HIGUAIN, WHAT ELSE?

HIGUAIN, WHAT ELSE?

 di Nicola Galloro articolo letto 505 volte

Ha segnato di punta, di esterno, di collo, di testa, dall’interno dell’area di rigore, dall’interno dell’area di porta, dalla distanza. Con una meravigliosa rovesciata, stilisticamente perfetta, è entrato indelebilmente nella storia italiana. Si ricorda di lui finanche uno stupendo colpo di tacco in Coppa Italia alla Lazio. O un gol normale, comune diremmo, magari un classico tap-in. Higuain, anzi HIGUAIN, ha appassionato tutti noi amanti del calcio. E di quello italiano specialmente. Ha permeato di sé un intero torneo, ha conquistato la simpatia di tutti i tifosi. Tutti tutti, anche chi non lo ammette. Davanti all’estro, alla classe pura, alla signorilità dei gesti non vi è appartenenza o partigianeria che regga; semplicemente Chapeau!

36 gol (diconsi trentasei), 36 perle, 36 prelibatezze gustosissime e speciali. Il miglior marcatore stagionale della storia del calcio italiano!

Ad una analisi statistica, e non meramente celebrativa, impressionante è risultata l’incidenza del giocatore nell’economia di squadra. Una imprescindibilità di presenza pari al 62% del totale dei punti maturati dalla squadra. Higuain-Napoli: una compenetrazione tout court, un binomio inseparabile, una miscellanea di valori, più concretamente una unione di forze. Del giocatore, la cui necessarietà quest’anno è emersa sin da subito; della squadra, che ha ininterrottamente giocato per lui. Palla ad Higuain e gol: formula imbattibile. Senza gelosie od invidie. Sarri, pragmatico regista, l’ha intuito subito dispensando il finisseur da rinunciabili esigenze di tattica. Che poi, a ben pensarci, Higuain non si è compiaciuto del proprio essere infallibile marcatore. Anzi, da esemplare gregario, è stato sempre il primo a supportare la fase difensiva.

Mai egoista. Ha fatto segnare, quando le contingenze lo consigliavano. Higuain, segnando, ha giocato per la squadra e non per mera sua esaltazione; ha tradotto in rete uno spirito di gioco; ha animato il gioco. E la squadra ha amorevolmente giocato per lui nel secondo tempo dell’ultima partita, consegnandogli lo scettro che sostanzialmente era indiscusso. Mancava soltanto la consacrazione numerica, quella scientifica. Scienza e storia.

I numeri rendono meglio delle parole. Trentasei gol segnati, diciotto per girone. Trentasei gol distribuiti in 25 partite, con una tripletta e nove doppiette. Su base 36, sole 7 reti non hanno portato punti netti al Napoli, di cui tre lo scorso sabato al Frosinone. Per intenderci, Higuain quando ha timbrato ha sempre fruttato punti. Esulano quattro partite: alla tredicesima a Verona (gol del due a zero), nella sconfitta di Bologna alla quindicesima (doppietta), nella nota trasferta di Udine della trentunesima, paradossalmente nella gara della gloria contro i ciociari (Napoli già in vantaggio).

Ventotto punti sui 41 di squadra portati nelle prime diciannove giornate, ventitré su 41 nelle restanti e successive. Totale 51 punti sugli ottantadue finali, pari al 62,19%. Una stabilità di resa unica. E mettiamoci pure le tre giornate di squalifica che per nulla ne hanno intaccato prestazioni prima prolificità poi.

E poco male se in due momenti significativi dell’anno non abbia griffato, a Torino con la Juve e nel ritorno con il Villareal. E poco valgono gli zero tituli stagionali. Quando hai uno così che la butta sempre dentro!

Higuain ha (quasi) sempre segnato un gol in più dell’avversario, degli avversari. Per ora è irraggiungibile.

Non solo gli azzurri e gli amici degli azzurri; tutti gli appassionati dovrebbero…tormentarsi con un giorno all’improvviso mi innamorai di te (cit.).