CHAMPIONS, HANNO VINTO ENTRAMBI...

CHAMPIONS, HANNO VINTO ENTRAMBI...

 di Nicola Galloro articolo letto 621 volte

Undecima Champions League per il Real Madrid, che trionfa nel cielo di Milano in danno della stretta concittadina Atletico. Una vittoria giunta ai calci di rigore al termine di 120 minuti appassionanti e fortemente equilibrati. Il successo delle merengues è indelebilmente targato Zidane, vero ed unico artefice del trionfo. Ma, a suo modo, ha vinto anche Simeone con la sua visione agonistica e maschia del gioco del calcio.
Hanno vinto entrambi; un controsenso all’apparenza, perché Sergio Ramos ha issato la Coppa mentre Gabi ha soltanto ricevuto la medaglia da secondo classificato. Eppure, una analisi asettica e distaccata dell’evento meneghino a tanto conduce. 
Ha vinto Zidane, l’uomo della svolta: è riuscito a trasferire in panchina eleganza ed intelligenza dimostrate da calciatore. Un rapporto molto umano con i suoi calciatori, ma pur sempre gerarchicamente diverso, a costo di risultare inviso a Ronaldo e Bale. Ha raccolto una squadra in pieno disarmo, disgregata e confusa. Ma con grande sagacia è riuscito a ricostruire e ricompattare un ambiente che, ove ulteriormente scosso, avrebbe potuto impietosamente inghiottirlo. 
Un Real diverso, quello del transalpino. Meno esibizionista ma molto più pragmatico; la stilistica ma talvolta infruttuosa leziosità è stata sostituita da concretezza e cinismo. Come dire, minor estetica in nome di una più manifesta efficacia. Lungimirante, fra le altre, l’idea di inserire Casemiro, che ha fornito indubbie compattezza e stabilità al reparto mediano.  
Zidane ha ricostruito senza costruire; mantenendo l’ossatura portante della squadra, senza smantellare quanto compiuto dal predecessore, aggiungendo le sole migliorie strettamente necessarie. Fra le innovazioni, un atteggiamento completamente diverso e per alcuni tratti inedito: un Real operaio, molto corto nei reparti, esasperatamente attento nella fase di non possesso, meno prolifico ma ugualmente vincente. Capace di possibili ma complicate rimonte, come nei quarti di finale, od anche di semifinali risolte da un “gollonzo” nel match di ritorno. 
Paradossalmente ha vinto anche Simeone, benchè nella bacheca dell’Atletico non si registrino per ora Coppe dei Campioni. Simeone è un vincente, lo ha troppe volte dimostrato. Ha reso competitiva una formazione discreta, di buona fattura ma non certamente paragonabile a Barcellona, Bayern e Real Madrid. Ha meravigliosamente eliminato Barca e tedeschi ed ha lottato fino all’ultima sequenza di rigori con la cugina. Cos’altro chiedere?
Un calcio che piace, perché estremo residuo dello sfrenato tatticismo di un tempo. Il caro vecchio 4-4-2, rispolverato e proposto con qualche piccolo aggiornamento, si è confermato ancora oggi schieramento dal sicuro affidamento e rendimento. Non è eccitante il gioco dell’Atletico, ma certamente è produttivo. E ben venga il difensivismo ad oltranza, il catenaccio, lo stazionare dietro la linea della palla. Ben vengano. Il calcio è sì divertimento, basta intendersi sul significato da attribuire al vocabolo. Divertimento può anche coincidere con abilità strategica, con intraprendenza intellettiva, con capacità astuta. 
Se poi alla minuziosa e preliminare preparazione si aggiunge una acclarata bravura nella lettura in corsa della sfida, veramente Simeone è tra i migliori in circolazione. Azzecca pure i cambi! Con una rosa un po’ più forte, sarà un sicuro vincente. Già lo è adesso.
Una postilla finale, irrinunciabile, sulla giornata odierna. 29 maggio, 31 anni dopo la strage dell’Heysel. Ancora qualcuno impietosamente ironizza; ci vuole tanto coraggio. Eppure non si sarebbe dovuto giocare…