MILAN, UN GIUSTO CASTIGO

MILAN, UN GIUSTO CASTIGO

© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
 di Nicola Galloro articolo letto 380 volte

Troppo tardi! La migliore prestazione dell’anno non ha evitato il fallimento stagionale. Il Milan in un solo colpo ha perso Coppa Italia e qualificazione all’Europa League e per la terza volta consecutiva osserverà da nostalgico spettatore il cammino europeo delle connazionali.

Una débâcle collettiva. Proprietaria, perché troppe le distrazioni esterne circa trattative fin qui non concretizzate; dirigenziale, perché totalmente avverse le scelte di mercato compiute nell’ultimo lustro; tecnica, perché troppi allenatori si sono succeduti e tutti non hanno brillato; agonistica, perché innumerevoli calciatori si sono avvicendati racimolando solamente insuccessi. Sportiva tout court, infine, perché senza vittorie gli introiti stanno a zero. Alcun ricavo e soltanto perdite, le quali ineluttabilmente inficiano tutta la catena produttiva.

Componenti che, singolarmente e non, hanno determinato lo sfacelo dei giorni nostri. Lontani e quasi irreali i tempi in cui il Milan stentava nei confini nazionali salvo poi esaltarsi in ambito europeo. Quel Milan di Ancelotti che, lungi da un gioco estetico ed appariscente, conseguiva trionfi in serie con carattere pragmatismo cinismo imperterriti. L’arma fondamentale la praticità, quella subordinata l’accortezza difensiva. Un altro Milan, imparagonabile con quello odierno che del primo manco assurge a brutta copia.

Più che le ragioni prettamente di bilancio, sconforta il disordine tecnico in sede di programmazione. Allenatori progressivamente inseriti a libro paga quasi fossero stagisti con scadenza sei mesi. Da Mihajlovic a Brocchi, per rimanere alla contingenza; burbero il primo, autoritario il secondo. Entrambi hanno steccato, entrambi senza idee tattiche e di gioco, entrambi preoccupati più del prestigio ed ambizione personali che del bene della squadra.

A differenza di Inzaghi e Seedorf, impossibilitati all’esternazione delle proprie visioni calcistiche perché troppo pressati dall’alto, gli allenatori di quest’anno hanno proposto un Milan stantio ripetitivo ed amorfo. Basato esclusivamente sui tre perni fondamentali sfuggiti al naufragio generale: Donnarumma, portiere dell’avvenire e già dell’oggi; Bonaventura, eclettico factotum; Bacca, implacabile sotto porta. Tutti gli altri non pervenuti. Incluso il redivivo Montolivo, ritornato ai fasti dei tempi belli nella finale di Coppa Italia: troppo tardi, anche per lui.

La ricostruzione, meglio rifondazione, del Milan potrebbe ruotare intorno a quei tre, gli unici salvati. Gli altri, ahimè, tutti sommersi: da Montolivo ad Abate, da Balotelli a Mexes, da De Sciglio a Zapata, da Poli ad Antonelli. Sì, anche Antonelli, tra i migliori stagionali ma inevitabilmente coinvolto nel disastro difensivo collettivo. In standby Calabria e Jose Mauri: per adoperare formula di mero stile, troppo poco in campo per poter essere giudicati.

Le teorie economiche insegnano che, toccato il punto più basso, non si possa che risalire. Beh, il Milan da troppo tempo staziona e galleggia nel punto zero; ora non può che ripartire. Speriamo accada presto, perché è una grande del calcio mondiale e perché un modello di calcio autenticamente italiano non può prescindere dalla prestanza vigorosa del movimento meneghino.

Due brevi considerazioni, infine. Avrei gradito la presenza in campo di Abbiati nelle ultime due partite stagionali. Sia in campionato con la Roma, sia e soprattutto in Coppa con la Juve. Ed invece un addio solitario quasi impercettibile, da silente campione quale è.

E poi…auguri al Sassuolo, alla prima storica qualificazione in una Coppa Europea. Un giusto riconoscimento, un premio legittimato a suon di prestazioni divertimento e vittorie. Giusto così! Il campionato, anche nella sua appendice, ha emesso un corretto responso.