I miracoli del calcio: il Napoli di Maradona

I miracoli del calcio: il Napoli di Maradona

 di Antonio della Volpe articolo letto 243 volte

Oggi riparte il campionato di serie A e tra le squadre che proveranno ad aggiudicarsi il titolo, come accade da qualche anno, c'è la SSC Napoli. La società partenopea ha una lunga storia iniziata nel 1926 che vede il suo punto più alto sotto la guida del presidente Corrado Ferlaino a cavallo tra gli anni '80 e '90 con la conquista di due titoli di serie A italiana. Oggi parleremo del primo storico Scudetto della stagione 1986/87 che portò i campani per la prima volta alla festa tricolore sotto la guida di mister Bianchi e dell'idolo, icona, trascinatore e capitano di quella squadra Diego Armando Maradona.

Ottavio Bianchi è un ex calciatore che in carriera ha girato vari club di A e B con le maggiori presenze proprio con l'azzurro Napoli; approda sulla panchina partenopea nel 1985 portando subito la squadra al terzo posto, migliorato poi dal titolo al secondo tentativo che scrive sia la storia personale di un allenatore, ma sopratutto quella di un popolo, esprimendo un gioco dove l'attenzione difensiva e la duttilità del centrocampo, davano modo al reparto avanzato di far esprime al meglio la classe dei suoi uomini.

Torniamo a Diego Armando Maradona conosciuto anche come  El Pibe de Oro (Il Ragazzo d'Oro) nato a Lanus in Argentina il 30 ottobre 1960 e considerato a furor di popolo il calciatore più forte di tutti i tempi (titolo che per alcuni si contende con Pelè); è il riassunto del calcio, un misto di tecnica, sagacia tattica, grinta e voglia di vincere, che l'hanno portato alla ribalta alla tenera età di 16 anni nell' Argentinos Jrs; ha vestito prima di approdare a Napoli nel Boca Junior e nel Barcellona. Alle sue gesta e alla sua vita (non solo da sportivo, avendo avuto una tribolata vita sentimentale e problemi con le sostanze stupefacenti) sono stati dedicati film, libri, documentari e nel culto del quale è nata anche una religione (non da parte dei napoletani, che però ad oggi lo venerano come una divinità). Vince tutto o quasi con il Napoli (2 Scudetti; 1 Coppa Italia; 1 Siupercoppa Italiana e 1 Coppa Uefa) e raggiunge la vetta del Mondo con la sua amata Argentina alla quale nel 1986 in Messico regala la seconda Coppa del Mondo. Altri elementi di quella storica squadra erano il capitano e terzino Giuseppe Bruscolotti soprannominato dai tifosi "Pal 'e fierro" (palo di ferro) per la sua forza fisica; il portiere Claudio Garella di cui Gianni Agnelli disse: "Garella è il più forte portiere del mondo. Senza mani, però"; Ciro Ferrara napoletano difensore che ha diviso la sua carriera tra Napoli e Juve dando un grande dispiacere ai suoi conterranei, che non hanno mai digerito del tutto la sua scelta; Salvatore Bagni mediano arcigno e oggi noto commentatore tv; e la coppia d'attacco che ha beneficiato degli assist stupendi di Diego formata da Giordano e Carnevale.

La stagione è da ricordare prevedeva ancora i due punti per la vittoria e uno per il pari e vedeva un campionato con 16 squadre al via. La partenza non fu proprio esaltante per il Napoli che però il 9 novembre, dopo lo scontro diretto giocato a Torino con la Juventus (le due squadre erano appaiate in testa), dove gli azzurri s'imposero per 1-3 trovando la vetta solitaria. Da li fu un continuo dominio partenopeo, che stroncò le velleità di Juve, poi seconda, Inter e Roma. Lo scudetto fu conquistato il 10 maggio 1987 (data ovviamente storica per Napoli e per i napoletani) con il pari interno 1-1 con la Fiorentina (per la quale segno il suo primo gol in serie A un certo Roberto Baggio; i segni del destino) che portò in delirio una città con feste e caroselli che durarono per giorni. Napoli e il suo popolo sognano ancora quei tempi e negli ultimi anni sono stati più volte vicini alla festa, che siamo convinti prima o poi vedrà nuovamente incoronare un principe, perchè il re resta Diego e resterà per sempre, sopratutto nei loro cuori.