SASSUOLO: DALLE CERAMICHE AL CALCIO

SASSUOLO: DALLE CERAMICHE AL CALCIO

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 di Nicola Galloro articolo letto 465 volte

Il ”chiudendo” campionato italiano lo ricorderemo non solo e non tanto per le imprese delle grandi –collettiva della Juve ed individuale di Higuain – ma per l’avvento imperioso di una nuova grande. Il Sassuolo di Di Francesco, modello di calcio, di creazione di calcio, di pratica del calcio. Esempio certo e chiaro di come ancora oggi si possa vincere puntando ed investendo sui calciatori nostrani. Pochi stranieri, il minimo esigibile, e tanti tantissimi italiani valorizzati ed esibiti a compiaciuti occhi indiscreti.

Il sesto posto dei neroverdi è la più bella riuscita della Serie A negli anni 2000. Dopo il miracolo Chievo.

Un successo attribuibile a tutto l’ambiente Sassuolo: dal potere forte Squinzi ai silenti dirigenti Rossi ed Angelozzi, concludendo con il sagace ed autorevole Di Francesco. Splendida la cavalcata compiuta nella seconda parte del campionato. Soltanto tre mesi fa il distacco col Milan ammontava ad otto punti; 90 giorni dopo un cambiamento algebrico di +12, con i modenesi che hanno concluso distanziando di quattro lunghezze i più nobili rossoneri.

Meglio di noi parlano i numeri. Sassuolo quarta migliore in trasferta, squadra che ha pareggiato di più in assoluto ed in casa, che ha chiuso la stagione regolare con quattro vittorie consecutive (record), con soli 2 gol subiti negli ultimi cinque incontri. Un attacco non proprio bombardiere bilanciato da una granitica retroguardia, la quarta migliore del torneo. Così come bisogna tributare il giusto valore ai numerosi pareggi, non più o non sempre sinonimi di sconfitte dall’introduzione dei tre punti per vittoria.

Il Sassuolo ha battuto tutte le grandi: Napoli, Juventus, Inter (x2), Milan. Solo la Roma ha resistito al furore neroverde, ma ha dovuto concedere un pareggio nel match di andata.

Il Sassuolo sinora era ricordato quale sparring partner della Juve nella celeberrima sfida infrasettimanale vinta con gli irriconoscibili bianconeri. Ora negli spogliatori del Mapei Stadium agli strali urla ed imprecazioni di Buffon si sostituiscono i sorrisi e lo champagne dei legittimi padroni di casa.

Quarta squadra per minor numero di sconfitte (appena 9), quarta migliore nel girone di ritorno. E ciò nonostante l’ottavo posto nella classifica degli attacchi più prolifici. A tal proposito, la bravura di Di Francesco che ha fornito una dimensione corale alla propria creazione, senza imprescindibilità e/o indispensabilità di sorta. Nessuno in doppia cifra realizzativa, massimo sette gol (Berardi, Sansone, Defrel). Una equa distribuzione che ha avvolto anche gli elementi di novità (Politano, determinante ieri sera) ed i difensori-bomber (il redivivo Acerbi, che bellezza).

Ma soprattutto una dimensione di italianità che non può non appassionare, non può non prenderti. In tempi di carestia e di crisi di identità, il Sassuolo riconcilia col calcio. E col calcio italiano. Solamente 6 atleti sui 32 totali della prima squadra provengono da altre nazioni, due dei quali peraltro giovani ’97 e ’98 che non hanno nemmeno esordito. Nell’ultima partita con l’Inter, nell’undici iniziale di Di Francesco solamente due erano gli stranieri, Duncan e Defrel, contro l’unico tricolore nerazzurro D’Ambrosio ed il naturalizzato Eder.

Capolavoro di Di Francesco, tecnico dalla personalità controversa, autoritario e riservato, deciso e timido, certamente gran conoscitore di calcio. E di tattica. Col suo dogmatico ed inscalfibile 4-3-3, ovunque proposto, anche in piazze dalle quali ben presto ed ingiustificatamente è stato rimosso. Sassuolo e Di Francesco costituiscono un binomio ad oggi indissociabile. Dalla cavalcata dalla B alla A, al primo e tormentato anno di massima serie, con l’inspiegabile avvicendamento con Malesani. E poi il ritorno poche settimane più tardi, con annessa permanenza. Una parabola ascendente che ora accredita il trainer pescarese tra i più appetibili sul mercato. Così come del resto avveniva una decina di anni addietro allorquando calcava da atleta i campi di gioco oggi ereditati da promettente prole.

In appena tre anni il Sassuolo è passato dall’essere la cenerentola della A, la novizia, la figlia minore della canarina Modena, ad una realtà stabile che brilla per le certezze esibite. Di società prima, di squadra poi, di gioco infine. Non sfugge infatti come uno degli elementi qualificanti, peculiare tratto caratteristico, sia stato sempre il bel calcio proposto. Arioso partecipato e corale, con intrinseco coinvolgimento delle fasce laterali, sia in fase di possesso sia in quella di ripiegamento difensivo. Ieri sera Politano da cecchino infallibile rapidamente e magicamente si trasformava in primo interdittore e difensore aggregato.

Ed ora la storia, in chiusura. In appena tre anni di militanza, il Sassuolo ha raggiunto il sesto posto, una condizione europea anche se la effettiva partecipazione dipenderà da evoluzioni future ma prossime.

Eppure…negli ultimi due campionati il sesto posto è stato una vera iattura, con Genoa e Parma che hanno dovuto rinunciare alla Europa League per mancanza dei requisiti necessari all’ottenimento della licenza UEFA.

Ma la vera cronistoria che piace è quella che porta a ritenere il Sassuolo la vera rivelazione degli anni 2000, dopo il Chievo. Nelle classifiche finali degli ultimi sedici anni risaltano i piazzamenti Champions dell’Udinese, il quinto posto del Palermo nel 2010, il quarto del Chievo nel 2006, il quinto ancora del Chievo nel 2002.

Il paragone tra Sassuolo e le altre (che non siano Chievo) stride apertamente e cozza vistosamente in termini di storia. Palermo,34 campionati di massima serie (tra Serie A e precedenti denominazioni), Udinese 45, Parma (Coppa Uefa vinte), Genoa (gli scudetti dal 1902 al 1924).

Solo il Chievo ha fatto meglio del Sassuolo. La specificazione legata al quarto posto del 2006 ed al quinto del 2002 è dovuta alle distinzioni tra classifiche formali e classifiche del campo. Nel 2006, infatti, i gialloblu chiusero al settimo posto della graduatoria, salvo poi essere catapultati nei preliminari di Champions in seguito al noto scandalo. La vera perla è del 2002,quell’indimenticabile quinto posto del Chievo dei Miracoli di Del Neri al primo anno di massima serie. È questo per ora il record degli anni 2000 (e non solo) sin qui non superato. Ma dopo Campedelli, ecco il Sassuolo di Squinzi.

Il Sassuolo oggi è davvero una grande. Benvenuto!