VENTURA, PERCHE’ NON PIU’?

VENTURA, PERCHE’ NON PIU’?

© foto di Federico De Luca
 di Nicola Galloro articolo letto 457 volte

Si gioca a nascondino o la cautela di Tavecchio ha fondamento? L’uscita esplicita dell’implicito nostro Presidente, con la prudenza manifestata su Ventura quale futuro ct, desta più di una perplessità. Cos’è cambiato nelle ultime ore? Il ghigno moderato del tecnico genovese, designato in pectore, costituiva una indiretta conferma di una designazione ormai scontata.

Difficile ritenere che la dichiarazione di Tavecchio sia stata compiuta in omaggio ad una prassi che impone sempre una smentita di maniera, o comunque un ridimensionamento, di una trattativa in atto e sgamata dalla stampa. In questo caso si è trattato, sino a stamani, di una contrattazione quasi ostentata da ambo le parti, certamente mai celata.

Quale l’elemento di novità? La nomina di Lippi quale direttore tecnico? Improbabile, perché il binomio Lippi-Ventura era caldeggiato ormai da tempo. Né si può pensare che il saggio Lippi abbia improvvisamente espresso il gradimento di un tecnico giovane, cui fungere da chioccia. Perché la Nazionale domani, indipendentemente dall’esito degli imminenti Europei, necessiterà di una profonda ricostruzione. Di credibilità prima, ingloriosamente snobbata oggi in nome di più che pretestuose ed inverosimili giustificazioni; di attaccamento e di collante poi. Oggi la Nazionale non è più il luogo naturale di esaltazione di un calciatore azzurro, semmai è sede in cui mal si sta e mal si viene trattati. Non più il coronamento di carriera, ma quasi un peso (non solo per i giocatori). E si osa anche dirLe no.

L’opera prima da compiere è la ricostituzione di un rapporto quantomeno cordiale e formale tra Nazionale e Società di Club. Basta con sfoghi strali ed isterismi, basta richieste improponibili di stage o di riforma dei calendari, basta auto-esaltazioni od auto-celebrazioni in nome di precedenti propri successi. La Maglia azzurra è un conto, quella del club quotidiano è altra cosa. Non paragonabile alla prima, della quale semmai è figlia ed estrazione secondaria.

Per ricucire rapporti logorati al limite dell’irreparabilmente compromesso, serve l’Ulivieri degli allenatori in attività. E Ventura personifica l’identikit che si ricerca. Tecnico determinato ed ostinato, duro ed intransigente, ma soprattutto profondo conoscitore di calcio. E del calcio di oggi. E delle esigenze del calcio moderno.

La tattica prima dell’agonismo, la tecnica prima che sterili logorii fisici, il bel gioco che porta risultati. Il 58enne ligure ha già dimostrato come anche con squadre tecnicamente non eccellenti si possano conseguire ambiziosi obiettivi.

E poi, Ventura sa davvero lavorare con i giovani. Lo ha sempre fatto e non meramente proclamato. Alle compiacenti annunciazioni da conferenza stampa ha silentemente sostituito i sornioni traguardi raggiunti.

E poi, Ventura è esperienza. E non sfugge come gli ultimi sorrisi azzurri siano stati colti sotto l’egida di commissari tecnici dai capelli bianchi: Trapattoni, Lippi, Prandelli.

Riavvolgiamo. Cos’è successo nelle ultime ore? Boh, non è lecito saperlo. Di certo è auspicabile l’ufficializzazione di Ventura quale nuovo capitano italiano.