La solitudine dei numeri primi...

 di Nicola Galloro articolo letto 517 volte
Avrei voluto e dovuto commentare gli esiti dei quarti di finale di Champions, con le rilevanti sorprese emergenti. Cronologicamente parlando, lo storico passaggio in semifinale dei Citizens, la remuntada solitaria del…solito Ronaldo, la meritata qualificazione dell’Atletico (giusto così, Barca troppo molle nei 180 minuti), la missione comunque compiuta del Bayern che, pur non eccellendo -ma è la costante di questa stagione- ha domato senza particolare sofferenza l’audace Benfica. Ed invece mi sento in dovere di entrare in tematiche a me antipatiche, le ormai monopolizzanti questioni arbitrali che, anche in ambito europeo, prevalgono sugli aspetti tecnici del campo. E commento l’ultimo accadimento perché direttamente coinvolto è il nostro rappresentante tricolore Rizzoli, travolto dalle critiche all’esito del derby di mercoledì sera del Calderon. Il fischietto bolognese colpito da una pletora di valutazioni promiscue, al limite dell’esagerazione, individuato dal Barcellona quale causa della mancata riconferma nella competizione. Non è in discussione la liceità delle recriminazioni dei blaugrana, tanto legittima quanto ininfluente perché non può mascherare una prestazione scialba ed incolore. Ne’ può tantomeno celare l’improvvisa inefficienza della squadra, in chiara difficoltà da almeno un mese, con partite giocate sotto-ritmo e con rendimenti alquanto inconsueti. Logico corollario, la perdita della Champions e la compromissione di una apparentemente certa affermazione nel campionato di riferimento. Il punto dolente è “come” si sia attaccato il sig. Rizzoli. Non è sfuggito come le dichiarazioni ed i toni adoperati dal Barcellona per platealmente avversare le decisioni del direttore di gara siano stati praticamente analoghi a quelli usati nel nostro paese nel post-derby Toro-Juve. Beninteso, analoghi a quelli violenti prescelti dagli operatori dell’informazione, dagli opinionisti, dai nostrani commentatori calcistici. Giammai dalla società presuntivamente lesa, il Torino, come sempre pacata e signorile nelle proprie esternazioni. Il Barcellona – con il portato di stampa ed opinione pubblica che ne amplificano il pensiero – ha riservato all’odierno miglior arbitro del mondo esattamente lo stesso trattamento dalla stesso Rizzoli subito in patria. Proprio lui, Rizzoli, arbitro finalista dell’ultimo Mondiale, il fischietto più amato per il suo atteggiamento ferreo ed al contempo temperato, animato da saggezza e mitezza valutative. Al limite della politica diplomazia! Dagli osanna collettivi ad un fulmineo e copioso screditamento generale e diffuso. Un Barcellona stile salotto italiano: stessi termini, stesso disappunto, stessa metrica, stessa carica emotivo-vocale. Un Barcellona quasi inconsapevolmente trascinato dall’onda italiana di un mese prima. Ma non me ne sorprendo. Se noi italiani siamo i primi ad aver accusato pesantemente Rizzoli perché oggi non può uniformarsi il Barcellona? Se noi, pur di riempire palinsesti, incentriamo ogni discorso calcistico sull’argomento arbitrale, che credibilità rendiamo agli arbitri che poi rappresentano noi all’esterno? Se noi siamo abituati a far eccellere il marcio, è semplicemente normale che gli altri si allineino. Non abbiamo degnamente difeso la nostra migliore giacchetta nera dell’oggi. Non abbiamo voluto. A differenza ad esempio dell’Inghilterra, ove un arbitro come Webb è sempre stato sperticatamente ossequiato e trattato al pari di un dogma. Li’ si sognano trasmissioni interamente dedicate all’oltraggio ed alla dequalificazione pedissequa di un loro componente. Dobbiamo crescere, tecnicamente ed eticamente, nel calcio giocato e nel calcio analizzato. Essere basiti ed oltranzisti difensori a posteriori è una scorretta ed incoerente posizione: di comodo e non di verità.