Il Rangers riemerge dagli inferi: bentornato Old Firm!

Il Rangers riemerge dagli inferi: bentornato Old Firm!

 di Claudio Coli articolo letto 311 volte

E’ stata davvero una bella notizia per i tanti appassionati di calcio internazionale, il sospirato ritorno nella premiership scozzese dei Rangers Glasgow, falliti nel 2012 e ripartiti dalla terza serie. Una formazione mitica, la più vincente di Scozia con 54 titoli all’attivo (l’ultimo nel 2011) e che ha sempre dato vita col Celtic al derby forse tra i più sentiti e turbolenti del mondo: l’Old Firm, laddove fede calcistica e religiosa si fondono in un cocktail a dir poco unico. Troppi 4 anni senza il nemico di sempre per il Celtic, che non ha mai nascosto la felicità per le disavventure dei cugini ma in fondo non si è mai gustato veramente i  titoli in serie vinti finora nel deserto (quest’anno a dargli un po’ più di filo da torcere è stato l’Aberdeen); trionfare sui Rangers ha ovviamente tutto un altro sapore, s’intende. La sparizione dai radar dei gloriosi Gers fu a dir poco scioccante: prima la penalizzazione che impedì una sicura vittoria del titolo, poi la prima fuga dei giocatori e un destino beffardo già scritto con la liquidazione. Una montagna di debiti col fisco britannico (134 mln di sterline) e la gestione societaria Murray-Whyte arrivata al collasso portarono all’inevitabile allontanamento dal calcio che conta, e alla sola possibilità di iscrizione alla Third Division (l’equivalente della serie D italiana): come è noto, in Gran Bretagna in questi casi non si scherza, con la mannaia che cala inesorabile sulle teste di chi sgarra a livello tributario (una soluzione tipo lo spalmadebiti in 150 adottato dalla Lazio sarebbe stata impensabile). I passaggi successivi furono la vendita degli asset e dei cespiti societari per 5,5 mln di sterline a una nuova Newco, guidata inizialmente dall’uomo d’affari Charles Green e poi dagli azionisti di maggioranza Dave King e Mike Ashley (proprietario anche del Newcastle), composta da un consorzio di imprenditori con quote sparse anche di trust di tifosi e di ex glorie (come Walter Smith, Ally McCoist e Felix Magath) capace di mantenere sostanzialmente invariata l’identità e il nome del vecchio sodalizio. Ad aspettare i Rangers quindi, una situazione paradossale per una squadra abituata a dominare, col Celtic, il movimento calcistico scozzese, e una missione facile solo all’apparenza: scalare autentici gironi infernali danteschi delle minors scozzesi per arrivare in Paradiso. A guidare la rampicata il simbolo Ally McCoist (bandiera in campo dal 1983 al 1998), già promosso a capo allenatore nell’ultima annata in Premiership, che con una rosa ovviamente di livello tecnico sproporzionato per la categoria e con alcuni acquisti programmati prima del fallimento (Lee Wallace, che diventerà poi capitano e David Templeton) domina agilmente la Third Division (all’esordio casalingo più di 48.000 tifosi festanti) e la Scottish League One (la nostra Lega Pro), con gragnuole di gol e vittorie, e un pubblico dalla fedeltà  incrollabile (50.048 spettatori di media ad Ibrox Park, record mondiale di presenze a questi livelli). Tutto fila liscia fino allo scorso anno in Championship, dove la formazione protestante di Glasgow si gioca un posto al sole ma ritrova la competizione agguerrita di due altre nobili decadute come gli Hearts, anch’essi degradati dal piano di sopra per debiti, e l’Hibernian, retrocesso invece sul campo. Le difficoltà si palesano già a metà campionato, con la continua rincorsa agli Hearts (poi promossi direttamente) e portano alle dimissioni di McCoist: dentro il traghettatore McCall e un finale di stagione retto con le unghie e coi denti e concluso amaramente con l’eliminazione alla finale playoff per mano del Motherwell, che lottava per la salvezza in Premier. Una delusione così cocente, sommata ai tanti bocconi amari masticati, poteva stendere un gigante, ma non i Gers: la svolta arriva quest’estate, con l’ingaggio in panchina di Mark Warburton e del vice David Weir (ex capitano bianco blu) che dopo alcune buone stagioni al Brentford, pescano bene sul mercato e impongono l’obiettivo di dominare il campionato:  missione compiuta con 4 giornate d’anticipo, grazie ai gol del centravanti Marty Waghorn e dell’eterno Kenny Miller, le incursioni dell’interessante terzino James Tavernier (9 reti e il sigillo sul campionato contro il Dumbarton domenica), e l’esperienza di Lee Wallace in difesa. Tornare a vincere al primo colpo contro un Celtic plurivittorioso e strutturato da anni sarà molto difficile, e bisognerà vedere quali saranno le risorse sul mercato - anche se immaginiamo non ci saranno spese pazze, visti i precedenti – ma quel che è certo è che i Gers ci saranno di nuovo e combatteranno fino all’ultimo, supportati da un entusiasmo e una voglia di riscatto che potrebbe risultare la mina vagante della prossima Premiership Scozzese. Ora c’è solo da aspettare il giorno del primo Old Firm ufficiale di campionato dopo 4 anni, e segnarsi bene la data sul calendario