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11.05.2011 08:00 di Gaetano Mocciaro articolo letto 4140 volte

Ha vinto molto meno di quanto avrebbe meritato, George Weah. Due i motivi principali: essere nato in un paese calcisticamente arretrato come la Liberia, che a livello di nazionale faticava già a competere a livello continentale. Figurarsi fuori dall’Africa. E infatti nessun mondiale giocato. Il secondo non aver giocato in squadre all’altezza della situazione in Champions. Così Big George si deve accontentare di due campionati italiani vinti e uno francese, oltre premi personali come il Fifa World Player e soprattutto il Pallone d’Oro del 1995.

La sua storia con la Champions inizia nel 1988, quando la competizione era ancora semplicemente Coppa dei Campioni. Weah ha 21 anni da compiere ed è giunto in Europa dal campionato camerunense. Il suo primo gol nella massima competizione continentale è subito decisivo: al primo turno contro gli islandesi del Valur, Weah realizza il 2-0 che ribalta lo 0-1 dell’andata. Segna anche ai quarti di finale, nel match di ritorno contro il Galatasaray, sul neutro di Colonia. Sconfitto in casa 0-1, il Monaco doveva tentare il tutto per tutto nel ritorno, ma il vantaggio dei turchi complicò le cose. Il pareggio del liberiano ridiede ai monegaschi la speranza di ribaltare il verdetto e lo stesso attaccante sfiorò il clamoroso 1-2, fermato però dal portiere turco. Il cammino si fermò ai quarti e per Weah l’appuntamento con la successiva coppa dalla grandi orecchie fu rinviato di 6 anni.

Stavolta la maglia che indossa è quella del Paris Saint-Germain. Weah è un calciatore che sta vivendo la sua maturazione e i frutti si sono visti l’anno precedente, trascinando i parigini al titolo di campione di Francia. Nella Champions 1994/95 Weah è il mattatore: prende per mano la squadra e la trascina in semifinale a suon di gol, ben sette, che gli valgono il titolo di capocannoniere della manifestazione. Reti che sono una più bella dell’altra. Capolavoro quella realizzata a Monaco di Baviera, in una gara dei gironi contro il Bayern: triangola con un compagno di squadra, poi si libera in dribbling di tre avversari prima di scaricare al limite dell’area una bomba che si infila nel sette. Il Psg quel girone lo andrà a vincere a punteggio pieno. Weah sarà decisivo anche ai quarti, quando al Camp Nou pareggiò il vantaggio iniziale di Korneev con una zuccata di testa da calcio di punizione, da lui stesso procurato. Gol decisivo che mise i francesi nelle condizioni di giocare il ritorno in una situazione di vantaggio. E al Parco dei Principi fu 2-1 per i suoi e biglietto per le semifinali staccato. Nel frattempo le sue prodezze non sono passate inosservate e il Milan, avviato verso la fine di un ciclo, si innamora di lui e già in primavera lo corteggia in maniera decisa. Proprio il Milan capiterà come avversario del Paris Saint-Germain in semifinale, con Weah praticamente promesso sposo rossonero. Sarà che tutti i riflettori su di lui, che Weah nella doppia sfida viene letteralmente imbrigliato dagli esperti difensori rossoneri. Il Milan vincerà entrambe le semifinali. Per Weah l’avventura in Champions finisce di nuovo e se ne riparlerà due anni dopo, proprio con la maglia rossonera.

E’ la stagione 1996/97 e come col Paris Saint-Germain, Weah arriva a giocarsi la Champions dopo aver vinto da protagonista lo scudetto col Milan. La squadra è fra le favorite d’obbligo per la vittoria finale, ma nonostante Big George parta col piede giusto e segni tre gol nelle prime tre partite, la squadra, però, non è all’altezza e si vede. E quando lui manca i risultati sono disastrosi: vedere la sfida decisiva col Rosenborg: clamoroso ko e uscita di scena dalla competizione. Weah ci riprova 3 anni dopo, sempre col Milan, con Zaccheroni in panchina. Anche stavolta l’annata non è buona: si balbetta con Chelsea, Hertha e Galatasaray, tanto che la squadra arriverà a giocarsi la qualificazione ancora una volta all’ultima giornata. Come in quel quarto di finale col Monaco, Weah segna ai turchi e come in quella circostanza ciò non servirà a nulla: il Galatasaray sotto 1-2 a pochi minuti dalla fine segna due reti fra l’87’ e l’89’, facendo scivolare il Milan in tre minuti dal secondo all’ultimo posto, estromettendolo pure dalla Coppa Uefa. Un finale atroce, che pone la parola fine all’avventura europea di quel Milan e di George Weah, che a 33 anni cambierà aria da lì a qualche mese: prima sei mesi al Chelsea, poi Manchester City, Marsiglia e Al Jazeera. Negli Emirati Arabi Uniti si godono gli ultimi spiccioli di carriera di un grande campione, che non è riuscito ad alzare la grande coppa.
 


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