FRATELLI D'ITALIA

FRATELLI D'ITALIA

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
 di Nicola Galloro articolo letto 967 volte
Sì, un’impresa, una prodezza, un autentico prodigio italiano, al cui vertice si issa l’austero Antonio Conte. La inappellabile affermazione sulla Spagna è la naturale prosecuzione degli atti preparatori compiuti durante la fase a gironi. Una Italia in crescita, matura ed audace, che diverte e piace. Con un calcio intelligente e tecnico, una sfrenata ricerca della perfezione tattica, un entusiasmo che anima ogni intervento sul pallone, una amalgamata compattezza che sorprende qualsivoglia avversario. Ebbene no, non siamo solamente catenacciari; insuperabili interpreti delle strategie di difesa, ma anche brillanti attuatori di uno spartito offensivo mnemonicamente appreso ed armonicamente eseguito. L’Italia di Conte coinvolge, compatta e converte, anche i più scettici. Anche coloro che auspicavano una nostra imbarcata. Dopo quattro partite, su un massimo di sette in caso di raggiungimento della finale, la deduzione è difficilmente sindacabile: non è stato il Belgio ad essere sottotono, né la Svezia inferiore a noi, né ancora la Spagna ad aver smarrito la supremazia acquisita nel corso degli anni. Ammettiamolo, una volta tanto: siamo stati noi a risultare sempre più forti, sin qui i più forti dell’Europeo. Finanche della Germania, prossima tappa. Il primo tiro in porta la Spagna lo ha effettuato al minuto settanta, la prima conclusione dall’interno dell’area all’89esimo. Non sono mere statistiche, se rapportate alle prime due partite. L’Italia di Conte gioca la palla, con fluidità snellezza e rapidità di esecuzione. Viene magistralmente esibito in Francia ciò che si era abbozzato nelle amichevoli pre-europeo. Dal test match Italia-Finlandia di Verona del 6 giugno u.s. ad Italia-Spagna di ieri il passo è breve. Già allora gli attaccanti si sacrificavano in sede di non possesso, già allora gli attaccanti distribuivano palloni al pari di un qualificato regista, già allora impressionavano gli inserimenti laterali e centrali rispettivamente di ali ed interni di centrocampo. Adesso, col trascorrere degli allenamenti, è migliorata la qualità, la precisione del passaggio. Ma il rendimento di oggi è frutto dell’idea di calcio fortemente ed irresistibilmente avanzata dal nostro commissario tecnico. Una idea all’italiana, una vera e geniale trovata. No play-maker, ma centravanti abilmente adattati a smistatori di palla. Da un vertice all’altro, dall’attacco alla porta. La maestria di un estremo difensore è anche scandita da prontezza di riflesso e capacità di reattività in occasione delle sollecitazioni ricevute. Soprattutto allorquando le “istanze” rivolte son rare e sporadiche. Che dire di capitan Buffon, quasi sempre indifferente alla partita e purtuttavia immancabilmente pronto a neutralizzare le timide incursioni avversarie? Davvero è anacronismo il ritenerlo ancora oggi – e non solo di oggi – il miglior portiere al mondo? Sorprende e commuove l’altruismo ostentato. Tutti giocano per tutti, senza individualismi, senza egoismi. Conte giammai acconsentirebbe ad un egocentrismo di maniera, ma la coesione che trapela appare spontaneamente radicata. A proposito, l’Italia è di tutti, è nostra. Non esiste un’Italia juventina, un’altra romanista, una ulteriore interista o magari napoletana. Aborriamo tali inaccettabili distinzioni. L’Italia è altro, diversa e superiore ad ogni forma di settorializzazione; comprende tutti e nessuno esclude. L’immagine più bella, quella di copertina? Vedere Mauro Sandreani metamorfosarsi da impassibile commentatore tecnico televisivo in sfegatato e giovincello capo ultras nella panchina azzurra. L’Italia è anche questa: irresistibile, esplosiva, indomabile. Forza Italia!