Leicester e Atletico Madrid, quando le idee vincono sul fatturato

Leicester e Atletico Madrid, quando le idee vincono sul fatturato

 di Claudio Coli articolo letto 469 volte

Entrerà di diritto nella storia la stagione calcistica 2015-2016, grazie alle memorabili imprese di Leicester ed Atletico Madrid, il primo capace di conquistare una leggendaria Premier a danno delle big d’oltremanica, il secondo di raggiungere la seconda finale di Champions in tree anni. Due risultati incredibili che non possono essere derubricati a casualità od episodi, ma che al contrario fanno da fulgidi esempi di un modo vincente e giusto di pensare e fare calcio, lontano anni luce dalla filosofia impostasi negli ultimi anni, che vede l’equivalenza di soldi:vittorie; la cavalcata del Leicester che ha fatto innamorare il mondo intero e le imprese del “piccolo” Atletico sono realtà provate del fatto che spesso e volentieri a vincere possono essere le idee, l’organizzazione, la determinazione e l’applicazione, e che spendere e spandere non è propriamente segno di sicuro successo. Al contrario. L’impresa di Ranieri è qualcosa di impensabile, che rimarrà negli annali: possiamo paragonare la squadra dell’ex trainer te staccino a un Chievo o Frosinone di turno, per risultati pregressi e ranking. Tanti anni in Championship, poi il ritorno in Premier e una salvezza faticosa: l’arrivo di Ranieri ha dato una svolta tecnica a un gruppo che poteva sguazzare nella mediocrità e invece ha deciso di imporsi alla faccia dei miliardi di City, United, Chelsea e Arsenal, tutti coinvolti in un’annata no; Jamie Vardy,fino a qualche anno fa a sgobbare in fabbrica, si è confermato l’implacabile bomber tipico delle serie minori tipico del Regno Unito, baricentro basso, svelto, furbo e con una ferocia che parte dai duri tempi nei quartieri bassi operai fra birre, risse e partitelle. Kantè ha giostrato come un Makelele dei bei tempi, Mahrez ha mostrato una classe cristallina che ne farà un uomo mercato assoluto, e la difesa composta dai due colossi Huth e Morgan non ne ha sbagliata una, grazie a tutta l’abilità italiana di Ranieri di dare sostanza e continuità a certi meccanismi che in Inghilterra si perdono in un bicchier d’acqua. A proposito, quanto è importante avere gente autoctona affamata, pensiamo a un altro motorino instancabile come Danny Drinkwater: un’altra bella lezione alle grandi d’Inghilterra che ormai puntano solo su stelle straniere. L’Atletico di Madrid poteva sembrare una meteora, forse nel 2011: da lì la banda Simeone non si è fermata un momento. L’Europa League, i miglioramenti in Liga e il protagonismo assoluto in Champions. Tutto merito del Cholo e della sua incredibile voglia di affermarsi: allenatore instancabile e aggressivo anche in allenamento, capace di plasmare la mente e la filosofia di un gruppo che ha saputo modellare e creare a sua immagine e somiglianza, trasformandolo in un’autentica macchina da guerra. Garra argentina, difesa all’italiana e palleggio spagnolo: un mix letale che ha fatto scalpi illustri. Ma con che risorse? Pochissime, rispetto alla concorrenza. Secondo i calcoli di Deloitte, l’Atletico ha un fatturato di meno di 190 milioni di euro, poco più superiore a quello di Roma, Newcastle ed Everton, e inferiore a Schalke, Tottenham e Borussia: cessioni remunerative negli anni (Jackson Martinez, Diego Costa), crescita del settore giovanile (Koke, Saul Niguez, Oliver Torres) pattuglia di bandiere legatissime alla causa (Gabi, Fernando Torres, Juanfran, Filipe Luis, Godin) acquisti intelligenti e pertinenti (Griezmann, Gimenez,Oblak, Partey). Mescoliamo tutto questo e vedremo una squadra capace in pochi anni di lottare annualmente per la Liga, insidiando Barcellona e Real Madrid, e per la Champions. Che dire, se non chapeau. Care squadre italiane, Leicester e Atletico hanno dimostrato che se si vuole, tutto è possibile. La Juve ha già capito che questo è possibile, per quanto riguarda le altre, pensiamo ad esempio a nobili ormai decadute quali Milan ed Inter, un solo consiglio: prendete appunti, tanti