Il calcio offensivo di Brendan Rodgers e la ferocia di Joey Barton: si accende il mercato di Scozia

Il calcio offensivo di Brendan Rodgers e la ferocia di Joey Barton: si accende il mercato di Scozia

© foto di Image Sport
 di Claudio Coli articolo letto 269 volte

Primi botti in quel di Scozia, grazie ovviamente alle due grandi di Glasgow, pronte a sfidarsi nuovamente in un Old Firm di Premier League dopo 4 lunghi anni. Un evento a lungo atteso da tutti gli scozzesi che si rispettino (e non solo) che sta originando un mercato finora davvero scoppiettante, e siamo solo all’inizio: i celts tetracampioni in carica, silurato forse anche ingiustamente Ronny Deila - che comunque aveva portato a casa l’ennesimo titolo nazionale incespicando però troppo fra Coppa di Scozia e Europa League – hanno annunciato il nuovo allenatore, Brendan Rodgers, pronto a ripartire con grande entusiasmo dopo l’amaro epilogo dell’avventura di Liverpool. Il 43enne nordirlandese, scelto quasi a sorpresa in un lotto di nomi che comprendeva David Moyes, Neil Lennon e Roy Keane, è sicuramente un colpo gobbo da parte dei protestanti, visto il curriculum e i risultati raggiunti dall’ex Swansea. Una nomina ambiziosa, grazie alla quale la dirigenza biancoverde intende mandare un messaggio chiaro ad ambiente e giocatori: il Celtic deve tornare a dominare giocando bene e facendo emozionare i suoi tifosi, cosa che spesso non è avvenuta fino in fondo negli ultimi due anni. Rodgers è sicuramente il più indicato nel panorama anglosassone, anche a livello di Premier League inglese, dove si è affermato ben presto per il calcio spettacolare offerto dalle sue squadre. Dopo una carriera mediocre da giocatore e gli inizi in panca nelle giovanili del Chelsea, le prime formative esperienze fra Reading e Watford fino alla svolta gallese: nel biennio 2010-2012 a Swansea ottiene grandi risultati, fra cui la promozione dalla Championship al primo colpo e una salvezza brillante l’anno seguente, con l’asse Ashley Williams in difesa, Joe Allen, Scott Sinclair a centrocampo e Danny Graham in attacco. La qualità del gioco e la filosofia spregiudicata, un po’ inusuale per il fisico ed intenso football nordirlandese, attrae il Liverpool, che agli affida la panchina un po’ a sorpresa nell’estate 2012: il primo anno di rodaggio è deludente, con un altro settimo posto che non fa certo felice la Kop amareggiate da troppe annate disgraziate. Il vero Rodgers-pensiero lo si vede però nel 2013-2014, la sua migliore annata in carriera: i Reds guidati dai 52 gol della coppia Suarez e Sturridge, dal difensore goleador Skrtel, dalla classe di un ritrovato Gerrard riposizionato davanti alla difesa, dalla fantasia di Coutinho e con un sorprendente Sterling, partono sparati e guidano la classifica per buona parte dell’anno, venendo beffati solo in un finale thrilling dal City di rincorsa nelle retrovie. Galeotto un clamoroso rigore sbagliato dal capitanissimo contro il Crystal Palace: per il resto una cavalcata incredibile e spettacolare, con 101 gol realizzati, 11 partite con più di 4 reti a segno e tante azioni e giocate che hanno elettrizzato Anfield. A rovinare l’avventura di Rodgers, il deludente anno successivo culminato col sesto posto (fatale il mercato sbagliato dopo la milionaria cessione di Suarez) e soprattutto l’esonero dell’anno scorso che ha comportato l’arrivo di Klopp. Nessuna conferma, ma alcune voci parlano di un Gerrard chiamato proprio da Rodgers come suo secondo al Celtic Park: dove, prima di ogni partita, il consueto canto dello You’ll never walk alone potrebbe assumere connotati ancor più epici La pronta risposta del Rangers a Rodgers è un nome che fa sempre discutere, nel bene e nel male. Parliamo di Joey Barton, l’ormai celebre mastino di centrocampo ex City, Newcastle, Qpr e Marsiglia, che ha firmato per i Gers pronto a terrorizzare anche i campi scozzesi con la sua aggressività e cattiveria. Reduce dalla promozione in Premier del Burnley, dove si è rilanciato segnalandosi tra i protagonisti assoluti – e senza subire stavolta squalifiche pesanti, arresti o denunce – Barton ha dimostrato ampiamente che se non perde la testa è un ottimo giocatore, anche a 34 anni suonati, e può dare anche a Glasgow un apporto davvero enorme, in termini di fisicità, leadership e ferocia, specie per un team in totale ricostruzione e pieno di giovani. Insieme a lui un altro stinco di santo proverbiale quale Kenny Miller: siamo solo a giugno ma l’attesa per il ritorno dell’Old Firm, tra il calcio offensivo e spettacolare di Rodgers e le entratacce di Barton, potrebbe diventare per molti davvero febbrile.