Milano in salsa di soia: il futuro di Inter e Milan parla cinese

Milano in salsa di soia: il futuro di Inter e Milan parla cinese

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Claudio Coli articolo letto 570 volte

Il 2016 sarà un anno di svolta per la Milano calcistica. La città lombarda, che nella prossima finale di Champions sarà superata da Madrid in qualità di detentrice del maggior numero di Champions vinte, si appresta a cambiamenti epocali – e forse fisiologici – che riguardano i futuri asset societari delle due big Milan e Inter. Se per quest’ultima il trapasso dalla romantica gestione Moratti è già avvenuto nel 2013 con l’arrivo di Thohir (che sta facendo spazio ora al gruppo Suning, ma ne parleremo dopo), anche sull’altra sponda dei navigli presto tirerà aria orientale, grazie alla vicinissima cessione del pacchetto di maggioranza del Diavolo dalle mani di Silvio Berlusconi alla cordata cinese guidata dagli imprenditori della holding immobiliare Evergrande Real Estates. Dopo un anno di vani abboccamenti, finalmente la famiglia Berlusconi, ormai stremata da spese insopportabili e fallimenti di campo indigeribili, si smarcherà dalla creatura sportiva più amata e vincente di sempre: la cessione avverrà dopo 30 anni indimenticabili, fatti di successi irresistibili e leggendari, seppur macchiati da un ultimo triennio increscioso che ha fatto disaffezionare il tifo rossonero. Berlusconi si sarebbe alla fine arreso all’ineludibile passaggio storico (anche sotto la crescente pressione dei figli Marina e Piersilvio e inaspettatamente di Barbara, ai ferri corti con Galliani e bruciata dall’impossibilità di costruire lo stadio nuovo), che non lo vede più al passo coi tempi: è finita l’epoca del mecenate padre-padrone, in un calcio dove i nuovi ricchi (e che ricchi) spingono sempre più per farsi posto con cifre da capogiro. Il cavaliere si sa è un abile imprenditore e conscio di certe dinamiche, e se non ha venduto finora è stato solo per troppo amore verso una delle sue passioni più grandi, e anche perché l’illusione Mr Bee si è poi confermata come tale. Le cifre parlano ora di 550 milioni per il 70% e l’accollamento da parte dei nuovi proprietari di quasi 250 milioni di debiti complessivi: un affare quindi per Berlusconi, che rimarrà comunque come presidente onorario e garante dell’operazione fino a quando i cinesi non acquisiranno il 100% del pacchetto. I quali arriveranno spinti da una bulimica voglia di calcio e di business, decisa a tavolino nelle stanze del potere di Pechino: il governo cinese vuole infatti una nazionale competitiva per i prossimi mondiali a venire e intende potenziare il movimento imparando i trucchi del mestiere dalla vecchia e gloriosa Europa; per farlo non si bada certo a spese, come si sa quando da quelle parti si vuole raggiungere certi risultati non ce ne è per nessuno Di sicuro quindi una bella notizia per i tifosi rossoneri, che potranno sognare in grande (il gruppo cinese in questione è quello proprietario del club dell’Evergrande di Guangzhou che in estate ha comprato a suon di milioni Jackson Martinez e ha fra gli investitori principali Jack Ma, il secondo uomo più ricco della Cina, tanto per capirsi) e sperare in una ristrutturazione societaria necessaria come l’aria da respirare per un Milan lentamente decaduto e rimasto all’epoca della pietra per quanto riguarda sviluppo tecnico, commerciale e strutturale. Per tornare grandi serve chiarezza nei ruoli, soldi ben investiti, idee e un piano commerciale e finanziario sulla falsariga di quello orchestrato dalla Juve post Calciopoli: uno stadio nuovo che garantisca pubblico ed introiti diversificati, penetrazione nei mercati stranieri per la vendita dei prodotti del merchandising, scelta di dirigenti e manager all’altezza, specie per quanto riguarda l’area tecnica. Il nome che viene fatto con insistenza è quello di Marcello Lippi, molto legato al gruppo orientale in quanto ex allenatore di successo dell’Evergrande. Il trainer campione del mondo 2006 avrebbe già pronta la poltrona di direttore tecnico: in dubbio invece la permanenza di Galliani, legato a un doppio filo a Berlusconi (che potrebbe però chiedere di mantenerlo nel suo ruolo di Ad come garanzia) mentre già si parla di ritorni eccellenti, quali Maldini, Albertini e Rivera. Il Milan ai milanisti insomma, ma soprattutto ai cinesi. Che come detto sopra stanno tentando la scalata anche all’Inter, che già parla indonesiano da alcuni anni: la conduzione del management di Thohir ha creato per ora basi importanti dando una ventata di modernità alla Beneamata, ma la situazione economica non è particolarmente florida, a causa dei debiti pregressi da ripulire (con la mannaia sempre incombente del Fair Play Finanziario) e delle sanguinose mancate partecipazioni alla Champions degli ultimi anni: l’ingresso più che probabile del colosso mondiale di e-commerce guidato dal facoltosissimo Zhang Jindong, darà grosse boccate di respiro, e da un iniziale 30% si arriverà presumibilmente a spodestare lo stesso Moratti ,attualmente socio di minoranza in uscita. E non è detto che lo stesso Thohir venga un giorno defenestrato. Le trattative bollono in pentola, ma Jindong e il suo entourage si è già esposto direttamente: visita ufficiale a Milano con giro della Pinetina e presenza al Meazza durante Inter-Udinese con tanto di esultanza scatenate. Su quella tribuna della Scala del Calcio, dove un tempo si sfidavano Berlusconi e Moratti, fra non molto vedremo più di un occhio a mandorla

