I miracoli del calcio: la Sampdoria di Boskov

I miracoli del calcio: la Sampdoria di Boskov

 di Antonio della Volpe articolo letto 289 volte

La U.C. Sampdoria è l'altra squadra di Genova, che insieme conosciuta anche come Doria; fondatat nel 1946 ha il suo periodo di maggior splentore agli inizi degli anni '90, quabdo sotto la guida di Vujadin Boškov conquistò il suo mitico e per ora unico Scudetto, quando correva la stagione calcistica 1990/91.

Boškov prima di essere il più grande allenatore jugoslavo di tutti i tempi è stato anche giocatore, precisamente un centrocampista; ha giocato un'intera carriera nel Vojvodina in patria, ad eccetto degli ultimi 2 anni da professionista. Uno di questi anni l'ha trascorso alla Sampdoria, squadra alla quale ritornerà poi dopo un lungo girovagare di panchine nell'86, denotando grande amore per questa società, mai nascosto davanti alle telecamere. Di Boskov oltre allo scudetto e alla finale di Champions persa l'anno successivo in finale al cospetto del Barcellona ai supplementari, si ricorda la grande intelligenza (laureato in storia a Novi Sad, sua città natale) e l'altrettanta indimenticabile ironia, merce alquanto rara nell'austero calcio moderno. Clelebri le sue frasi: "Rigore è quando arbitro fischia" - oppure - "Un grande giocatore vede un'autostrada dove gli altri solo sentieri".

Fari e talenti indiscussi di quella squadra erano coloro che formavano la coppia d'attacco, ovvero il duo osannato dai doriani, Vialli-Mancini, detti anche "i gemelli del gol" vengono ricordati come una delle coppie d'attacco meglio assortite degli anni '90, con Gianluca Vialli centravanti che fa della forza fisica e della capacità di fare reparto, , unite ad un ottimo fiuto del gol le sue doti migliori, ed un Roberto Mancini, tutto tecnica e colpi di genio, seconda punta capace di illuminare il gioco con tocchi sopraffini. Realizzano in quell'annata 19 gol (capocannoniere) il centravanti e 12 il fantasista (o seconda punta che dir si voglia), portando nell'anno post-mondiale (Italia 90 era appena finito) una delle più grandi sorprese che il calcio italiano possa ricordare. Ovviamente la squadra non era composta solo da questi due, ma tra i tanti è doveroso ricordare, Gianluca Pagliuca portiere di indiscusso valore, poi dimostrato apiamente nel corso della carriera tanto da portarlo ad essere il quarto giocatore di sempre come presenze in A con 592 gettoni, dietro a mostri sacri come Maldini e Zanetti; Toninho Cerezo brasiliano di indiscutibile talento guida illuminata del centrocampo della samp; Pietro Vierchowod pilastro difensivo (campione del Mondo da giovanissimo nell'Italia a Spagna '82) e Luca Pellegrini anch'egli difensore e sopratutto capitano di quella stagione.

La Sampdoria seconda che veniva da una vittoria nell'anno precedente in Coppa delle Coppe (oggi torneo ingiustamente accantonato, perchè poco remunerativo per l'Uefa), giro alla fine del girone d'andata seconda con due punti di distanza dall'Inter, avendo però già assaporato la vetta, che poi ritroverà il 17 febbraio per non lasciare più. Il sogno doriano si concretizza alla penultima giornata di campionato al Ferraris con la vittoria interna per 3-0 sul Lecce, che permette al popolo Doriano di invadere Genova e festeggiare lo storico e forse irripetibile scudetto.