol Campbell, che non da scampo a Víctor Valdés. Nella ripresa l’Arsenal sfiora due volte il raddoppio in contropiede, ma cede nel finale alla forza d’urto di un Barcellona ormai totalmente riversato in avanti. Sono due subentrati a risultare decisivi. Prima lo svedese Larsson serve in profondità Eto’o, che batte Almunia sul primo palo. Poi è l’esterno brasiliano Belletti, servito ancora una volta da Larsson, a segnare il suo primo gol in blaugrana con un tunnel sullo sfortunato portiere spagnolo. Il Barcellona sale dunque sul trono d’Europa per la seconda volta. La maledizione dei decenni precedenti sembra ormai superata, mentre Londra resta ancora a secco.
 


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