Il 2016 sarà un anno di svolta per la Milano calcistica. La città lombarda, che nella prossima finale di Champions sarà superata da Madrid in qualità di detentrice del maggior numero di Champions vinte, si appresta a cambiamenti epocali – e forse fisiologici – che riguardano i futuri asset societari delle due big Milan e Inter. Se per quest’ultima il trapasso dalla romantica gestione Moratti è già avvenuto nel 2013 con l’arrivo di Thohir (che sta facendo spazio ora al gruppo Suning, ma ne parleremo dopo), anche sull’altra sponda dei navigli presto tirerà aria orientale, grazie alla vicinissima cessione del pacchetto di maggioranza del Biscione dalle mani di Silvio Berlusconi alla cordata cinese guidata dagli imprenditori della holding immobiliare Evergrande Real Estates. Dopo un anno di vani abboccamenti, finalmente la famiglia Berlusconi, ormai stremata da spese insopportabili e fallimenti di campo indigeribili, si smarcherà dalla creatura sportiva più amata e vincente di sempre: la cessione avverrà dopo 30 anni indimenticabili, fatti di successi irresistibili e leggendari, seppur macchiati da un ultimo triennio increscioso che ha fatto disaffezionare il tifo rossonero. Berlusconi si sarebbe alla fine arreso all’ineludibile passaggio storico (anche sotto la crescente pressione dei figli Marina e Piersilvio e inaspettatamente di Barbara, ai ferri corti con Galliani e bruciata dall’impossibilità di costruire lo stadio nuovo), che non lo vede più al passo coi tempi: è finita l’epoca del mecenate padre-padrone, in un calcio dove i nuovi ricchi (e che ricchi) spingono sempre più per farsi posto con cifre da capogiro. Il cavaliere si sa è un abile imprenditore e conscio di certe dinamiche, e se non ha venduto finora è stato solo per troppo amore verso una delle sue passioni più grandi, e anche perché l’illusione Mr Bee si è poi confermata come tale. Le cifre parlano ora di 550 milioni per il 70% e l’accollamento da parte dei nuovi proprietari di quasi 250 milioni di debiti complessivi: un affare quindi per Berlusconi, che rimarrà comunque come presidente onorario e garante dell’operazione fino a quando i cinesi non acquisiranno il 100% del pacchetto. I quali arriveranno spinti da una bulimica voglia di calcio e di business, decisa a tavolino nelle stanze del potere di Pechino: il governo cinese vuole infatti una nazionale competitiva per i prossimi mondiali a venire e intende potenziare il movimento imparando i trucchi del mestiere dalla vecchia e gloriosa Europa; per farlo non si bada certo a spese, come si sa quando da quelle parti si vuole raggiungere certi risultati non ce ne è per nessuno Di sicuro quindi una bella notizia per i tifosi rossoneri, che potranno sognare in grande (il gruppo cinese in questione è quello proprietario del club dell’Evergrande di Guangzhou che in estate ha comprato a suon di milioni Jackson Martinez e ha fra gli investitori principali Jack Ma, il secondo uomo più ricco della Cina, tanto per capirsi) e sperare in una ristrutturazione societaria necessaria come l’aria da respirare per un Milan lentamente decaduto e rimasto all’epoca della pietra per quanto riguarda sviluppo tecnico, commerciale e strutturale. Per tornare grandi serve chiarezza nei ruoli, soldi ben investiti, idee e un piano commerciale e finanziario sulla falsariga di quello orchestrato dalla Juve post Calciopoli: uno stadio nuovo che garantisca pubblico ed introiti diversificati, penetrazione nei mercati stranieri per la vendita dei prodotti del merchandising, scelta di dirigenti e manager all’altezza, specie per quanto riguarda l’area tecnica. Il nome che viene fatto con insistenza è quello di Marcello Lippi, molto legato al gruppo orientale in quanto ex allenatore di successo dell’Evergrande. Il trainer campione del mondo 2006 avrebbe già pronta la poltrona di direttore tecnico: in dubbio invece la permanenza di Galliani, legato a un doppio filo a Berlusconi (che potrebbe però chiedere di mantenerlo nel suo ruolo di Ad come garanzia) mentre già si parla di ritorni eccellenti, quali Maldini, Albertini e Rivera. Il Milan ai milanisti insomma, ma soprattutto ai cinesi. Che come detto sopra stanno tentando la scalata anche all’Inter, che già parla indonesiano da alcuni anni: la conduzione del management di Thohir ha creato per ora basi importanti dando una ventata di modernità alla Beneamata, ma la situazione economica non è particolarmente florida, a causa dei debiti pregressi da ripulire (con la mannaia sempre incombente del Fair Play Finanziario) e delle sanguinose mancate partecipazioni alla Champions degli ultimi anni: l’ingresso più che probabile del colosso mondiale di e-commerce guidato dal facoltosissimo Zhang Jindong, darà grosse boccate di respiro, e da un iniziale 30% si arriverà presumibilmente a spodestare lo stesso Moratti ,attualmente socio di minoranza in uscita. E non è detto che lo stesso Thohir venga un giorno defenestrato. Le trattative bollono in pentola, ma Jindong e il suo entourage si è già esposto direttamente: visita ufficiale a Milano con giro della Pinetina e presenza al Meazza durante Inter-Udinese con tanto di esultanza scatenate. Su quella tribuna della Scala del Calcio, dove un tempo si sfidavano Berlusconi e Moratti, fra non molto vedremo più di un occhio a mandorla