DI COSA STIAM PARLANDO?

DI COSA STIAM PARLANDO?

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Nicola Galloro articolo letto 446 volte

Ormai è cosi. L’appendice delle stagioni regolari non son più gli spareggi. Dai play-off e play-out si è passati sistematicamente alle (non calendarizzate) inchieste giudiziarie che, puntualmente, emergono a cavallo tra fine campionato ed inizio spareggi.

Tra i calciatori oggetto di attenzione anche il genoano Izzo, recentemente convocato in nazionale maggiore dal ct Conte. Difensore dinamico, centrale possente, bravo nelle giocate aeree e sicuro in punto di marcatura. Un elemento ideale, soprattutto in prognosi surrogatoria ove mai il blocco juventino non dovesse assicurare stabilità e solidità consuete. Un vero peccato se le ultime risultanze della Dda di Napoli costringessero il napoletano Izzo ai box o ne compromettessero un eventuale inserimento nella lista dei 23 per l’Europeo transalpino. Un vero peccato perché lo stesso 24enne oggigiorno è tra i migliori interpreti del ruolo difensivo a livello italiano.

Tant’è. A fine campionato, in Italia, non è più tempo di bilanci, valutazioni, analisi, riepiloghi statistici. I mesi pre-estivi costituiscono la sedes naturale del sempiterno stallo. Si galleggia, in attesa di indagini processi e verdetti. Non si sta mai in pace.

Non che l’ordinarietà sia assimilabile a tranquillità, se è vero che ogni anno le classifiche delle quattro principali categorie calcistiche sono zeppe ed intrise di penalizzazioni. Chi per scorie della stagione passata, chi per inadempimenti amministrativi, chi per illeciti di vario genere. Od ancora chi beneficia di tre punti a tavolino per altrui disattenzioni. Si dirà, il regolamento. Certo, anche se non è più cognito quale sia il responso del campo e quale la classifica extra-calcistica. Le due situazioni, fondendosi, originano verdetti sportivi che quasi mai riflettono i reali valori posti in campo.

Ed allora scouting, indagini di mercato, investimenti, budget, acquisti, cessioni, direttori sportivi, allenatori, tecnica, tattica sono componenti di subordine e di sussidiaria rilevanza. Fuor di retorica, vanno a farsi benedire. Tanto poi ciò che dice il campo raramente trova corrispondenza nelle domenicali classifiche.

Non facciamo non siamo e non vogliamo essere moralisti, né indignarci, né tanto meno giudicare, né offrire spunti di analisi per un futuro migliore. La pulizia, recte serenità, nell’odierno calcio italiano è paragonabile all’utopistica pace nel mondo. Per ora rassegniamoci, verranno senz’altro tempi migliori. Sarebbe un mesto palliativo la illusione di un futuro diverso; per dirla col presidente di B Abodi, è impossibile ridurre a zero il rischio di fenomeni di questo tipo.

Illuderci no, sperare si. Questa, la speranza, non vien mai meno. Se poi la speranza si mescola al suffragio delle statistiche, dei precedenti, addirittura si sorride. Lo scandalo calcistico degli anni 80 portò in dote il mondiale spagnolo; quello del 2006, con Lippi commissario tecnico, la rassegna tedesca. Quello di oggi, previsionalmente più contenuto, con il ritorno di Lippi nei ranghi federali, potrebbe regalarci dopo quasi mezzo secolo il secondo titolo europeo della storia. Crediamoci, altro non abbiamo.